«Contanti o carta?» è la classica domanda che si riceve alla cassa. In Italia oggi la risposta più frequente è la prima opzione, ma presto potrebbe diventare la seconda.
Stando ai dati della Banca centrale europea, nel 2016 nei paesi dell’Eurozona i pagamenti nei punti vendita fisici venivano effettuati in contanti nel 79% dei casi, ma nel 2024 la quota è scesa al 52% e tutto lascia pensare che a breve ci sarà il sopravvento dei metodi di pagamento alternativi. In Italia l’86% delle transazioni nei negozi era effettuata in contanti nel 2016, mentre nel 2024 la quota è arrivata al 61%.
Come si paga in Italia?
Nel nostro Paese il contante continua quindi a essere il principale strumento di pagamento, con un certo distacco. Ma è probabilmente solo una questione di tempo. E dato che di “sorpasso” si parla, è interessante guardare anche al valore delle transazioni, ambito per il quale è già avvenuto. È dal 2022 che in Italia i pagamenti alternativi al contante nei negozi hanno un valore superiore a quello delle transazioni con banconote e monete: nel 2024 le alternative al contante hanno rappresentato solo il 39% delle transazioni totali, ma hanno avuto un valore pari al 51% di quanto pagato complessivamente nei punti vendita. In altri termini, gli italiani fanno più operazioni in contanti, ma ormai per importi inferiori a quelli generati dalle transazioni con carte e altri strumenti digitali.
Ma torniamo al numero di pagamenti. Con quel 61% di quota di transazioni effettuate nei punti vendita fisici nel 2024, l’Italia risulta al quarto posto nell’Eurozona come paese che fa maggiormente affidamento sul contante.
Di seguito la classifica dei paesi dell’Eurozona in base alla quota di transazioni effettuate in contanti nei punti vendita fisici nel 2024, dal più alto al più basso:
- Malta – 67%
- Slovenia – 64%
- Austria – 62%
- Italia – 61%
- Spagna – 57%
- Germania – 53%
- Francia – 43%
- Finlandia – 27%
- Paesi Bassi – 22%
L’avanzata dei metodi di pagamento digitali si è manifestata con decisione negli ultimi anni, soprattutto in Italia. Tra 2022 e 2024 i pagamenti in contanti nei negozi nel nostro Paese sono diminuiti del 9% circa, con una flessione leggermente inferiore rispetto a quella registrata in Germania (-10%), ma in ogni caso tra le più marcate in Europa.
L’identikit di chi paga in contanti
A livello sociodemografico, in Europa il contante risulta utilizzato maggiormente dalle fasce della popolazione in età più avanzata e con bassi livelli di studio e reddito. Nel 2024 solo il 45% dei pagamenti effettuati dagli europei nella fascia 18-24 anni è stato effettuato in contanti, il 38% con carta e il 10% tramite app. Per chi ha tra i 40 e i 54 anni il contante è invece ancora predominante, rappresentando il 51% delle transazioni (39% per le carte e 6% per le app), mentre per gli over 65 il contante è utilizzato per il 57% dei pagamenti. Chi ha un reddito mensile inferiore ai mille euro usa il contante nel 56% dei casi, mentre chi supera i 5 mila lo utilizza solo per il 44% dei pagamenti. Cifre simili in base all’istruzione: chi ha un basso livello si affida al contante per il 56% delle transazioni, mentre chi ha raggiunto un alto livello solo nel 46% dei casi.
Alcuni di questi numeri sono stati recentemente citati dalla vicedirettrice generale della Banca d’Italia, Chiara Scotti, in un intervento rivolto al Senato, in cui ha sottolineato l’impatto che le soluzioni digitali stanno avendo nel modo in cui cittadini, imprese e istituzioni effettuano i pagamenti e ha evocato l’avvento dell’euro digitale. «L’euro digitale rappresenta l’evoluzione delle banconote in chiave digitale – ha spiegato Scotti – affiancherebbe il contante senza sostituirlo, offrendo a cittadini e imprese uno strumento di pagamento gratuito nelle funzioni di base e utilizzabile in tutta l’area dell’euro. Il mondo dei pagamenti sta cambiando. Il contante sta perdendo il suo ruolo dominante nei pagamenti, a favore di soluzioni digitali».