In un contesto in cui i rendimenti obbligazionari sono tornati intorno al 3/4%, il mercato azionario ha iniziato a offrire qualcosa che, almeno in apparenza, sembra molto più interessante: dividendi superiori al 7% su società large cap, spesso con rating qualitativi elevati e business consolidati. Quali sono queste società? Ma sopratutto siamo sicuri che siano una scelta saggia?
La domanda è lecita: i dividendi possono offrire un cuscinetto, ma è proprio questa caratteristiche che crea l’illusione più pericolosa. Quando un titolo offre un rendimento significativamente superiore rispetto al risk-free rate, il mercato non sta regalando nulla.
Sta semplicemente prezzando un rischio. E questo rischio non è sempre evidente.
I titoli che stanno attirando l’attenzione
Tra le società con dividend yield elevati troviamo nomi che, sulla carta, sembrano solidi:
- Carrefour con un dividend yield intorno al 7,3%, rappresenta un player storico della grande distribuzione europea. Tuttavia, il settore retail è caratterizzato da margini estremamente compressi e da una competizione crescente, sia offline che online, che erode progressivamente la capacità di generare free cash flow stabile.
- Volkswagen compare due volte attraverso le sue diverse classi azionarie (VWAPY e VWAGY), entrambe con rendimenti sopra il 7%. Qui il mercato sta prezzando una combinazione di fattori complessi: ciclicità del settore automotive, transizione verso l’elettrico e pressione sui margini. Il dividendo elevato, quindi, non è un bonus, ma una compensazione per un rischio industriale strutturale.
- Ambev presenta un caso ancora più interessante. Il dividend yield TTM si attesta sopra il 7%, ma il forward yield supera addirittura l’11%. Questo tipo di divergenza suggerisce una distribuzione straordinaria o una fase temporanea di elevata redditività, che difficilmente può essere sostenuta nel lungo periodo senza impatti sulla struttura finanziaria.
- Pfizer, con un rendimento intorno al 6,3%, si avvicina comunque a questa soglia critica. Il mercato sta riflettendo il calo dei ricavi post-pandemia e l’incertezza sulla pipeline futura. Il dividendo, in questo caso, diventa uno strumento per sostenere l’attrattività del titolo in una fase di transizione.
- Infine, UPS offre un rendimento vicino al 7%, ma anche qui il contesto è complesso. Il rallentamento economico globale e la normalizzazione dei volumi post-pandemia stanno comprimendo la crescita, aumentando la pressione sui margini operativi.
Il meccanismo nascosto dietro i dividendi alti
Per comprendere realmente questi numeri, è necessario analizzare il concetto di dividend yield in relazione al prezzo del titolo. Il rendimento da dividendo non è una variabile indipendente, ma una funzione diretta del prezzo di mercato.
Quando il prezzo scende, il dividend yield sale.
Questo significa che un rendimento elevato può essere il risultato non di una maggiore generosità dell’azienda, ma di una perdita di fiducia da parte del mercato. In altre parole, il dividendo alto è spesso il sintomo di un problema, non la soluzione.
Un altro elemento chiave è il payout ratio, ovvero la percentuale di utili distribuita agli azionisti. Un payout troppo elevato può indicare che l’azienda sta distribuendo più di quanto sia sostenibile nel lungo periodo, riducendo la propria capacità di reinvestire nel business e di mantenere la crescita futura.
Infine, è fondamentale considerare la qualità degli utili. Non tutti i flussi di cassa sono uguali. Un dividendo sostenuto da utili ricorrenti e da un free cash flow stabile ha un significato completamente diverso rispetto a uno finanziato da eventi straordinari o da un aumento dell’indebitamento.
Perché il confronto con le obbligazioni è fuorviante
Uno degli errori più comuni è confrontare direttamente il rendimento da dividendo con quello obbligazionario. Sebbene entrambi rappresentino flussi di cassa, la loro natura è profondamente diversa.
Un’obbligazione offre un flusso contrattuale, con priorità nei pagamenti e una maggiore prevedibilità. Un dividendo, invece, è discrezionale. Può essere ridotto, sospeso o eliminato in qualsiasi momento.
Questo significa che un 7% azionario non è equivalente a un 7% obbligazionario. Il primo incorpora una componente di rischio significativamente più elevata, legata sia alla volatilità del prezzo sia alla sostenibilità del flusso di cassa.
Quindi è vero che queste azioni danno oltre il 7% di rendimento, e che un BTP banalmente offre solo il 4% (nonostante un rating apparentemente similare), ma sono due categorie diverse e non possono essere comparabili.
Il vero rischio che pochi stanno considerando
Il punto più critico è che molti investitori stanno utilizzando i dividendi come sostituto del reddito fisso, senza adeguare la propria percezione del rischio.
In un contesto di rallentamento economico, le aziende più esposte ciclicamente tendono a essere proprio quelle con i dividend yield più elevati. Questo crea una correlazione implicita tra rendimento e vulnerabilità, che può emergere in modo violento nei momenti di stress di mercato.
7 titoli da dividendo che resistono mentre il mercato trema
Inoltre, la concentrazione su pochi titoli ad alto rendimento aumenta il rischio specifico, riducendo i benefici della diversificazione.
Cercare rendimento è naturale. Soprattutto quando sembra facile.
Ma è proprio nei momenti in cui il mercato appare più generoso… che diventa più selettivo