Di Maio e Di Battista insultano i giornalisti dopo l’assoluzione della Raggi

Stampa italiana di “pennivendoli” e “vere puttane” secondo il deputato 5 Stelle Di Battista, mentre il vicepremier Di Maio parla di “infimi sciacalli” e annuncia una legge sugli “editori puri”

Di Maio e Di Battista insultano i giornalisti dopo l'assoluzione della Raggi

“Le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà.”

Sono solo alcune delle durissime parole che il deputato dei 5 Stelle Alessandro Di Battista ha dedicato ai giornalisti a meno di 24 ore dall’assoluzione della Sindaca di Roma Virginia Raggi, accusata di falso documentale.

Dopo essersi detto felice per la sentenza che assolve la collega di partito Di Battista, da circa un anno in missione socio-umanitaria nel Centro America, si è scagliato contro quelli che etichetta come i “veri colpevoli” dell’intera vicenda:

“Quei pennivendoli che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa”.

A rincarare la dose il vicepremier Luigi Di Maio, che ha parlato di “stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente”, spiegando che c’è in corso, da parte della stampa, una guerra nei confronti dell’esecutivo gialloverde e annunciando una “legge sugli editori puri”.

Di Maio e Di Battista insultano i giornalisti

I duri attacchi seguono di sole poche ore l’assoluzione di Virginia Raggi.

La Sindaca, al centro della vicenda riguardante la nomina di Renato Marra in Campidoglio - fratello di Raffaele che all’epoca dei fatti era collaboratore della Raggi - era accusata di falso documentale. Per il tribunale il fatto c’è ma non costituisce reato.

Sull’onda della sentenza, Di Maio e Di Battista hanno individuato i colpevoli dei circa 6 mesi di processo nei giornalisti, etichettati come “infimi sciacalli” dal ministro del Lavoro e come “pennivendoli” e “vere puttane” dal deputato a 5 Stelle.

L’opposizione, a partire dal Pd e da Forza Italia, ha parlato di “dittatura intellettuale” imposta dai 5 Stelle, che vorrebbero un “pensiero unico” secondo Matteo Colaninno (Pd) e che mettono in pericolo la libertà di stampa con i loro giudizi così forti su un’intera categoria.

Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini - che si è detto contento per la sentenza - non si è espresso direttamente sulla questione insulti, ma ha parlato di “grossi pregiudizi” sull’operato del governo gialloverde da parte della stampa, specificando di rispettare sempre “chi fa bene il proprio lavoro” ma non chi agisce per interesse.

Di Battista è poi tornato sulla vicenda con un nuovo post su Facebook, pubblicato nella notte, in cui ha elencato diversi titoli dei giornali pubblicati nei mesi del processo per dare man forte alle sue parole dopo che “i soliti sepolcri imbiancati si sono scandalizzati per le mie parole e per quelle di Luigi”:

“Ora stanno tutti a difendere la loro categoria senza un briciolo di auto-critica e non si rendono neppure conto che è proprio tale difesa a spada tratta a fargli perdere quel poco di credibilità che ancora gli rimane”.

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