È tempo di comprare obbligazioni? La risposta dipende da questi fattori

Tommaso Scarpellini

31 Gennaio 2025 - 07:49

Tassi elevati, inflazione e incertezza politica influenzano il mercato obbligazionario. Ci sono opportunità? Dipende dalla politica monetaria, fiscale e dalla strategia di investimento adottata.

È tempo di comprare obbligazioni? La risposta dipende da questi fattori

Il mercato obbligazionario sta vivendo un periodo di forte incertezza, con il rendimento dei Treasury a 10 anni che si avvicina al 5%, nonostante i tagli ai tassi della Federal Reserve negli ultimi mesi. Se da un lato i tassi elevati offrono opportunità per gli investitori in cerca di rendimento, dall’altro pongono interrogativi sulla direzione futura della politica monetaria e fiscale. Quindi, è davvero il momento giusto per investire in obbligazioni? La risposta dipende da diversi fattori.

La politica monetaria della Fed

Il Federal Open Market Committee ha recentemente deciso di mantenere i tassi di interesse fermi tra il 4,25% e il 4,50%, interrompendo la sequenza di tre tagli consecutivi. Tuttavia, il linguaggio della Fed ha subito un cambiamento significativo, segnalando che l’inflazione rimane una preoccupazione centrale. Il Consumer Price Index di dicembre è aumentato del 2,9% su base annua, al di sopra del target del 2%. Questo ha rafforzato le aspettative che i tassi possano rimanere elevati più a lungo del previsto, rendendo l’investimento in obbligazioni più attraente nel breve termine.

Secondo il CME FedWatch Tool, la probabilità che i tassi rimangano invariati a marzo è salita al 70%, mentre la previsione di un taglio entro maggio è scesa drasticamente. Questo contesto ha spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari, offrendo agli investitori rendimenti più interessanti rispetto a un anno fa.

Il ruolo della politica fiscale

Oltre alla politica monetaria, il contesto fiscale degli Stati Uniti gioca un ruolo cruciale. L’amministrazione Trump ha promesso tagli fiscali, tariffe protezionistiche e una politica migratoria più restrittiva. Questi fattori potrebbero aumentare il deficit federale, costringendo il governo a emettere più debito per finanziare le sue operazioni. Questo aumento dell’offerta di obbligazioni potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti, penalizzando i detentori di titoli a lungo termine.

Non c’è una visione chiara sul mercato obbligazionario: alcune banche d’affari pronosticano un inpennata dei rendimenti epoclae, come il caso di BlackRock, che prevede che i rendimenti dei Treasury a 10 anni potrebbero salire fino al 5,5%, mentre altri restano fiduciosi di una calo entro fine anno. Questa divergenza di opinioni riflette la grande incertezza sui futuri sviluppi economici e politici. In sostanza, ci sono ancora ben poche certezze: le prime decisioni governative del neo eletto Donald Trump saranno decisive per comprendere quale possa essere il destino del mercato obbligazionario globale.

Il confronto con il mercato azionario

Il dibattito tra obbligazioni e azioni è sempre attuale. Specialmente in un momento in cui il mercato obbligazionario propone agli investitori rendimenti superiori al 4,50%. Molte banche d’affari suggeriscono di ridurre l’esposizione azionaria e aumentare quella obbligazionaria. Il motivo? Il premio al rischio azionario si è ridotto. Il rendimento reale delle azioni dell’S&P 500 si aggira attorno al 3%, mentre i TIPS (obbligazioni coperte dall’inflazione) offrono un rendimento reale di quasi il 2,5%. Questo rende le obbligazioni un’opzione più interessante rispetto al passato.

Tuttavia, anche il mercato obbligazionario presenta delle insidie, sebbene spesso venga definito come mercato «free risk». Ad esempio, nel 2022, l’aumento dell’inflazione ha causato un crollo del valore delle obbligazioni, portando a perdite anche del 30% sui TIPS. Sebbene le obbligazioni singole abbiano comunque un valore garantito a scadenza (al netto di eventuali default), lo stesso non si può dire di chi ha investito in obbligazioni tramite fondi d’investimento. Questo dimostra che, sebbene le obbligazioni siano considerate un asset sicuro, possono subire forti oscillazioni in periodi di turbolenza economica e generare gravi perdite finanziarie. Allo stesso modo, il fatto che il premio al rischio si sia ridotto, dovrebbe suggerire come il rischio legato alla detenzione di obbligazioni sia aumentato, seguendo la regola "per ogni rendimento c’è sempre un rischio associato.

Quali obbligazioni potrebbe aver senso monitorare?

La scelta delle obbligazioni dipende da due fattori principali. Il primo è la durata: investire in obbligazioni a breve termine, tra i due e tre anni, offre maggiore flessibilità in caso di ulteriori rialzi dei tassi, mentre quelle a lungo termine, dai dieci ai venti anni, potrebbero beneficiare di un calo dei tassi futuri, ma soffrire in caso di lateralità. Il secondo è la tipologia di emittente: i Treasury offrono sicurezza, mentre le obbligazioni societarie ad alto rendimento presentano maggiori rischi ma anche rendimenti più elevati.

Ad esempio, negli ultimi 15 anni i junk bonds hanno offerto un rendimento medio annuo del 5,1%, circa tre punti percentuali in più rispetto ai Treasury di pari durata. Tuttavia, durante le recessioni, questi strumenti possono subire perdite significative.

Quindi cosa fare?

Comprare obbligazioni oggi può essere una scelta interessante, ma assolutamente non priva di rischi, specialmente nel periodo economico nel quale siamo adesso. A livello teorico, se la Fed manterrà i tassi alti più a lungo, i rendimenti obbligazionari potrebbero rimanere elevati, rendendo i titoli a breve termine più attraenti. D’altro canto, se i tassi inizieranno a scendere nel 2025, chi investe ora in obbligazioni a lungo termine potrebbe beneficiare di guadagni in conto capitale.

La scelta dipende quindi da una pluralità di fattori, che vanno ben oltre il rendimento dell’obbligazione.