Differenza tra calunnia, diffamazione e ingiuria

Calunnia, diffamazione e ingiuria non sono la stessa cosa: tutte e tre sono delle offese personali ma hanno modalità di condotta ed effetti differenti. Ecco tutta la disciplina.

Differenza tra calunnia, diffamazione e ingiuria

Quale differenza tra calunnia, diffamazione e ingiuria? Spesso si rischia di confonderle, anche perché seppur diverse, tutte e tre tutelano l’onore e l’integrità personale della vittima.

Calunnia e diffamazioni sono delitti e rilevano sul piano penale, l’ingiuria invece è stata depenalizzata nel 2016 e da quel momento ha valore solo nel processo civile, dove la vittima può chiedere l’indennizzo ma non il risarcimento danni.

Tutte e tre perseguono il fine di tutelare la reputazione dell’individuo, bene ritenuto giuridicamente rilevante nel nostro ordinamento.

In questo articolo cercheremo di chiarire le differenze tra queste condotte, così da informare il lettore su cosa fare e come muoversi nel caso in cui si riceva un’offesa pubblica e si venga accusati ingiustamente di un reato.

Calunnia: cos’è, cosa si rischia e come si denuncia

Calunnia e diffamazione sono delitti diversi anche se entrambi ledono la reputazione di una persona. La calunnia si distingue dalla diffamazione perché qui il colpevole incolpa un soggetto innocente della commissione di un reato denunciandolo alle autorità. Requisito fondamentale affinché si configuri il reato è che il colpevole sia consapevole che le accuse rivolte sono false e che la persona accusata è innocente.

A tal proposito la giurisprudenza ha chiarito più volte che per esserci calunnia non è necessario che il procedimento penale nei confronti della persona innocente sia effettivamente iniziato, dal momento che è sufficiente la mera “potenzialità che un tale procedimento si avvii” (quindi basta la denuncia o la querela). Si ha calunnia anche quando una persona simula a carico di un’altra le tracce di un reato.

Come descritto dall’articolo 368 del Codice Penale il reato di calunnia è punito con una sanzione molto severa, ovvero con la reclusione da 2 a 6 anni. La pena inoltre viene aumentata nel caso in cui si incolpi qualcuno di un reato particolarmente grave: nel dettaglio, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a 5 anni la sanzione prevede la reclusione da 4 a 12 anni, mentre se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo la reclusione va dai 6 ai 20 anni.

Chi è stato calunniato può a sua volta presentare una controdenuncia, egli però per ottenere il risarcimento danni dovrà provare sia la sua innocenza sia la consapevolezza del calunniatore della falsità dei reati contestati.

Qui tutto sul reato di denuncia, significato, pene e prescrizione.

Diffamazione: cos’è, cosa si rischia e come si denuncia?

L’articolo 595 del Codice Penale descrive il delitto di diffamazione come quel comportamento messo in atto da colui che offende l’altrui reputazione in assenza della persona offesa e in presenza di almeno altre due persone.

Come anticipato il bene giuridico che viene tutelato dal reato di diffamazione è la reputazione, ovvero l’opinione sociale dell’onore di una persona. Per questo motivo a chi è vittima di diffamazione è consentito difendersi presentando una querela; è importante ricordare, infatti, che il reato di diffamazione non è procedibile d’ufficio dal momento che per poter avviare un procedimento penale (e di conseguenza per avere una condanna) è necessario che si proceda con l’istanza di punizione davanti all’autorità giudiziaria (presentando quindi una denuncia o una querela). Nel dettaglio, la querela è consentita entro i tre mesi da quando la vittima della diffamazione è venuta a conoscenza del fatto contestato.

Il reato di diffamazione è punito con una pena pecuniaria di importo variabile dai 258€ ai 2.582€; inoltre, nel caso in cui l’offesa contestata consista nell’attribuzione di un fatto determinato in alternativa alla pena pecuniaria c’è quella che consiste nella permanenza domiciliare da 6 a 30 giorni, ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da 10 giorni a 3 mesi.

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Infine, qualora l’offesa sia stata recato col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità la pena è della reclusione da 6 mesi a 3 anni o una multa di importo non inferiore ai 516€.

Calunnia e diffamazione: differenze procedurali

Anche dal punto di vista procedurale calunnia e diffamazione sono differenti. La prima è un reato più grave, per questo è sempre procedibile d’ufficio, vale a dire che le autorità giudiziarie daranno inizio alle indagini per perseguire il reato anche senza l’impulso della parte offesa. Per la diffamazione invece occorre sempre la querela della vittima, altrimenti il reato è irrilevante per l’ordinamento.

La calunnia inoltre prevede l’applicazione di misure cautelari al presunto colpevole prima del processo vero e proprio cosa che non è mai ammessa nell’ipotesi di diffamazione.

Ingiuria, che cos’è?

Altra ipotesi è l’ingiuria che, a partire dal 2016 non è più reato in quanto è stata inserita nel pacchetto di fattispecie da depenalizzare. L’ingiuria era prevista dall’articolo 594 del Codice penale che la definiva una condanna idonea ad offendere l’onore di una persona, aggravata nel caso in cui ci siano altri soggetti presenti.

Adesso questa condotta è rilevabile solo sul piano civile; il colpevole è soggetto ad una multa in favore dello Stato e ad indennizzare la vittima. Sparisce invece il diritto al risarcimento dei danni.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • Ottobre 2019

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