Le minute della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 15-16 settembre, pubblicate mercoledì 7 ottobre alle 14:00 ora di Washington (le 20:00 in Italia), confermano che la svolta restrittiva della Fed guidata da Kevin Warsh non è stata un episodio isolato. Il Comitato aveva alzato all’unanimità, con voto 12 a 0, il tasso sui fondi federali di un quarto di punto, al 3,75%-4,00%: il primo rialzo dal 2023. Le minute mostrano ora che, per «la maggior parte dei partecipanti», «un ulteriore aumento dell’intervallo obiettivo del tasso sui fondi federali sarebbe probabilmente appropriato entro la fine dell’anno».
Il nesso esplicito con la spesa per l’intelligenza artificiale
Il passaggio più seguito dagli analisti riguarda il legame tra il boom degli investimenti nell’IA e l’inflazione. Alcuni partecipanti hanno osservato che «la costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale potrebbe far sì che la domanda aggregata superi l’offerta aggregata nel medio termine», mentre altri hanno segnalato pressioni sui prezzi dei beni «core» legate proprio all’espansione di quegli investimenti.
A questo si sommano il rincaro di petrolio e carburanti dovuto a «perturbazioni alle spedizioni di petrolio dal Medio Oriente» e il passaggio ancora incompleto dei dazi sui prezzi finali. Nel complesso, «in generale i partecipanti hanno valutato il rischio di inflazione come sbilanciato al rialzo»: l’inflazione PCE è stimata al 3,8% annuo ad agosto, quella core al 3,4%, entrambe ben sopra l’obiettivo del 2%. Diversi membri hanno descritto il rialzo di settembre come una misura prudenziale, utile a «fornire un’assicurazione contro il rischio che l’inflazione resti persistentemente sopra l’obiettivo», dopo oltre cinque anni sopra il target.
Focus sul mercato dei Treasury
Sul fronte obbligazionario, le minute riconoscono che il rialzo dei rendimenti a lungo termine - alimentato da dati macro più solidi, dal fabbisogno di finanziamento legato all’IA e dalle tensioni geopolitiche - non ha intaccato la tenuta del mercato: «i mercati dei Treasury hanno funzionato in modo ordinato», pur con l’avvertenza di «pianificare per eventuali tensioni di mercato». Tra i fattori che hanno contribuito a rendimenti più alti, le minute citano anche l’incertezza legata all’annuncio e all’avvio del programma di riacquisto di titoli del Tesoro Usa.
Sul mercato del lavoro, giudicato vicino alla piena occupazione, le minute notano che «la crescita dell’occupazione ha tenuto il passo della forza lavoro, e il tasso di disoccupazione è cambiato poco», fermo al 4,1% tra luglio e agosto.
La reazione di mercato alla pubblicazione è stata contenuta, perché il tono restrittivo era in gran parte già atteso: il Dollar Index ha guadagnato lo 0,4% toccando area 102,3, mentre il rendimento del Treasury decennale, dopo aver sfiorato nei giorni scorsi il massimo dal 2002, tratta oggi, 8 ottobre, al 5,33%. I future sui fondi federali continuano a prezzare una probabilità contenuta, tra il 20% e il 25%, di un rialzo già alla prossima riunione del 27-28 ottobre, mentre il mercato considera più probabile un nuovo intervento entro la riunione di dicembre.
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