Fare previsioni sui mercati finanziari è sempre arduo, ma fare previsioni sui mercati valutari lo è ancora di più, perché presuppone stimare le politiche monetarie future delle banche centrali, i tassi di inflazione e l’andamento delle bilance dei pagamenti dei Paesi coinvolti.
Tuttavia appare sempre più chiaro che anche il 2025 sarà l’anno del super-dollaro, influenzato dalla politica monetaria della Fed e dal riequilibrio “forzoso” della bilancia dei pagamenti USA determinato dalla nuova guerra sui dazi doganali imposta da Trump.
Indice DXY da gennaio 2023 ad oggi
Fonte: Bloomberg
Il dollaro USA contro lo yen
Guadiamo per esempio al tasso di cambio USD/YEN.
Lo yen giapponese ha toccato oggi lunedì 30 dicembre i minimi di cinque mesi contro il dollaro, sostenuto proprio dall’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, mentre la liquidità limitata per le festività ha mantenuto la maggior parte dei cross-rate delle valute con il dollaro all’interno di intervalli ristretti.
Lo yen veniva scambiato a 157,82, con sempre più reale il rischio di un intervento giapponese a impedire un altro test del livello di 160, raggiunto l’ultima volta a luglio. L’indice del dollaro contro i principali rivali è rimasto stabile a 107,99.
Il DXY, o indice del dollaro, misura il valore del dollaro statunitense in relazione a un paniere di valute straniere, calcolato come media geometrica ponderata del valore del dollaro rispetto a euro (al 57,6%), yen (13,6%), sterlina britannica (11,9%), dollaro canadese (9,1%), corona svedese (4,2%), franco svizzero (3,6%).
L’euro era scambiato a 1,0429 $, non lontano dai minimi recenti e in una fase di attesa durante il trading festivo. La valuta è diretta verso una perdita di circa il 5,5% sul dollaro per l’anno solare che si sta per concludere.
L’aumento dei tassi dei titoli di Stato statunitensi è stato un fattore favorevole per il dollaro, con il rendimento del benchmark a 10 anni che ha raggiunto il massimo di oltre sette mesi la settimana scorsa. Il rendimento si è mantenuto vicino a quel valore anche lunedì 30 dicembre, al 4,625%.
Ancora una volta, tutte le previsioni di inizio 2024 sul dollaro si sono dimostrate infondate, similmente a quelle sui mercati azionari. Infatti, nonostante le previsioni quasi universali di un indebolimento del dollaro USA nel 2024, il biglietto verde sembra destinato a chiudere l’anno in rialzo contro tutte le principali valute, con il dollaro che regnerà sovrano per tutto il 2025, se le cause principali della sua forza relativa rimarranno immutate.
Nel mese di dicembre, infatti, l’indice DXY del dollaro è aumentato del 2,3%, portando i guadagni da inizio anno al 6,6%.
Il dollaro è salito costantemente in ognuno degli ultimi tre mesi, sostenuto dalle aspettative che le politiche del presidente eletto Donald Trump, come la deregulation, i tagli fiscali, l’aumento dei dazi e un’inflazione più alta legata a politiche migratorie più rigide, saranno sia favorevoli alla crescita del PIL e sia inflazionistiche, mantenendo elevati i rendimenti statunitensi, soprattutto nella parte a medio lungo termine della curva dei Treasury.
Il dollaro ha guadagnato 10 yen dal 3 dicembre, con gran parte della perdita della valuta giapponese avvenuta dopo il messaggio di cautela della Federal Reserve del 18 dicembre sui futuri tagli dei tassi. In quel messaggio la Fed cambiava approccio economico e dichiarava di voler evitare di nuovo una esplosione della inflazione con tagli dei tassi troppo ravvicinati.
Questa visione più prudente di Powell sul ritmo di aggiustamento dei tassi sui Fed funds ha pesato pesantemente sullo yen, che ha toccato il livello più debole dal 17 luglio della settimana scorsa a 158,09 per dollaro, e ha perso il 10,6% fino ad oggi quest’anno.
Tuttavia, i tassi giapponesi rimangono notevolmente bassi e commenti recenti hanno suscitato dubbi sull’impegno della BOJ ad alzare i tassi. La BoJ ha mantenuto il tasso di interesse fermo al 0,25% nell’incontro di questo mese, e il governatore Kazuo Ueda ha dichiarato che la banca centrale stava esaminando più dati sul momentum salariale del prossimo anno e sulla chiarezza delle politiche economiche dell’amministrazione USA in arrivo. Insomma la timidezza della BOJ non farà che rafforzare ulteriormente il cambio USD/YEN a favore del dollaro.
A parte lo yen, i movimenti delle principali valute sui mercati rispetto al dollaro americano sono stati deboli la scorsa settimana. Lo yen è sceso dell’0,9%, l’euro ha perso lo 0,2% e la sterlina è aumentata dello 0,1%, mentre l’indice del dollaro è salito dello 0,2%.
Il dollaro USA contro l’euro
Tasso di cambio EUR/USD: il corridoio 0,95-1,00 raggiunto da sett. 2022 a nov. 2022 potrebbe ripresentarsi anche nel 2025
Fonte: Bloomberg
Anche nei confronti dell’euro il 2025 si potrebbe rivelare l’anno del super-dollaro, con la parità oramai a portata di mano. Anche qui le ragioni risiedono nel differenziale dei tassi tra Treasury e Bund (come potete osservare dalla tabella Bloomberg qui sotto che misura lo spread Treasury 2y – Bund 2y degli ultimi mesi), che è andato allargandosi, influenzato ovviamente dalla politica monetaria della Fed.
Ricordiamoci che, attualmente, il tasso overnight Usa si situa attorno al 4,30% mentre l’overnight Eonia gira attorno al 3%. E a nulla valgono le affermazioni odierne del governatore della banca centrale austriaca Holzmann, secondo il quale il prossimo taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea potrebbe essere ritardato a seguito di un recente aumento dell’inflazione.
Infatti, a favore del dollaro gioca anche il differenziale di crescita tra l’America e l’Europa, che sarà troppo grande anche per il 2025, e troppo sbilanciato a favore degli USA, per poter lontanamente ipotizzare un ritorno del cambio euro-dollaro a 1,10. Più probabile invece che nel 2025 si possa arrivare alla fascia 0,95–1,00 che si realizzò nel periodo sett. – nov. del 2022.
Differenziale tassi governativi a 2 anni USA-Germania dal 2022 ad oggi (dopo minimo relativo a 140bps a sett. 2024, oggi si allinea su quota 220 punti, non lontano dai 280 punti del giugno 2022)
Fonte: Bloomberg
Come approfittare del super dollaro?
Operativamente, per chi è avvezzo al rischio di cambio e nell’ambito di un portafoglio ben diversificato dal punto di vista valutario, scegliete Treasury molto corti come ad esempio:
- Treasury bill 26.6.2025 rendimento lordo 4,30%
- Treasury note 4 1/4 31.5.2025 rendimento lordo 4,30%
- Treasury note 3 7/8 30.4.2025 rendimento lordo 4,29%
Investimenti in dollari con duration estremamente corte che li rendono insensibili alle variazioni dei tassi di mercato che invece affliggono i titoli a 5, 7 oppure 10 anni.
E ricordiamoci che per le persone fisiche, tali investimenti sono tassati come i titoli di Stato italiani e quindi con il 12,5% di aliquota effettiva.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |