Dopo due anni neri, le azioni delle auto europee sono pronte a rimbalzare?

Redazione Money Premium

27 Gennaio 2026 - 08:39

Le previsioni per gli utili per azione del comparto auto indicano ora una dinamica più favorevole rispetto alla media dello Stoxx Europe 600.

Dopo due anni neri, le azioni delle auto europee sono pronte a rimbalzare?

Dopo un lungo periodo di difficoltà, il settore auto europeo si trova in una fase potenzialmente decisiva. Per oltre due anni il comparto ha registrato performance nettamente inferiori rispetto al resto del mercato azionario, penalizzato da una combinazione di fattori strutturali, geopolitici e tecnologici.

Tuttavia, le più recenti previsioni macroeconomiche e le revisioni delle stime sugli utili suggeriscono che il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta, trasformando un settore ampiamente evitato dagli investitori in una possibile fonte di rendimento superiore alla media.

Uno dei principali elementi di pressione rimane la transizione verso i veicoli elettrici, che ha imposto alle case automobilistiche europee livelli di investimenti EV molto elevati in ricerca, software, batterie e riconversione degli impianti produttivi. Questo sforzo finanziario ha inciso in modo significativo sui margini di profitto, soprattutto se confrontati con quelli precedenti alla pandemia, quando i volumi di vendita e la stabilità delle catene di fornitura consentivano una maggiore efficienza operativa. A differenza di alcuni concorrenti statunitensi e asiatici, molti gruppi europei hanno dovuto affrontare questa trasformazione partendo da piattaforme industriali meno flessibili, con tempi di adattamento più lunghi e costi più elevati.

Parallelamente, la crescente concorrenza cinese ha modificato in modo strutturale il panorama competitivo del mercato europeo. I produttori cinesi di auto elettriche, sostenuti da politiche industriali aggressive e da economie di scala consolidate, sono riusciti a entrare nel mercato unico con modelli a prezzi sensibilmente inferiori rispetto a quelli prodotti localmente. Le tariffe UE introdotte per riequilibrare il campo di gioco hanno ridotto solo marginalmente questo vantaggio, poiché molte aziende cinesi hanno preferito sacrificare parte dei propri margini pur di consolidare la presenza commerciale in Europa, considerata strategica nel lungo periodo. Questo ha costretto diversi costruttori europei ad adottare politiche di sconto che hanno ulteriormente compresso la redditività.

A questi fattori si è aggiunto il rallentamento della domanda in Cina, che per anni ha rappresentato uno dei principali motori di crescita per i marchi premium europei. La combinazione tra stagnazione dei consumi, maggiore concorrenza domestica e politiche di sostegno ai produttori locali ha ridotto in modo sensibile le quote di mercato dei brand europei, con effetti diretti sui ricavi e sulle economie di scala. Anche le tensioni commerciali con gli Stati Uniti hanno avuto un impatto rilevante, in particolare sui modelli di fascia alta prodotti in Europa e destinati al mercato nordamericano, rendendo meno competitiva l’offerta di alcuni dei marchi storicamente più redditizi.

Nonostante questo quadro complesso, iniziano a emergere segnali che indicano un possibile miglioramento delle condizioni operative. Le stime degli analisti suggeriscono che il picco negativo dei margini di profitto potrebbe essere stato raggiunto nel 2025 e che nel 2026 si potrebbe assistere a una graduale espansione, favorita dagli effetti cumulati delle ristrutturazioni, dalla razionalizzazione delle piattaforme produttive e dalla maggiore diffusione di modelli elettrici sviluppati su architetture native, meno costose da produrre rispetto alle soluzioni ibride di transizione. Inoltre, molte aziende stanno beneficiando di contratti di fornitura più stabili per le materie prime critiche, in particolare per le batterie, riducendo la volatilità dei costi industriali.

Dal punto di vista finanziario, le revisioni delle stime sugli utili mostrano un cambiamento di tendenza dopo un lungo periodo di tagli consecutivi. Le previsioni per gli utili per azione del comparto auto indicano ora una dinamica più favorevole rispetto alla media dello Stoxx Europe 600, sostenuta anche dai programmi di riacquisto azionario che diversi gruppi hanno mantenuto nonostante la fase ciclica sfavorevole. Questo elemento contribuisce a migliorare il profilo di rendimento per gli azionisti, soprattutto in un contesto in cui la crescita complessiva degli utili del mercato europeo rimane moderata.

Le proiezioni sulla crescita utili 2026 tengono conto anche delle prospettive macroeconomiche delle principali aree di vendita. Sommando la crescita reale del PIL e l’inflazione locale nei mercati chiave, emerge un potenziale di espansione dei ricavi leggermente superiore per il comparto automobilistico rispetto ad altri settori industriali, grazie anche al progressivo rinnovo del parco auto e agli incentivi pubblici ancora presenti in alcuni Paesi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni. Se questo aumento dei ricavi sarà accompagnato da un miglioramento, anche contenuto, dei margini, l’effetto leva sugli utili potrebbe risultare significativo.

Rimangono tuttavia numerose incognite che potrebbero rallentare o compromettere la ripresa. L’ulteriore avanzata della concorrenza cinese potrebbe costringere i produttori europei a sacrificare quote di redditività pur di difendere le proprie posizioni di mercato, mentre eventuali cambiamenti nelle politiche commerciali internazionali potrebbero introdurre nuove barriere tariffarie o requisiti di produzione locale difficili da soddisfare in tempi brevi. Anche l’evoluzione della regolamentazione ambientale europea resta un fattore critico, poiché eventuali accelerazioni nei target di decarbonizzazione potrebbero aumentare la pressione sugli investimenti EV proprio nel momento in cui le aziende stanno cercando di stabilizzare i conti.

In questo contesto, il settore auto europeo appare come un comparto ad alto rischio ma anche ad alto potenziale di recupero. Dopo anni di sottoperformance, le valutazioni rimangono in molti casi inferiori alle medie storiche, riflettendo uno scetticismo diffuso che potrebbe attenuarsi qualora i primi segnali di miglioramento si trasformassero in risultati concreti. Per gli investitori, il 2026 potrebbe quindi rappresentare non solo un anno di normalizzazione, ma anche l’inizio di una fase di rivalutazione più ampia, a condizione che la ripresa degli utili sia sostenibile e supportata da un reale rafforzamento competitivo nel mercato dei veicoli elettrici.