L’oro ha registrato un calo di oltre l’1% martedì, toccando il minimo delle ultime due settimane. L’annuncio del presidente Donald Trump riguardo a un cessate il fuoco tra Israele e Iran ha infatti diminuito - seppur temporaneamente - l’attrattiva dell’oro come bene rifugio.
Le quotazioni spot dell’oro sono scese dell’1,5% a 3.300 dollari l’oncia, dopo aver toccato il livello più basso dall’11 giugno. Anche i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno registrato un calo significativo, scivolando dell’1,6% a 3.309,40 dollari. Sembra quindi che i prezzi dell’oro siano in ribasso perché spinti all’ingiù da uno spostamento dei mercati verso una maggiore propensione al rischio, man mano che cresce l’ottimismo per una potenziale fine delle ostilità in Medio Oriente (anche se ci vorrà tempo, visto che la tregua è già stata violata da entrambe le parti).
Non credo, tuttavia, che i prezzi dell’oro scenderanno sotto la soglia dei 3.000 dollari nel breve termine (la media mobile a 200gg del grafico Bloomberg qui sotto, evidenziata dalla linea gialla). Tra l’altro, dopo la rottura al ribasso della MM sa 50gg e della MM a 100gg, vedo un livello di supporto significativo a 3.300 dollari.
In risposta, all’annuncio del cessate il fuoco, tutti i mercati azionari globali hanno registrato dei rialzi, mentre i prezzi del petrolio sono crollati, nella speranza di una risoluzione del conflitto. Nel frattempo, i mercati sono in attesa della testimonianza del Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera, prevista per oggi.
Finora, Powell ha mantenuto un atteggiamento cauto riguardo a eventuali tagli dei tassi d’interesse nel breve termine. Per questo motivo permane l’attrattiva dell’oro, un bene che non genera rendimento di per sé, e che tende a brillare in un contesto di tassi d’interesse più bassi. Attualmente, gli investitori anticipano tagli dei tassi da parte della Fed per un totale di 50 punti base entro la fine dell’anno. Quindi a supporto di una ripresa del rally c’è la Fed e la sua politica monetaria.
In effetti, dopo un rally incredibile negli ultimi 2 anni, è probabile che il prezzo dell’oro si consolidi prima di mettere in atto un’altra ripresa verso i 3.600 dollari l’oncia entro la fine dell’anno. Nel lungo termine, mi aspetto cioè che l’oro raggiunga il suo picco più avanti nel 2025, sino a Natale per intenderci, seguito da una certa stabilità nel 2026, man mano che le prospettive di crescita economica miglioreranno e l’incertezza tariffaria sul commercio globale diminuirà.
Ma, come da sempre sono convinto, l’oro ha oramai conquistato la corona di bene rifugio per eccellenza. Con i prezzi spot in aumento del 30% finora nel 2025, i guadagni del metallo prezioso stanno superando quelli di altri tradizionali beni rifugio come lo yen giapponese, il franco svizzero e i Treasury statunitensi. Questo sta spingendo gli investitori a ripensare quale sia la «vera sicurezza» di fronte alle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale dei bilanci pubblici degli USA e dell’area euro, e di fronte ai venti di guerra che continuamente agitano la politica internazionale.
ORO SPOT AL MERCATO COMEX DAL 2022 AD OGGI
FONTE: BLOOMBERG
Al centro dell’attrattiva dell’oro vi è fondamentalmente una ragione: la sua immunità dai debiti dei governi, dalle fluttuazioni dei tassi di interesse sui mercati obbligazionari, così come dalla volatilità dei mercati azionari. Insomma, per farla breve, il vantaggio chiave dell’oro è che è una attività che non rappresenta la passività di nessun altro.
Quando un investitore possiede Treasury, altri bond sovrani e persino valute, sta in ultima analisi acquistando l’economia relativa di quel Paese, e diventa creditore di quel governo, assumendosi il rischio della qualità del debito e di eventuali downgrade delle agenzie di rating. Ciò non accade con l’oro.
Facciamo brevemente il punto sulle performance degli altri tipici beni rifugio dall’inizio dell’anno: l’indice del dollaro (DXY), che misura il valore del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, si è indebolito di quasi il 10% da inizio anno. Le valute considerate beni rifugio come lo yen giapponese e il franco svizzero si sono rafforzate rispettivamente di circa l’8% e il 10% contro il dollaro nello stesso periodo.
I rendimenti del Treasury statunitense a 10 anni, benchmark del mercato obbligazionario, sono circa 20-25 punti base più bassi da inizio anno. Nel mercato obbligazionario, rendimenti e prezzi si muovono in modo inverso, il che significa che rendimenti più bassi equivalgono a prezzi più alti. E viceversa, con rendimenti più alti, i bond sono soggetti a pesanti svalutazioni quanto più lunga è la loro scadenza. Ricordate il 2022? In netto contrasto con questa volatilità dei tassi di interesse e con la volatilità azionaria che sempre pervade – ciclicamente - tutti mercati nel lungo termine, i prezzi dell’oro hanno costantemente raggiunto nuovi massimi.
L’oro spot ha guadagnato quasi il 25% da inizio anno, attestandosi attualmente a 3.300 dollari dopo aver superato i 3.500 dollari ad aprile. La domanda di oro è stata alimentata da un clima di instabilità e incertezza, in particolare con i recenti sviluppi in Medio Oriente, oltre a una domanda ridotta per i classici beni rifugio statunitensi: i Treasury a 10 anni.
E poi non dimentichiamoci del “fattore Trump” sottostante alla corsa dell’oro nel 2025. A causa del deficit USA e del debito pubblico USA sempre crescente, c’è una diffusa sensazione di incertezza riguardo al futuro del dollaro statunitense e del mercato dei Treasury USA. Credo che questo abbia alimentato e alimenterà ancora nei prossimi mesi un interesse molto maggiore per beni rifugio alternativi come l’oro.
Insomma, sebbene il dollaro e i Treasury statunitensi abbiano storicamente rappresentato un baluardo di sicurezza finanziaria, stanno iniziando a mostrare delle crepe.
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I Treasury USA hanno subito un forte sell-off ad aprile dopo l’introduzione dei dazi «reciproci» da parte del presidente Donald Trump. Una successiva fuga dai titoli di debito USA a lungo termine a maggio, dopo il declassamento del rating creditizio degli Stati Uniti da parte di Moody’s e la proposta di legge fiscale di Trump, (una legge espansiva sul deficit pubblico) ha rappresentato un altro colpo alla reputazione di lunga data dei Treasury come bene rifugio, poiché le preoccupazioni degli investitori sulla disciplina fiscale “generosa” di Trump si sono accentuate, con i rendimenti trentennali statunitensi che hanno superato la soglia chiave del 5% a metà aprile 2025.
La domanda di strumenti di debito statunitensi si è leggermente ripresa da allora. Tuttavia, la fiducia negli asset statunitensi è stata compromessa dalla volatilità delle politiche di bilancio nella più grande economia mondiale.
Invece l’oro come asset non è influenzato dagli elevati rapporti debito/PIL che impattano altre valute. Né risentirà mai dei campanelli d’allarme suonati dai mercati del reddito fisso per una crescita incontrollata del debito dei governi i tutto il mondo.
Infatti, i bond statunitensi e il dollaro non sono stati gli unici la cui reputazione di bene rifugio è stata intaccata. La svendita dei Treasury a maggio è stata accompagnata da un sell-off anche in altri mercati chiave, con gli investitori che hanno abbandonato, in parte, i bond governativi giapponesi. E nemmeno il franco svizzero, con la nuova politica dei tassi a zero della Banca centrale Svizzera, rappresenta più una attrattiva per i gestori di fondi.
In questo contesto, l’oro si distingue dagli altri beni rifugio che sono emessi e legati a debitori governativi. Insomma, il motivo per cui il mercato dell’oro si distingue dagli altri beni rifugio è che oltre ad essere un mercato ampio e liquido, è soprattutto un mercato “apolitico”, nel senso che non è governato da nessun paese né da nessuna banca centrale al mondo.Tutti gli altri bond intesi come tradizionali asset rifugio sono emessi da debitori governativi.
L’offerta di oro invece è avulsa dalle politiche monetarie delle banche centrali e dalle politiche economiche dei governi ed è limitata unicamente da restrizioni naturali dettate dalla ricerca di nuove miniere, e credo che sia proprio questo che lo renda un bene rifugio eccezionale. L’oro non è legato a nessun rischio politico specifico.
E a differenza dei bond sovrani o delle valute, l’oro non comporta rischi di controparte, non è soggetto a downgrade delle agenzie di rating, quindi l’oro ha un valore intrinseco che non può essere scalfito.
Anche i sostanziosi acquisti di oro da parte delle banche centrali globali ne rafforzano l’attrattiva come bene rifugio.
Nel 2024, secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno aggiunto alla domanda industriale una serie di acquisti netti per 1.044,6 tonnellate di oro per le loro riserve, segnando il terzo anno consecutivo in cui gli acquisti hanno superato la soglia delle 1.000 tonnellate. E forse questo è un dato sottostimato perché né la Cina né l’India dichiarano effettivamente tutto l’oro posseduto come riserva all’interno dei confini domestici.
L’oro va quindi tenuto nel proprio portafoglio investimenti come asset definitivo, con una quota che dovrebbe oscillare tra il 5% e il 10%, avendo la funzione di “ammortizzatore” del rischio complessivo dei vostri investimenti.
Per investire in oro esistono degli ETC, exchange traded commodities quotati nella borsa italiana e facilmente acquistabili.
Ne segnalo alcuni:
1. iShares Physical Gold ETC ISIN IE00B4ND3602 Ticker PPFB
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi. Non c’è copertura dal rischio di cambio.L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,12% annuo. Il iShares Physical Gold ETC è l’ETC più grande che replica l’indice Gold. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. L’ETC iShares Physical Gold ETC è un ETC di dimensioni molto grandi con un patrimonio gestito pari a 20.075 mln di Euro.
2. Invesco Physical Gold EUR Hedged ETC ISIN XS2183935274 Ticker SGLE
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi. C’è la Copertura valutaria del rischio di cambio in Euro (EUR).L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,34% annuo. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso.L’ETC Invesco Physical Gold EUR Hedged ETC è un ETC di grandi dimensioni con un patrimonio gestito pari a 541 mln di Euro.
3. Xtrackers IE Physical Gold EUR Hedged ETC ISIN DE000A2T5DZ1 Ticker XGDE
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi.C’è la Copertura valutaria del rischio di cambio in Euro (EUR). L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,28% annuo. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. L’ETC Xtrackers IE Physical Gold EUR Hedged ETC Securities è un ETC di grandi dimensioni con un patrimonio gestito pari a 894 mln di Euro.
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