Ecco perchè il governo ha tagliato i fondi alle Comunità Energetiche

Raphael Raduzzi

02/12/2025

I fondi del PNRR legati agli impianti realizzati per le Comunità Energetiche ed il caos di questi giorni sono il poster rappresentativo dell’inefficienza e della stupidità dei fondi europei.

Ecco perchè il governo ha tagliato i fondi alle Comunità Energetiche

Negli ultimi giorni si è parlato molto del taglio dei fondi che hanno subito le Comunità Energetiche dando ampio rilievo alle proteste del settore e lasciando intendere che in molti sarebbero rimasti senza fondi a progetti avviati. Tuttavia, la realtà è leggermente diversa.

In primis è bene chiarire che gli impianti ad energia rinnovabile, e tra questi la quota maggiore sono gli impianti fotovoltaici, inseriti in Comunità Energetiche godono di due incentivi. Uno come incentivo in tariffa sull’energia immessa in rete e virtualmente utilizzata dagli altri membri della Comunità Energetica ed un secondo incentivo, oggetto del contendere di questi giorni, legato a fondi PNRR, che copriva fino al 40% a fondo perduto per le spese di realizzazione.
Entrambi gli incentivi sono diventati pienamente operativi nella primavera del 2024, il primo con una scadenza legata alla potenza incentivata degli impianti (5GW) entro, comunque, il 31 dicembre 2027, il secondo invece era previsto solo per gli impianti costruiti nei comuni fino a 5.000 abitanti con una scadenza allo scorso 31 marzo e comunque con un massimale di fondi a 2,2 miliardi di euro legati al PNRR.

Ad inizio 2025 divenne evidente che gli incentivi a fondo perduto del PNRR, con quei criteri stringenti, non sarebbero mai stati spesi tutti. A febbraio risultavano richieste per poco più di 200 milioni. Il MASE su impulso del Ministro Picchetto Frattin decise quindi di prorogare la scadenza dal 31 marzo al 30 novembre, e di allargare agli impianti costruiti nei comuni fino a 50.000 abitanti, comprendendo di fatto il 99% dei comuni italiani.
Nonostante la maggior apertura, a settembre la cabina del PNRR decide di definanziare per circa 1 miliardo i fondi delle Comunità Energetiche legati all’incentivo a fondo perduto. In questo modo i fondi dovrebbero bastare per arrivare alla scadenza, già prorogata, di fine novembre. Invece accade che il 21 novembre, tramite comunicazione sul sito del GSE e sulla pagina Linkedin del suo Presidente, Paolo Arrigoni, si scopre che la nuova rimodulazione dei fondi PNRR ha lasciato all’incentivo per le CER ‘solo’ 800 milioni, cifra a cui si era appena arrivati come richieste.
Di fatto, il taglio è stato più ampio del miliardo previsto a settembre per un importo leggermente superiore al miliardo e quattrocento milioni. Da qui le proteste del settore.

Proteste che da un lato sono comprensibili, dall’altro chi potrebbe rimanere escluso è chi ha presentato la domanda di fondo perduto tra il 22 novembre ed il 30 novembre. In pratica chi ha utilizzato gli ultimissimi gironi di un bando già prorogato da marzo.
Al 30 novembre sono state presentate richieste per 1.456 miliardi, dunque pare che effettivamente il boom di domande si sia avuto negli ultimi giorni utili e che ci potrebbero essere richieste senza copertura per 650 miliardi circa. Sul totale delle domande però, il MASE ha fatto sapere che circa un 10-15% potrebbero non avere i necessari requisiti o essere domande doppie, quindi, potrebbe essere che l’importo da trovare sarà di circa 500 milioni. Non pochi, ma non impossibili da trovare ed infatti vi sono già state rassicurazioni in questo senso.

Molti articoli sono stati critici con il governo, ma la verità è che il problema dei fondi PNRR si poteva ragionevolmente immaginare quando gli stessi sono stati accettati (o meglio, osannati) dal nostro paese: termini perentori per la rendicontazione europea e pochissima flessibilità negli spostamenti da un capitolo all’altro hanno reso e stanno rendendo ancor più complicati questi mesi finali.

Senza un intervento di rimodulazione dei fondi si rischiava effettivamente di avere un budget non speso di circa 700 milioni (2,2 miliardi inizialmente previsti e 1,45 richiesti) e quindi di dover restituire i fondi alla UE con tutti i problemi del caso, con la rimodulazione invece si è creato il caos di questi giorni. Tertium non datur.

Certo, il governo ci ha messo del suo, facendo in modo che istituire una Comunità Energetica (e quindi spendere i fondi PNRR) fosse quasi un inferno burocratico, ma anche in questo caso c’è lo zampino europeo. Effettivamente, parafrasando una nota pubblicità, dove c’è burocrazia c’è la UE.