Deve restituire un anno di pensione chi non dichiara i redditi entro il 2 novembre. Il messaggio Inps

Simone Micocci

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Entro il 2 novembre alcuni pensionati devono dichiarare all’Inps i redditi da lavoro autonomo: ecco chi è obbligato e rischia una sanzione pari a un anno di pensione.

Deve restituire un anno di pensione chi non dichiara i redditi entro il 2 novembre. Il messaggio Inps

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C’è tempo fino al 2 novembre per non rischiare una sanzione pari a un anno di pensione.

A essere interessati dal nuovo messaggio Inps, il n. 3281 del 15 ottobre, sono i pensionati soggetti al divieto di cumulo parziale tra pensione e redditi da lavoro autonomo.

Quando si parla di cumulo si fa riferimento alla possibilità di percepire allo stesso tempo tanto i redditi da pensione quanto quelli da lavoro, senza subire decurtazioni sull’assegno. A riguardo la normativa consente, in linea generale, di essere al tempo stesso pensionati e lavoratori, fermo restando che per accedere alla pensione è normalmente richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

La possibilità di cumulo integrale, però, non vale per tutti: ci sono situazioni in cui esistono regole più severe, come appunto quella in oggetto che, come vedremo in questa guida, riguarda determinate categorie di titolari di pensione o assegno di invalidità.

Per questi pensionati, quando soggetti al divieto parziale di cumulo, è previsto un obbligo di dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo, la cui violazione può comportare la sanzione suddetta.

A tal proposito, sulla base di quanto indicato nel messaggio Inps, ecco tutto quello che c’è da sapere su una scadenza ormai imminente, che non va sottovalutata visto il peso delle conseguenze previste.

Chi deve comunicare i redditi da lavoro autonomo entro il 2 novembre

Come anticipato, la scadenza del 2 novembre prossimo è molto importante per evitare una sanzione pari all’intera annualità di pensione percepita nel 2025. Un adempimento che non riguarda tutti i pensionati, ma i titolari dei seguenti trattamenti, con decorrenza entro il 2025, soggetti al divieto parziale di cumulo con i redditi da lavoro autonomo:

  • pensione o Assegno ordinario di invalidità;
  • trattamenti di inabilità per dipendenti pubblici, comprese le pensioni privilegiate e quelle per dispensa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro oppure alle mansioni;
  • pensione di invalidità ex Inpgi.

La comunicazione riguarda i redditi da lavoro autonomo conseguiti nel 2025, compresi quelli derivanti dal lavoro sportivo o dall’attività di magistrato onorario confermato in regime non esclusivo.

Ci sono però delle eccezioni: sono esclusi dall’obbligo i titolari di pensione o assegno di invalidità con decorrenza entro il 31 dicembre 1994 oppure con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni, secondo le condizioni indicate dall’Inps. Nel caso del personale del comparto difesa e sicurezza, inoltre, il divieto di cumulo non opera sui trattamenti privilegiati degli appartenenti transitati all’impiego civile nella pubblica amministrazione per inidoneità al servizio.

Cosa succede in caso non si rispetti il divieto di cumulo

Ma la vera domanda è: cosa rischia chi percepisce al tempo stesso la pensione di invalidità e un reddito da lavoro autonomo soggetto a limitazioni di cumulo? Le conseguenze variano a seconda della prestazione percepita, come pure dell’importo del reddito da lavoro autonomo.

Va detto, infatti, che per i titolari di pensione o assegno di invalidità, con redditi da lavoro autonomo pari o inferiori a 7.844,20 euro, non scatta il divieto parziale di cumulo, per quanto non bisogna commettere l’errore di pensare che questo esoneri anche dall’obbligo dichiarativo. Per i soggetti obbligati, la dichiarazione va fatta comunque, ma non scattano le trattenute legate a questo divieto.

Nel dettaglio, sull’Assegno ordinario di invalidità (Aoi) possono operare due riduzioni: la prima scatta quando il reddito annuo da lavoro supera 31.376,80 euro ed è pari al 25% dell’assegno, mentre oltre i 39.221 euro la decurtazione sale al 50%.

Questa riduzione, che opera anche con almeno 40 anni di contributi, può essere accompagnata da un’altra, da applicare quando l’Assegno ordinario di invalidità, dopo l’eventuale riduzione già descritta, supera il trattamento minimo: in questo caso, salvo che il titolare dell’Aoi abbia raggiunto 40 anni di contributi, per il lavoro autonomo viene trattenuto il 30% della quota che eccede il trattamento minimo, pari nel 2025 a 603,40 euro mensili per 13 mensilità, senza però che la trattenuta possa superare il 30% del reddito da lavoro autonomo.

Ed è proprio qui che va considerato il suddetto limite: il divieto parziale non si applica qualora i redditi da lavoro autonomo percepiti nel 2025 siano pari o inferiori a 7.844,20 euro.

Una trattenuta analoga si applica anche agli ex dipendenti pubblici titolari dei trattamenti di inabilità richiamati dal messaggio, salvo le eccezioni previste: anche per questi il lavoro autonomo comporta una trattenuta del 30% della quota di pensione che eccede il trattamento minimo, sempre nel limite del 30% del reddito autonomo.

Discorso differente per coloro che percepiscono la pensione di inabilità previdenziale per assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa: per questi, il lavoro autonomo o dipendente è incompatibile con la prestazione e comporta la revoca, con eventuale riconoscimento dell’Aoi se ne ricorrono i requisiti.

Cosa rischia chi non fa la comunicazione all’Inps entro il 2 novembre

Discorso differente per chi, per dimenticanza o per evitare le trattenute sulla pensione, non presenta la comunicazione dei redditi attraverso gli appositi canali messi a disposizione dall’Inps.

Nel dettaglio, chi è obbligato - indipendentemente dal superamento della soglia prevista - e non presenta la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo rischia una sanzione pari a un’annualità della pensione percepita nell’anno cui si riferisce la dichiarazione, quindi il 2025 in questo caso specifico.

Per dare un’idea dell’importo, una pensione di 1.000 euro mensili, percepita per 13 mensilità nel 2025, può comportare una sanzione di 13.000 euro.

Cosa fare entro il 2 novembre

Detto questo, entro il prossimo 2 novembre i pensionati obbligati devono compilare quello che è conosciuto ai più come modello Red, la dichiarazione della situazione reddituale riferita, in questo caso, ai redditi del 2025.

Per farlo basta accedere al sito Inps con la propria identità digitale, cercare “La dichiarazione della situazione reddituale (Red)” e aprire il servizio “Red Precompilato”. A questo punto bisogna selezionare “Campagna Red 2026 anno reddito richiesto 2025”, compilare i campi richiesti e inviare la dichiarazione. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato per ricevere assistenza nella procedura.

Attenzione: per i pensionati soggetti a questo obbligo, aver già presentato il modello 730 o il modello Redditi non esonera dalla comunicazione all’Inps. I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati anche ai fini previdenziali, indicando i periodi di svolgimento dell’attività e i relativi importi.

Commenti

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Ma che roba è questa? Cioè, se mi dimentico di dichiarare i redditi, mi beccano un anno di pensione? Assurdo!

Non riesco a credere che si debba restituire un intero anno di pensione solo per non aver dichiarato i redditi entro una scadenza! È assurdo che l’INPS implementi misure così drastiche. Capisco la necessità di regolamentare il cumulo di redditi, ma magari una sanzione meno pesante sarebbe più giusta. Sembra più una punizione che una regolamentazione, specialmente per chi magari non è nemmeno a conoscenza di questi dettagli burocratici. Speriamo che almeno ci sia un po’ di flessibilità nell’applicazione di queste regole, perché così è davvero un disastro.

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