Dollaro, oro e Treasury USA: cosa aspettarsi entro la fine del 2024?

Redazione Finance

28 Novembre 2024 - 09:40

Con il dollaro in rialzo, i rendimenti dei Treasury in crescita e l’oro intrappolato nella volatilità, il mercato si interroga su cosa riserverà la fine dell’anno.

Dollaro, oro e Treasury USA: cosa aspettarsi entro la fine del 2024?

Il 2024 si avvicina alla fase finale e i mercati globali si trovano ancora una volta in uno stato di intensa incertezza e dollaro, oro e Treasury USA tornano sotto i riflettori.

La forza del dollaro sembra persistere, alimentata dalla debolezza delle valute concorrenti e dal ritorno del “fattore Trump”. L’oro, nel frattempo, continua a inviare segnali contrastanti, in balia della volatilità e delle forze opposte dei mercati. I Treasury, infine, si confermano un termometro affidabile delle aspettative inflazionistiche e delle mosse future della Fed.

Quale sarà la direzione fino a fine anno?

Dollaro USA: ancora in posizione dominante

Nonostante le recenti scosse sui mercati valutari, il dollaro USA rimane saldamente ancorato al rialzo. La forza del biglietto verde è stata sostenuta da diversi fattori, tra cui l’aumento dei rendimenti dei Treasury USA e l’attrattività relativa rispetto alle altre valute principali.

L’euro, ad esempio, ha mostrato segni di debolezza, scivolando sui timori di un ritorno alla politica protezionistica di Donald Trump, che ha già dimostrato in passato un approccio aggressivo nei confronti dell’Europa, imponendo dazi e minacciando rapporti commerciali consolidati. Anche altre valute, come la sterlina britannica, si trovano sotto pressione per ragioni simili. Lo yen giapponese, al contrario, ha registrato guadagni significativi, supportato dalla caduta dei titoli asiatici, in un classico movimento di fuga verso la sicurezza.

La politica commerciale di Trump, basata su dazi e restrizioni, pesa su una già fragile economia globale. Le sue mosse generano incertezza e spingono gli investitori a rifugiarsi nel dollaro, che continua a rappresentare il porto sicuro per eccellenza. Inoltre, il timore che nuove tensioni possano emergere tra gli Stati Uniti e i principali partner commerciali alimenta ulteriormente la domanda di dollari.

Oro: il termometro della paura

L’oro, tradizionale termometro della paura sui mercati, sta mostrando un comportamento ambiguo. In teoria, l’oro ha una correlazione inversa con il dollaro: quando il biglietto verde si rafforza, l’oro tende a indebolirsi. Tuttavia, nelle ultime settimane, l’andamento dell’oro è stato caratterizzato da una forte volatilità.

Il GVZ (Gold Volatility Index), che misura la volatilità implicita del mercato dell’oro, è in aumento. Questo indice riflette l’incertezza e le aspettative degli investitori. Di recente, il metallo prezioso ha alternato forti ribassi a improvvisi rally, segno che il mercato fatica a trovare una direzione chiara. L’oro risente infatti della concorrenza del dollaro forte e dei rendimenti elevati dei Treasury, che aumentano il costo opportunità di detenere un asset senza rendimento come il metallo giallo.

La domanda cruciale è: l’oro può ancora essere considerato ancora un bene rifugio affidabile?

Treasury USA: una reazione da manuale

I Treasury USA hanno risposto in modo prevedibile alle recenti dinamiche di mercato. L’aumento dei rendimenti, spinto dalle nuove aspettative di inflazione e dai timori che la Fed possa adottare un approccio cauto nella prossima riunione, ha portato a una contrazione dei prezzi dei titoli di Stato. Questa situazione ha amplificato la domanda di dollari USA, rafforzando ulteriormente la valuta.

I rendimenti elevati dei Treasury rendono meno attraente detenere oro, accentuando la volatilità del metallo prezioso. Allo stesso tempo, l’aumento dei rendimenti segnala aspettative di inflazione persistenti, che potrebbero costringere Jerome Powell e la Federal Reserve a mantenere una linea hawkish più a lungo di quanto inizialmente previsto.

Analisi macro

Il mercato nel suo complesso si trova attualmente in una fase di forte avidità, anche se l’indicatore Fear & Greed Index del CME non segnala ancora il raggiungimento di livelli estremi. Di conseguenza, il mercato rimane particolarmente suscettibile a novità impreviste, e questa incertezza sembra quasi paralizzarlo, in attesa di maggiore chiarezza sulle mosse future di Donald Trump e, soprattutto, sulle decisioni che Jerome Powell potrebbe prendere durante la riunione del FOMC di dicembre.

Il FedWatch Tool del CME continua a indicare una probabilità ridotta di un ribasso dei tassi, segno che le aspettative degli investitori si stanno gradualmente allineando a uno scenario di tassi invariati. Teoricamente, se Trump dovesse proseguire con politiche protezionistiche e Powell mantenesse i tassi fermi, si creerebbe uno scenario favorevole per il dollaro USA e per i rendimenti dei Treasury.

Al contrario, qualora il mercato avesse sovrastimato l’impatto delle politiche di Trump sull’inflazione USA e Powell decidesse di allentare ulteriormente la politica monetaria con una riduzione dei tassi, è probabile che si assisterebbe a una fuga dal dollaro, con conseguenze significative su tutti i mercati correlati.

Analisi tecnica del DXY

Un’analisi tecnica del Dollar Index (DXY) offre ulteriori spunti. Dopo aver superato il livello chiave dei 106 punti e aver raggiunto il massimo a 108, il DXY sta ora effettuando un pullback. Questa fase di consolidamento riflette l’incertezza del mercato, diviso tra il timore di aver sovrastimato il potenziale impatto del ritorno di Donald Trump e la possibilità che il dollaro continui la sua corsa al rialzo.

Gli oscillatori tecnici indicano una situazione di ipercomprato, ma la direzione futura del DXY dipenderà in gran parte dalle decisioni della Fed e dai segnali economici provenienti dagli Stati Uniti. Se il mercato dovesse confermare un rallentamento dell’economia globale o un inasprimento delle tensioni geopolitiche, il dollaro potrebbe riprendere slancio.