Italia: Di Maio spinge sul Made in Italy

Il trasferimento delle competenze sul commercio estero alla Farnesina potrebbe essere decisivo nello sviluppo del Made in Italy, sostiene Luigi Di Maio

Italia: Di Maio spinge sul Made in Italy

Più spinta al Made in Italy. È un augurio ma in parte anche una certezza espressa dal nuovo ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che reputa il passaggio di competenze sul commercio estero dal ministero dello Sviluppo Economico alla Farnesina un elemento cruciale per la diffusione dei marchi del Belpaese.

Nella riflessione del leader 5 stelle anche un pensiero al Sud, ancora molto indietro per quanto riguarda la voce esportazioni, con il solo 10% di tutto l’export italiano che proviene dalla Campania in giù:

“Di tutto l’export italiano del made in Italy nel mondo, solo il 10% proviene dal Sud: è una cosa che grida vendetta. Le imprese italiane devono cominciare a guardare fuori dall’Europa”.

Di Maio spinge sul Made in Italy

Oggi Di Maio ha annunciato che le competenze sul fronte politiche commerciali e internazionalizzazione passano dal ministero dello Sviluppo economico a quello degli Esteri.

Le parole del leader 5 stelle sono arrivate a seguito del CdM odierno, che ha approvato il decreto valorizzazione e sostegno made in Italy. Nel corso di una diretta Facebook dalla sua pagina ufficiale, Di Maio ha parlato di “azioni più efficaci ed efficienti nel portare il made in Italy nel mondo”:

“Avendo messo nel Ministero degli Esteri anche le politiche commerciali, potremo essere ancora più efficienti a portare il Made in Italy nel mondo. Grande attenzione alla Cina, ma anche all’India, dove vanno nascendo grandi ceti medi che vogliono mangiare e vestire bene”.

Da oggi in poi - ha assicurato - sarà il ministero degli Esteri ad aiutare le aziende italiane a esportare i loro prodotti nel mondo.

Di Maio ha definito la nuova mossa come il miglior modo di concepire la politica estera e “far conoscere le nostre eccellenze nel mondo”.

Il Made in Italy - continua il leader 5 stelle - può mostrarsi come ottimo strumento diplomatico, visto il quotidiano confronto con altri Paesi sul lato commerciale.

Più che delocalizzazione, bisogna puntare tutto sull’internazionalizzazione, guardando soprattutto al Medio Oriente e ad “alcune fiorenti economie africane”. Per il nuovo ministro degli Esteri non è in dubbio che il nostro Paese produca eccellenze che fanno gola in tutto il mondo, ma va radicalmente modificato l’approccio delle aziende, e le stesse devono essere supportate nel loro processo di estensione:

“Queste aziende hanno bisogno di un supporto, specie quelle del Sud. Dobbiamo cominciare ad investire in formazione e incentivi per l’internazionalizzazione. Da oggi in poi tutte le imprese d’Italia sanno che c’è un solo ministero con tutte le competenze che si occuperà delle esportazioni dei loro prodotti”.

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