Il 2026 si è aperto con una perdita di circa 540 milioni di euro per l’istituto elvetico: i motivi.
Il 2026 non si è aperto nel migliore dei modi per la Banca Nazionale Svizzera, che ha registrato una perdita di circa 498 milioni di franchi, pari a circa 540 milioni di euro.
A spingere il bilancio in territorio negativo sono state soprattutto le posizioni in valuta estera, che hanno generato un saldo negativo di 8,2 miliardi di franchi, solo in parte compensato da una plusvalenza di 7,8 miliardi derivante dalle riserve auree. Il meccanismo è relativamente semplice: la Banca Nazionale Svizzera detiene un ampio portafoglio di titoli e azioni in valuta estera, soprattutto euro e dollari, accumulati nel tempo per contenere l’apprezzamento del franco. Quando queste valute si indeboliscono rispetto alla moneta svizzera, il valore degli asset in bilancio diminuisce. Negli ultimi mesi il dollaro si è infatti indebolito in modo significativo, mentre il franco svizzero si è rafforzato di quasi il 10% rispetto alla valuta americana.
Il dollaro ha risentito sia delle tensioni legate al debito pubblico degli Stati Uniti sia dell’incertezza generata dalle politiche dell’amministrazione Donald Trump. Questo clima ha spinto molti investitori a cercare rifugio in valute considerate più stabili, come il franco svizzero e lo yen giapponese, rafforzandole ulteriormente.
Grazie alla forza dell’oro si è evitato un risultato ancora più negativo
leggi anche
La Svizzera cerca 29.000 lavoratori con stipendi fino a €10.000. Opportunità anche per gli italiani
A evitare un risultato ancora più negativo è stato l’andamento dell’oro. A fine marzo 2026 il prezzo di un chilogrammo aveva raggiunto i 118.400 franchi, in aumento rispetto ai 110.919 di fine 2025. La Banca Nazionale Svizzera detiene circa 1.040 tonnellate di oro, una quantità rimasta invariata rispetto al trimestre precedente, che ha consentito una rivalutazione complessiva di 7,8 miliardi. Questo incremento ha quasi compensato le perdite sulle valute estere, pur senza riuscire ad azzerarle completamente.
Il dato negativo, comunque, non ha sorpreso i mercati. Gli analisti avevano già previsto un primo trimestre in rosso e stimavano perdite anche superiori, nell’ordine di un miliardo di franchi. In questo senso, il risultato è stato persino migliore delle attese. Nonostante ciò, la solidità dell’istituto non è in discussione: le riserve valutarie ammontano a circa 710 miliardi di franchi, un cuscinetto imponente che garantisce alla banca centrale ampia capacità di intervento sui mercati.
Ed è proprio questa la leva su cui la banca sembra pronta ad agire. L’istituto ha lasciato intendere di essere disposto ad aumentare gli acquisti di valuta estera per frenare l’eccessivo apprezzamento del franco. La moneta svizzera, infatti, tende a rafforzarsi nei momenti di tensione geopolitica ed economica, creando un paradosso: da un lato rappresenta un segnale di fiducia, dall’altro penalizza le esportazioni del Paese.
Per questo motivo, la banca centrale cerca di mantenere un equilibrio delicato, utilizzando tassi di interesse bassi e interventi sul mercato valutario. Gli acquisti di valuta restano lo strumento principale per contenere la forza del franco. La perdita del primo trimestre appare dunque come un episodio circoscritto e non come l’inizio di una crisi più ampia.
Anche in passato si sono verificati andamenti simili: nel 2025, ad esempio, la Svizzera aveva registrato un primo semestre in forte perdita, per poi chiudere l’anno con un utile di oltre 26 miliardi di franchi. Molto dipenderà ora dall’evoluzione dei mercati nel corso del 2026, in particolare dall’andamento di oro, dollaro e valute globali, in un contesto ancora segnato da forti tensioni geopolitiche e da un’elevata incertezza economica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA