Dopo Lagarde, chi sarà il nuovo presidente Bce? Tutti i possibili successori, da Hernández de Cos e Knot e Panetta

Flavia Provenzani

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Christine Lagarde lascerà la Banca centrale europea il 7 febbraio 2027. Chi sarà il nuovo presidente Bce? Ecco chi sono i candidati alla successione e quali ostacoli dovranno superare.

Dopo Lagarde, chi sarà il nuovo presidente Bce? Tutti i possibili successori, da Hernández de Cos e Knot e Panetta

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Le voci sul suo addio circolavano da mesi, e a chiuderle è bastato un messaggio di una riga sui social. Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, quasi nove mesi prima della scadenza naturale del mandato, fissata al 31 ottobre 2027. La presidente ha comunicato la decisione oggi al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo António Costa, nel giorno stesso della riunione di politica monetaria che alle 14:15 si è chiusa con i tassi invariati e il tasso sui depositi fermo al 2,50%.

Lasciando Francoforte a febbraio, la presidente consente agli attuali leader europei, a cominciare da Emmanuel Macron e Friedrich Merz, di indicare il successore prima delle presidenziali francesi della primavera 2027, che i sondaggi vedono favorevoli a Marine Le Pen e al Rassemblement National. Secondo una fonte citata da Reuters, Christine Lagarde non riusciva più a mantenersi neutrale sulla politica del suo Paese e desiderava tornare a parlare liberamente, mentre per il suo futuro prende sempre più corpo l’ipotesi della presidenza del World Economic Forum, del cui consiglio fa già parte.

Costa ha assicurato che la procedura per la nomina del nuovo presidente della Bce partirà immediatamente. La partita che si apre, però, va ben oltre una sola poltrona.

Come si sceglie il nuovo presidente della Bce?

La nomina segue l’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che definisce come a decidere sia il Consiglio europeo a maggioranza qualificata, su raccomandazione del Consiglio dell’Ue e dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce.

Il presidente resta in carica otto anni, senza possibilità di rinnovo, e deve essere scelto tra personalità di riconosciuta esperienza nel settore monetario o bancario. Nella prassi, però, nessun candidato arriva a Francoforte senza il via libera di Berlino e Parigi.

A rendere il negoziato più intricato è il rimpasto contemporaneo ai vertici. La tedesca Isabel Schnabel lascerà il Comitato esecutivo il 3 gennaio 2027 per un incarico di primo piano al Fondo monetario internazionale, mentre il mandato del capo economista Philip Lane scade il 31 maggio 2027. Germania, Francia e Italia occupano di fatto in modo permanente un seggio nel Comitato, e la casella del capo economista, considerata la seconda per influenza, è già oggetto di contesa tra Parigi e Berlino. Tutto lascia pensare a una trattativa a pacchetto, come quella che nel 2019 portò a sorpresa proprio Lagarde alla guida della Bce, un precedente che invita alla prudenza su chi oggi parte in vantaggio.

Se a febbraio il nome non fosse ancora stato scelto, lo statuto della Bce prevede che in assenza del presidente le sue funzioni siano esercitate dal vicepresidente, il croato Boris Vujčić, in carica dal 1° giugno 2026.

Chi sarà il nuovo presidente della Bce?

Una candidatura ufficiale non esiste ancora, ma a pochi mesi dalla nomina la corsa si è già ristretta a due nomi. Lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali, e l’olandese Klaas Knot, per quattordici anni governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, possono contare entrambi sul sostegno esplicito dei rispettivi governi e si contendono il favore di Parigi e Berlino, senza il quale nessuno è mai arrivato a Francoforte.

Alle loro spalle si muove un piccolo gruppo di possibili outsider, dall’italiano Fabio Panetta al francese François Villeroy de Galhau fino al finlandese Olli Rehn, mentre altri nomi a lungo citati sono usciti di scena. La scelta, del resto, non dipenderà solo dal curriculum dei candidati ma dall’intero pacchetto di nomine ai vertici della Bce, dove la poltrona di capo economista pesa quasi quanto quella del presidente. E come insegna il caso della stessa Lagarde, il nome giusto potrebbe emergere soltanto all’ultimo momento.

1) Pablo Hernández de Cos, il favorito alla guida della Bce

Nelle ultime settimane lo spagnolo Pablo Hernández de Cos ha conquistato il favore di buona parte degli addetti ai lavori. In un sondaggio di Bloomberg tra gli economisti diffuso la scorsa settimana ha raccolto 12 indicazioni contro le 9 di Knot, ribaltando le gerarchie dei mesi precedenti. Governatore del Banco de España dal 2018 al 2024, dal luglio 2025 è direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, la cosiddetta banca delle banche centrali.

A Madrid la sua candidatura ha prodotto un piccolo miracolo politico, con il premier Pedro Sánchez che lo ha definito un governatore «eccezionale» e anche il leader dell’opposizione Alberto Núñez Feijóo si è schierato dalla sua parte, un’unità che nella politica spagnola recente si vede di rado.

La sua corsa ha però un costo negoziale, poiché un presidente proveniente dal Sud Europa renderebbe quasi inevitabile assegnare il ruolo di capo economista a un Paese «frugale» del Nord, per mantenere l’equilibrio interno. A Basilea, inoltre, alcuni azionisti temono il danno d’immagine di un’uscita dopo un mandato così breve e l’eventualità che gli Stati Uniti approfittino del posto vacante per insediare un proprio direttore generale.

2) Klaas Knot, il candidato alla presidenza Bce che piace a Parigi

Per mesi è stato considerato il favorito, e resta l’unico vero rivale di de Cos. L’olandese Klaas Knot ha guidato la De Nederlandsche Bank dal 2011 al 2025 e dal 2021 al 2025 ha presieduto anche il Financial Stability Board, l’organismo che vigila sulla stabilità finanziaria globale. Oggi è visiting fellow al Peterson Institute for International Economics e guida una propria società di consulenza strategica. Ad agosto il governo dei Paesi Bassi ne ha sostenuto ufficialmente la candidatura.

A settembre Reuters ha rivelato che anche la Francia, con il sostegno personale di Macron, sarebbe disposta ad appoggiarlo a una condizione precisa, cioè che il posto di capo economista vada a un candidato francese. Tra i nomi della lista di Parigi circolano quelli di Agnès Bénassy-Quéré, vicegovernatrice della Banque de France, e di Laurence Boone, ex capo economista dell’Ocse. La Germania, però, punta alla stessa casella e potrebbe opporsi all’accordo. A inizio ottobre, secondo Bloomberg, il cancelliere Merz ha messo in agenda incontri sia con Knot sia con de Cos, e il giudizio di Berlino potrebbe rivelarsi decisivo.

Sul piano della politica monetaria, Knot si è costruito la fama di «falco» negli anni di Mario Draghi, quando contestò apertamente il quantitative easing e i tagli dei tassi. Con l’arrivo di Lagarde ha invece assunto il ruolo di mediatore, tanto che la stessa presidente uscente gli ha riconosciuto l’intelletto, la resistenza e la capacità di coinvolgere gli altri. Per un Paese molto indebitato come l’Italia, il suo passato da rigorista resta comunque un elemento da non sottovalutare.

3) Fabio Panetta, la carta italiana

In Italia l’attenzione è tutta per il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, in carica dal 1° novembre 2023 dopo aver fatto parte del Comitato esecutivo della Bce dal 2020. Secondo diverse ricostruzioni della stampa italiana, una sua eventuale candidatura potrebbe contare sull’appoggio del governo Meloni e sulla stima di Sergio Mattarella e Mario Draghi. Roma potrebbe far valere anche un argomento politico, visto che l’Italia è oggi esclusa da tutti i principali incarichi di vertice delle istituzioni europee.

Si tratta però di un’ipotesi che finora non ha trovato riscontri ufficiali. Il governo non ha mai avanzato una candidatura e il nome di Panetta non compare nelle rose dei favoriti stilate dalle agenzie internazionali. Nel Comitato esecutivo siede inoltre già un italiano, Piero Cipollone, e una presidenza a Panetta riaprirebbe il problema di due connazionali nello stesso organo, lo stesso che nel 2011, con l’arrivo di Draghi, portò all’uscita anticipata di Lorenzo Bini Smaghi.

Gli outsider, da Villeroy de Galhau a Rehn

La storia delle nomine europee insegna che i favoriti della vigilia non sempre tagliano il traguardo. Il presidente del think tank Omfif, David Marsh, ha indicato come possibile candidato di compromesso il francese François Villeroy de Galhau, che a giugno ha lasciato con largo anticipo la guida della Banque de France e che si definisce un pragmatico più che un falco o una colomba. Contro di lui gioca il fatto che sarebbe il terzo presidente francese della Bce, dopo Jean-Claude Trichet e la stessa Lagarde, quando la maggior parte dei Paesi non lo ha mai espresso.

Resta in campo anche il finlandese Olli Rehn, governatore della Banca di Finlandia ed ex commissario europeo agli Affari economici, che aveva già provato a conquistare la presidenza nel 2019 e che quest’anno è arrivato secondo dietro Vujčić nella corsa alla vicepresidenza. Una sua nomina, però, costringerebbe uno dei grandi Paesi a rinunciare al proprio seggio nel Comitato esecutivo.

Chi è fuori dalla corsa?

Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, che in estate aveva manifestato apertamente il proprio interesse e poteva contare sull’appoggio del ministro delle Finanze Lars Klingbeil, sembra ormai fuori gioco. All’inizio di ottobre Bloomberg ha riferito che Berlino non considera più la sua candidatura, sulla quale pesava anche la difficoltà di affiancare un tedesco al vertice della Bce mentre Ursula von der Leyen guida la Commissione europea fino al 2029.

Isabel Schnabel, indicata da molti economisti come la più preparata sul piano tecnico, lascerà la Bce a gennaio per il Fondo monetario e, anche senza questa scelta, avrebbe dovuto fare i conti con il divieto di rinnovo del mandato nel Comitato esecutivo. La presidente della Banca europea per gli investimenti Nadia Calviño si è invece sfilata pubblicamente a giugno, ripetendo più volte di non essere candidata. Un rifiuto che ricorda però quello pronunciato dalla stessa Lagarde pochi mesi prima di essere nominata, nel 2019.

Cosa può cambiare per tassi e mercati

CandidatoPaeseRuolo attualePunto di forzaOstacolo
Pablo Hernández de Cos Spagna Direttore generale Bri Consenso tra gli economisti e appoggio bipartisan in patria Equilibri Nord-Sud, uscita anticipata dalla Bri
Klaas Knot Paesi Bassi Consulente, Peterson Institute Sostegno del governo olandese e della Francia Resistenze tedesche sul capo economista
Fabio Panetta Italia Governatore Banca d’Italia Esperienza nella Bce Nessuna candidatura ufficiale, Cipollone già nel Comitato
François Villeroy de Galhau Francia Ex governatore Banque de France Profilo pragmatico Terzo presidente francese
Olli Rehn Finlandia Governatore Banca di Finlandia Esperienza politica e monetaria Un grande Paese dovrebbe cedere il seggio

Tutti i nomi in corsa appartengono al mondo dei banchieri centrali tradizionali, e già a febbraio Capital Economics osservava che anche un eventuale outsider avrebbe con ogni probabilità un profilo simile. Il successore erediterà comunque una fase delicata, con una Bce che a settembre ha alzato i tassi per contenere gli effetti dello shock petrolifero legato al conflitto con l’Iran e con i mercati obbligazionari scossi dalla crisi fiscale e politica francese. Per chi ha un mutuo a tasso variabile o investe in Btp, l’orientamento del nuovo presidente, più vicino ai falchi o alle colombe, conterà quanto il nome scritto sulla targa dell’ufficio.

Quanto guadagna il presidente della Bce

Chi prenderà il posto di Lagarde siederà anche sulla poltrona meglio retribuita tra i funzionari europei. Secondo il bilancio 2025 della Bce, pubblicato a febbraio, la presidente ha percepito uno stipendio base di 492.204 euro, pari a circa 41.017 euro lordi al mese, in aumento del 5,6% rispetto ai 466.092 euro del 2024. A questa cifra si aggiunge un’indennità di residenza pari al 15% dello stipendio base, insieme ad altre indennità legate alla carica.

Rispondendo a un’interrogazione di alcuni eurodeputati, Lagarde ha inoltre rivelato di aver ricevuto nel 2025 130.457 franchi svizzeri, circa 140.000 euro, come membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. Sommando tutte le voci, il Financial Times ha stimato per il 2024 un compenso complessivo di circa 726.000 euro, quasi quattro volte quello del presidente della Federal Reserve.

Commenti

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Ve lo dico io, Lagarde se ne va e ci ritroviamo a discutere su chi? Hernández de Cos? Ma dai! Il vero problema rimane come il nuovo presidente gestirà i tassi prima delle presidenziali francesi!

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