L’industria spaziale sta vivendo una fase di crescita strutturale senza precedenti, accelerata da innovazioni tecnologiche, capitali privati e competizione geopolitica. Il numero di satelliti in orbita è destinato a triplicarsi nei prossimi anni, spinto dalle mega-costellazioni e dalla domanda globale di connettività e dati.
Oggi, questa crescita entra in una nuova fase: la quotazione di SpaceX segna il passaggio definitivo della space economy da settore emergente a asset class investibile su larga scala.
L’orbita terrestre bassa (LEO), entro i 1.500 km, resta il cuore operativo del settore ma è sempre più congestionata. Il rischio di collisioni e detriti rende urgente lo sviluppo di tecnologie di space traffic management]] e di rimozione attiva dei detriti, temi che diventeranno centrali anche per gli investitori.
La nuova economia spaziale e il ruolo dell’Italia
L’Italia si distingue come uno dei principali attori nella New Space Economy globale. Il Paese vanta una filiera industriale completa che copre tutte le fasi della catena del valore: dalla progettazione e costruzione dei satelliti, al lancio tramite vettori europei, fino al controllo delle missioni e alla gestione dei dati raccolti. Aziende italiane e centri di ricerca collaborano con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), contribuendo a missioni scientifiche e commerciali di primo piano.
Il settore spaziale italiano è in forte espansione, sostenuto da investimenti pubblici (anche attraverso il PNRR) e da un ecosistema crescente di startup innovative. La riduzione dei costi di accesso allo spazio, grazie a tecnologie riutilizzabili e miniaturizzazione dei satelliti (CubeSat), ha aperto nuove opportunità anche per piccole e medie imprese.
L’importanza strategica dello spazio
Lo spazio è ormai una componente fondamentale delle infrastrutture critiche globali. I satelliti svolgono funzioni essenziali in ambiti come telecomunicazioni, geolocalizzazione, monitoraggio climatico, agricoltura di precisione e difesa.
La proliferazione dei satelliti privati sta trasformando radicalmente il settore: SpaceX, con la sua costellazione Starlink, punta a distribuire fino a 15.000 satelliti per fornire internet globale a bassa latenza.
Parallelamente, Planet Labs gestisce una delle più grandi flotte di satelliti per l’osservazione terrestre, con centinaia di unità in grado di monitorare quotidianamente l’intero pianeta. Questi dati sono utilizzati in settori che vanno dalla sicurezza alimentare al monitoraggio dei cambiamenti climatici.
La corsa allo spazio sta anche ridefinendo gli equilibri geopolitici. Gli Stati Uniti mantengono una posizione dominante grazie al loro ecosistema privato e militare, mentre la Cina sta emergendo rapidamente come concorrente globale. Missioni come Chang’e 5 e lo sviluppo di tecnologie avanzate, inclusi satelliti sperimentali per comunicazioni 6G, dimostrano la crescente capacità cinese. Questa competizione ha implicazioni profonde per la governance dello spazio e per la sicurezza internazionale.
L’IPO di SpaceX cambierà tutto?
L’IPO di SpaceX, con il ticker SPCX, segna un momento storico: l’offerta pubblica iniziale più grande di sempre, con 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, per una raccolta di circa 75 miliardi di dollari e una valutazione di 1,77 trilioni di dollari.
Questa quotazione non è solo un evento finanziario, ma un catalizzatore per l’intera economia spaziale: i proventi serviranno a finanziare l’espansione di Starlink (oltre 10.000 satelliti in orbita bassa, principale fonte di ricavi con milioni di abbonati e crescita esplosiva), lo sviluppo di data center orbitali per l’AI, missioni lunari e marziane, e una costellazione futura di 100.000 satelliti.
Starlink, in particolare, sta democratizzando l’accesso a internet ad alta velocità in aree remote, generando ricavi ricorrenti che superano i 10 miliardi di dollari annui e trainando la space economy verso servizi di connettività satellitare, osservazione terrestre e comunicazioni direct-to-cell.
L’IPO di SpaceX accelera l’ingresso di capitali privati nel settore spaziale, attirando investitori istituzionali e retail che scommettono su un futuro in cui lo spazio diventa infrastruttura economica quotidiana: trasporti punto-punto sulla Terra, manifattura orbitale, turismo spaziale e colonizzazione.
Con Starship che promette lanci a costi inferiori ai 200 dollari al chilogrammo, [SpaceX abbassa le barriere per migliaia di nuove imprese spaziali, moltiplicando l’effetto moltiplicatore sull’intera filiera (lanci, satelliti, dati, servizi).
Opportunità di investimento negli ETF Spaziali
Gli investitori europei hanno ora l’opportunità di partecipare alla crescita dell’economia spaziale e al debutto di SpaceX attraverso una serie di ETF quotati nei mercati europei:
- Il VanEck Space Innovators UCITS ETF (Ticker: JEDI), con un TER dello 0,55%, è uno dei principali veicoli europei per investire nella space economy. Lancia nel giugno 2022, replica fisicamente l’indice MarketVector Global Space Industry Screened Index (con filtri ESG) e conta circa 25-34 holding per un patrimonio gestito superiore ai 2,9 miliardi di USD. Si concentra su aziende innovative del settore spaziale: tra le principali posizioni figurano Rocket Lab (RKLB), Planet Labs (PL), AST SpaceMobile (ASTS), Intuitive Machines (LUNR), Firefly Aerospace, ViaSat (VSAT), EchoStar (SATS) e Globalstar. Il fondo privilegia società che operano in lanci riutilizzabili, satelliti per osservazione terrestre, comunicazioni satellitari e infrastrutture orbitali, con una forte esposizione a Stati Uniti (oltre il 65%), Giappone, Canada e Taiwan. È quotato su Borsa Italiana, London Stock Exchange e Deutsche Börse Xetra, offrendo agli investitori retail e istituzionali un accesso diversificato e liquido alla nuova economia spaziale.
- Il HANetf Procure Space UCITS ETF Acc (Ticker: UFO), con un TER dello 0,75%, rappresenta il primo e più puro ETF dedicato allo spazio (lanciato nel 2019). Replica l’indice VettaFi Space Index (o S-Network Space Index), che seleziona società con almeno il 50% dei ricavi derivanti da attività spaziali. Con oltre 50 holding e un patrimonio vicino o superiore al miliardo di USD, include leader come Rocket Lab, Planet Labs, ViaSat, Iridium Communications, MDA Space, AST SpaceMobile, EchoStar e SES. Il fondo offre un’esposizione bilanciata tra manifattura di lanciatori, satelliti, comunicazioni orbitali e servizi downstream. Disponibile su Borsa Italiana, London Stock Exchange e Xetra, è particolarmente apprezzato per la sua focalizzazione “pure-play” sulla space economy commerciale.
- L’iShares Global Aerospace & Defence UCITS ETF (Ticker: DFND), con un TER ridotto allo 0,35%, offre un’esposizione più ampia al settore aerospaziale e della difesa nei mercati sviluppati. Lancia nel febbraio 2024 e replica l’indice S&P Developed BMI Select Aerospace & Defense Capped. Con circa 77 holding e un patrimonio gestito di oltre 1,8-1,9 miliardi di USD, le principali posizioni includono Boeing, GE Aerospace, RTX, Airbus, Rolls-Royce, Lockheed Martin, Safran e Howmet Aerospace. Pur includendo componenti spaziali (satelliti, sistemi di difesa orbitale), si concentra prevalentemente su aerospazio civile/militare e difesa tradizionale. È quotato su Borsa Italiana, London Stock Exchange e Xetra, ideale per chi cerca stabilità e diversificazione tra spazio e difesa.
- Lo SPDR S&P Aerospace & Defense UCITS ETF (Ticker: AERO o equivalente europeo), con un TER dello 0,35-0,40%, segue l’indice S&P Aerospace & Defense Select Industry (versione modificata equal-weighted). Si concentra su aziende statunitensi ed europee del settore aerospaziale e difesa, offrendo un’esposizione più tradizionale rispetto ai fondi “pure space”. Include produttori di aerei, sistemi di propulsione, elettronica di difesa e componenti spaziali. Quotato sui principali mercati europei (Borsa Italiana inclusa), risulta particolarmente interessante in un contesto geopolitico teso, grazie alla componente difesa che spesso bilancia la ciclicità del comparto spaziale puro.
Questi ETF permettono agli investitori europei di cavalcare la crescita esplosiva della space economy, trainata dall’IPO di SpaceX, dall’espansione di Starlink, dai lanci riutilizzabili e dalle applicazioni downstream (connettività, osservazione terrestre, AI orbitale). JEDI e UFO rappresentano le scelte più dirette per il segmento “nuovo spazio”, mentre DFND e AERO offrono un approccio più difensivo e diversificato tra aerospazio e difesa.
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