Una manciata di giorni fa è giunto sul mercato un nuovo corporate bond dall’animo retail, ossia rivolto a piccoli investitori individuali. A lanciarlo è stata Barclays Bank, prestigioso e storico istituto di credito britannico con sede a Londra e operativo in vari Stati nel mondo, Italia inclusa.
Al pari di altre banche più o meno concorrenti, inglesi e non, spazia nei servizi a privati e imprese, l’investment banking, le gestioni patrimoniali e tanto altro ancora. Ora, giovedì 6 ha emesso un prodotto d’investimento denominato in sterline GBP che adesso presenteremo. Anticipiamo solo che da Londra arriva l’obbligazione callable con rendimento cumulato del 12,5% annuo
Investire senza la certezza assoluta della durata effettiva
Lo strumento ha matricola ISIN XS3167549537 e guarda al lunghissimo periodo visto che la scadenza è al 7/11/’50, tra 25 anni. Si tratta tuttavia di una durata massima ma non unica data la natura callable del bond. L’emittente, infatti, si è riservato il diritto di esercizio annuo della call (previo congruo preavviso a mercato) a partire dal primo anno di vita. Quindi l’investimento potrebbe giungere a scadenza tra 12 come tra 24 o 36 o 60 o 120 mesi o altro anno intermedio, così come giungere a sua naturale scadenza nel ‘50.
L’unica certezza è nel termine ultimo tra 25 anni, poi tutto sarà da vedere anno per anno. Barclays ovviamente eserciterà la callability laddove un nuovo prestito le costasse meno dell’attuale. Tradotto, non appena i tassi d’interesse nel Regno Unito scenderanno e avranno tutta l’aria di restare bassi a lungo. Al momento il tasso attuale fissato dalla Banca d’Inghilterra è al 4%.
La cedola dell’obbligazione è del tipo cumulative
L’obbligazione è quotata sul sistema multilaterale di negoziazione EuroTLX di Borsa Italiana e ha un taglio minimo di ingresso di sole 1.000 sterline inglesi. Al cambio attuale €/£ a 0,8806 vuol dire che servono 1.135,59 €, più spese di commissioni bancarie, per sottoscriverne uno.
Il ritorno promesso dal bond è oggettivamente cospicuo con la cedola pari al 12,5% lordo (aliquota al 26%) del valore nominale del prestito sottoscritto. Tuttavia, essa viene maturata ogni anno ma pagata in un’unica soluzione, tutt’assieme, dando vita al classico super cedolone. Esso può arrivare tanto tra 25 anni, al termine del prestito, quanto a una delle date di call, sempre insieme al rimborso nominale del debito sottoscritto.
Se ad esempio il rimborso giungesse tra 5 anni, nel 2030, il rendimento lordo cumulato sarebbe di £ 12,5 X 5 anni = £ 62,50. Sarebbe invece doppio (£ 125) o triplo (£ 187,5) se arrivasse tra 10 o 15 anni, e pari a 312,5 £ a naturale scadenza.
In caso di rivendita anticipata (min-max annui: 97,20 e 105,6) si riceverà invece il rateo pro tempore, ossia la parte di interessi maturati a quella data.
Cedola standard e cedola cumulative
Normalmente la cedola è corrisposta al termine del periodo di maturazione, l’anno, pagata in unica tranche o divisa in due e staccata ogni 6 mesi. Invece una cedola cumulative corrisponde a un rendimento effettivo del 12,50% (ipotesi di acquisto a 100 in emissione) solo in caso di rimborso anticipato al termine del 1° anno. Poi più lo stacco è rimandato nel tempo e più decresce il rendimento, dato che i calcoli effettivi si fanno tramite il ricorso all’interesse composto.
Ovviamente un altro elemento importante di valutazione è il proprio prezzo di carico del bond: a 100 in emissione o sotto/sopra la parità in tempi successivi?
Messa in questi termini l’ideale sarebbe un rimborso anticipato in modo da non pregiudicare il rendimento effettivo e mantenerlo alto. Di contro questo porterebbe alla perdita delle cedole future e, in teoria, al c.d. rischio di reinvestimento. Nei fatti però non è detto che tra X anni non vi siano altre buone occasioni di investimento da cogliere al volo con il capitale che nel frattempo la banca ha liberato. Certo, la call difficilmente scatterebbe se non in un contesto di tassi più bassi degli attuali. Insomma, sarà tutto da vedere. Se invece l’intento fosse quello di puntare a un ricco cedolone allora bisognerebbe sperare che il bond giungesse a termine o che la call fosse distante nel tempo.
Da Londra arriva l’obbligazione callable con rendimento cumulato del 12,5% annuo
Oltre al rendimento il bond Barclays gode anche di un buon rating emittente pari ad A+ per S&P e ad A1 per Moody’s. Tuttavia, trattandosi di un bond di lungo termine va monitorata nel tempo la solidità finanziaria dell’emittente e annesso rischio di credito. Il rischio tassi, cioè di una loro futura, marcata discesa, impatterà invece sul discorso call e le annesse valutazioni emittente se sostituire o meno il debito.
Le due vere sfide dell’obbligazione attengono sicuramente al rischio di mercato e, soprattutto, a quello di cambio. Da un lato la natura callable del bond agirà da freno a mano contro possibili slanci al rialzo dei corsi sul mercato secondario, per cui occhio al prezzo di carico. Altrettanto cruciali si riveleranno le variazioni future del cross EUR/GBP ai fini dei ritorni effettivi. Qui l’ideale per l’investitore nazionale è che la sterlina si apprezzi contro l’euro alla data di liquidazione (a scadenza o prima a seconda dei casi) in modo da incassare un guadagno aggiuntivo da cambio. Varrebbe il contrario a scenari invertiti, mentre confidare su un cambio invariato da qui a 25 anni sembra difficile da credere.