Il destino del gasdotto Nord Stream, gravemente danneggiato dagli attentati del settembre 2022, sembrava ormai segnato.
Tuttavia, con la recente decisione dell’agenzia energetica danese di sigillare le estremità danneggiate per preservarne l’integrità strutturale, la possibilità di ripristinare i flussi di gas russo verso l’Europa torna a essere un’opzione concreta. Questo avviene in un momento critico per l’economia europea, colpita da una grave crisi energetica e industriale.
La Germania, il paese più colpito dal taglio delle forniture, ha registrato una contrazione del PIL per due anni consecutivi e si prevede un’ulteriore riduzione nel 2025. La fine delle importazioni di gas a basso costo ha portato alla chiusura di impianti industriali strategici, accelerando il fenomeno della deindustrializzazione.
La crisi energetica si è aggravata con la decisione del governo tedesco di dismettere sei centrali nucleari, rendendo la Germania un importatore netto di energia e aumentando la pressione sugli stati vicini. Paesi come Svezia e Norvegia, costretti a esportare energia per rispettare le regole comunitarie, hanno subito una forte impennata dei prezzi e hanno interrotto i piani di espansione delle reti elettriche.
Le prospettive di riparazione del Nord Stream sono tecnicamente realizzabili: le condutture potrebbero essere sigillate, drenate e sollevate per interventi di manutenzione. Tuttavia, la riattivazione del gasdotto divide l’opinione pubblica e la classe politica. Mentre la destra tedesca rappresentata dall’AfD preme per il ripristino delle forniture, sostenendo che il ritorno al gas russo ridarebbe slancio all’economia tedesca, il governo attuale e i paesi baltici si oppongono fermamente.
La Polonia, per voce del presidente Andrzej Duda, ha ribadito che la Germania non deve cedere alla tentazione di riprendere le importazioni. Tuttavia, la realtà dei numeri mostra come la dipendenza dall’energia russa sia ancora forte: nel 2024, la produzione russa di gas è aumentata del 7,6% raggiungendo i 685 miliardi di metri cubi. Nonostante le sanzioni, l’Europa ha acquistato 22,6 miliardi di metri cubi di GNL russo, con importazioni complessive che hanno raggiunto i 50 miliardi di metri cubi, pari a un terzo dei volumi pre-bellici.
Un dato significativo è che la Germania, nonostante le dichiarazioni ufficiali, continua a ricevere gas russo indirettamente attraverso porti francesi e belgi. A livello politico, la questione è destinata a influenzare le prossime elezioni: l’AfD, con la sua promessa di riattivare il Nord Stream, sta guadagnando consensi, mentre la CDU, favorita per la successione di Scholz, mantiene una posizione più prudente. In questo scenario, la Russia si mostra disponibile a riprendere le forniture in cambio di un cessate il fuoco in Ucraina, come discusso nel colloquio tra Putin e Scholz a novembre 2024. Tuttavia, un simile accordo avrebbe conseguenze geopolitiche devastanti, rafforzando economicamente Mosca e prolungando il conflitto.
Il ripristino del Nord Stream rappresenterebbe un vantaggio economico evidente: riduzione dei costi energetici, rilancio dell’industria e maggiore competitività europea, come sottolineato in un recente rapporto dell’ex premier italiano e presidente della BCE, Mario Draghi. Tuttavia, il prezzo politico di una tale decisione potrebbe essere insostenibile.