Mercoledì 20 un Comunicato del Dipartimento del Tesoro avvisava i risparmiatori retail dell’arrivo del neo bond legato all’inflazione. Un titolo che, negli anni più recenti, è spesso giunto a ridosso dell’estate, tra maggio e giugno, per cui la tradizione ’26 è rispettata. Ora, ma è una nostra opinione, si tratterà di attendere l’autunno (più ottobre che novembre) per vedere se arriverà o meno un’altra serie di BTP Valore. Sarebbe la seconda dell’anno e l’ottava da quando il Governo l’ha adottata tra le sue politiche di finanziamento a debito. Già, perché poi si chiamasse Futura o Valore o Italia o altro, sempre di debito pubblico stiamo parlando, mica di credito nazionale.
Vediamo allora i principali vantaggi e svantaggi del nuovo BTP Italia Sì 5Y rispetto al BTP a tasso fisso e costante.
L’obbligazione pensata per famiglie e piccoli investitori
A metà giugno arriverà la nuova serie di bond MEF rivolta a famiglie e piccoli investitori individuali, il c.d. mercato retail, contrapposto agli “squali”, gli istituzionali. Il collocamento si svolgerà nella settimana che va da lunedì 15 alle ore 13 di venerdì 19, salvo chiusura anticipata. Al netto dei colpi di scena, il titolo dovrebbe restare disponibile per tutti e 5 i giorni, e senza commissione di acquisto a carico del cliente. Quest’ultima verrà pagata dal debitore in nome e per conto del cliente, mentre dal giorno di godimento in poi ritornerà a carico del cliente, come di consueto.
Restando in tema di spese, la ritenuta fiscale su cedole, premio fedeltà ed eventuale plusvalenza è sempre al 12,50%. Idem per l’esenzione dalle imposte di successione e il bollo del 2X1.000 annuo sul valore di mercato del titolo al tempo del rendiconto. Infine resta in piedi l’esclusione dal calcolo ISEE fino a 50mila € complessivamente investiti in bond sovrani.
Dal 15 al 19 il prezzo di emissione sarà alla pari, con taglio minimo di 1.000 € e non ci sarà nessuna asta di assegnazione. Il Tesoro soddisferà tutta la domanda per cui l’ammontare richiesto verrà soddisfatto. Lo si potrà acquistare tramite home banking, se abilitati all’operatività in remoto, o prenotandolo in banca o alle Poste lì dove si possiede un c/c con associato dossier titoli.
Prime divergenze tra BTP classico e BTP Italia
Le prime divergenze, quindi, emergono già dall’analisi degli aspetti più elementari nell’acquisto di un bond MEF. Meglio, si evidenziano due aspetti “pro Italia” e un altro che può essere un pro o un limite a seconda del mercato.
I due vantaggi del neo titolo sono presto dette. In primis consente di avere un guadagno certo dato dalla mancata spesa della commissione d’acquisto. A grandi linee, un’uscita mediamente compresa tra i 10 e i 20 € ad eseguito. Poca cosa? Niente affatto, è un “incasso” sicuro dato che per i guadagni c’è da attendere, mentre ogni mancata uscita è già una entrata indiretta certa.
La seconda è che non ci saranno riparti, cioè limiti alle assegnazioni, incertezze sull’esito dell’asta e così via. Ogni controvalore inserito verrà eseguito.
L’aspetto indubbio riguarda il prezzo di assegnazione, dato che il confronto è tra il certo con l’incerto. L’Italia Sì verrà emesso alla pari, a 100, ed è un valore noto a priori, mentre per un BTP quinquennale ordinario bisogna attendere il termine delle procedure d’asta. Un eventuale prezzo a sconto sul valore di rimborso ne aumenta l’effettivo a scadenza, e il contrario in caso di prezzi sopra cento. Sono tutte considerazioni che sul neo bond legato all’inflazione non hanno modo di esistere.
La struttura dei rendimenti tra BTP ordinari e “speciali” come l’Italia Sì
Tuttavia, il grosso delle divergenze tra un BTP standard e il futuro Italia sta nella struttura dei rendimenti.
A titolo di esempio consideriamo il BTP a 5 anni, con identificativo ISIN IT0005707614 ed emesso il 4 maggio ’26 e data scadenza al 1° giugno 2031. Il tasso cedolare annuo è del 3,15% (cedola semestrale), ma al termine dell’asta il titolo spuntò un prezzo a 99,34 per cui esitò un effettivo a scadenza del 3,32% (dati: MEF). Oggi sul MOT prezza 100,13 (valori min-max ad oggi: 99,06 e 100,45) per un rendimento a scadenza al 3,12% annuo lordo. Morale, tanto chi lo ha comprato a inizio mese, tanto chi lo acquistasse oggi o nei prossimi giorni, saprebbe a priori il ritorno del bond a scadenza.
Anche sul BTP Italia Sì la cedola arriva ogni 6 mesi, ma ha tre grosse divergenze (più una) rispetto al pari durata ordinario.
Anzitutto ha un tasso fisso minimo garantito che il Tesoro riconosce anche in caso di deflazione. L’emittente lo renderà noto al mercato venerdì 12 giugno, alla vigilia della settimana del collocamento. L’obbligazione, quindi, in tutti gli scenari di mercato prevede un minimo ritorno reale positivo. Sul BTP ordinario questa conclusione può valere solo se il carovita medio di periodo è inferiore all’effettivo a scadenza al tempo dell’acquisto.
Poi c’è la componente variabile pari al tasso di inflazione nazionale come rilevato dall’ISTAT nei 6 mesi di riferimento. L’importo del coupon è quindi variabile e non fisso, e calcolato applicando la somma dei due tassi al capitale nominale inizialmente investito (e non ancora liquidato).
Infine c’è il premio fedeltà finale pari 0,6% lordo del capitale investito, e riservato a coloro i quali terranno il titolo fino al termine. Nel caso di vendita parziale prima del termine, il premio sarà riconosciuto solo sulla parte di obbligazione ancora non liquidata.
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Vantaggi e svantaggi del nuovo BTP Italia Sì 5Y rispetto al BTP a tasso fisso e costante
Infine, un altro pro del BTP Italia Sì è che presenta minori rischi di oscillazione dei prezzi rispetto ai bond pari durata a cedola fissa. Su quest’ultimi le tensioni di comparto si scaricano per intero sulle fluttuazioni dei corsi sul mercato secondario. Sul titolo agganciato all’inflazione, invece, in gran parte sull’entità della componente variabile di periodo.
Dunque, il punto di forza del neo titolo sta nel proteggere in tutti i casi dall’inflazione di periodo e garantisce un minimo ritorno reale positivo. In una fase storica in cui l’inflazione è tornata in auge, è un aspetto non di poco conto, specie per chi teme che la sua presenza sarà a lungo e incisiva.
Di contro chi pensa che l’attuale fase inflazionistica abbia vita breve potrebbe approfittare del recente rialzo degli yield per preferire i bond a cedola fissa. Quando i ritorni si attesteranno, e i corsi di mercato saliranno, maggiore dovrebbe essere il rendimento reale a scadenza. Questi calcoli di precisione, tuttavia, andranno fatti tra un lustro, a inflazione di periodo acquisita.