Crisi finanziarie nelle piccole imprese: il paradosso degli utili anticipati e delle spese personali

Vincenzo Imperatore

10 Luglio 2024 - 06:06

Nelle imprese familiari si commette sistematicamente l’errore di non ripartire gli eventuali utili alla fine dell’esercizio, ma di considerare gli stessi come degli anticipi sui probabili redditi.

Crisi finanziarie nelle piccole imprese: il paradosso degli utili anticipati e delle spese personali

In Italia, nella maggior parte dei casi, il bilancio di una piccola impresa a carattere familiare, dove i soci sono legati da vincoli familiari, non rappresenta mai o quasi mai l’esatta fotografia dell’azienda.

Di solito, il capitale sociale è di 10 mila euro e, per di più, viene solo deliberato e mai interamente versato. Il magazzino è sovrastimato per motivi fiscali, mentre gli immobili, quando presenti, sono iscritti in bilancio a valori inferiori rispetto a quelli di mercato. I crediti verso clienti e i debiti verso fornitori contengono perdite conclamate e contenziosi ormai accertati; compaiono ammortamenti ancora in essere di beni ormai logori e superati; gli utili risultano annacquati.

Questa è la vera istantanea della stragrande maggioranza delle imprese italiane.
Le banche conoscono questa realtà da sempre (i rating erano negativi anche prima del 2008), ma hanno lasciato correre per anni. Almeno fino a quando, per le decisioni di Basilea e con gli stessi rating, hanno deciso la stretta del credito, dimenticandosi del passato e della loro complicità nell’affossare i clienti.

Oggi, quindi, per la sopravvivenza dell’azienda sono necessarie alcune accortezze fondamentali che deve prendere per primo l’imprenditore.
La prima cosa che deve fare è capire che il bilancio dell’azienda e il bilancio familiare dei singoli soci sono due cose differenti. Nelle imprese familiari si commette sistematicamente l’errore di non ripartire gli eventuali utili alla fine dell’esercizio, ma di considerare gli stessi come degli anticipi sui probabili redditi. La maggior parte dei piccoli imprenditori, soprattutto nelle imprese familiari, ha la percezione che la finanza di un’azienda altro non sia che un cassetto dal quale attingere soldi per fini personali: pagare la retta scolastica dei figli, mettere benzina all’auto o comprare il regalo per il matrimonio di un parente.

Dovrebbe essere la norma che solo al 31 dicembre di ogni anno un imprenditore possa sapere se ha realizzato utili o perdite. E solo a quel punto possa capire quanto spendere per le proprie esigenze personali oppure quanti soldi debba mettere di tasca propria per ripristinare il capitale in caso di perdita. Quelli familiari sono dei costi che molto spesso determinano scompensi finanziari e liti tra eventuali soci. Da lì, se non se ne ha consapevolezza, il default è a un passo.

Ecco il motivo per cui è necessario che tutte le piccole imprese predispongano il budget familiare attraverso un semplice programma Excel (scaricabile dal sito di Imperatore Consulting) che prenda in considerazione tutte le spese possibili e immaginabili cui va incontro la famiglia nel corso dell’anno: statisticamente sono i costi più difficili da tenere sotto controllo. Spesso ho avuto a che fare con imprenditori che si lamentavano di aver chiuso l’esercizio in perdita, salvo «scoprire» (dopo che li avevo sottoposti alla «violenza» del bilancio familiare) che al lordo delle spese correnti dei familiari non espresse nel bilancio aziendale, quella impresa aveva prodotto utili che erano stati «anticipati» ai singoli soci.

Siamo all’anno zero e dobbiamo ricominciare dalle fondamenta per sviluppare la cultura manageriale nelle piccole imprese. Se non promuoviamo questa consapevolezza, consulenti e associazioni di categoria diventano complici del sistema bancario nel danneggiare il tessuto imprenditoriale.