Crisi di governo: che succede mercoledì 20 luglio?

Chiara Esposito

17 Luglio 2022 - 15:35

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L’attesa per le dichiarazioni di Draghi fa mobilitare i partiti in ordine sparso; giorni di incertezza per il futuro del Paese.

Crisi di governo: che succede mercoledì 20 luglio?

Dall’apertura di questa crisi di governo il focus si è spostato, in un gioco al rimpallo, tra gli umori contrastanti del M5S e le risposte del premier Mario Draghi. Presentando le sue dimissioni Draghi ha cercato di dare un segnale forte, ma il tentativo è stato respinto dal il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Da quel momento la frattura nella maggioranza è un tema caldo ma dagli esiti sospesi perché soltanto mercoledì 20 giugno ci sarà l’occasione formale di riprendere il filo del discorso e avere delle risposte più concrete.

Quest’attesa del «giorno decisivo» è dovuta a impegni istituzionali dello stesso Draghi ma non per questo è meno ricca di interventi e appelli dei partiti che dichiarano le loro volontà, o lasciano intravedere caos e confusione, rispetto all’avvenire di questa travagliata legislatura.

Perché il 20 luglio è una data decisiva

Dopo il fermento e la concitazione degli ultimi giorni, tutto viene rimandato a mercoledì 20, giorno in cui sono attese le comunicazioni di Draghi in Parlamento.

Questi tempi apparentemente dilazionati sono però pieni di impegni visto che nell’agenda politica di Mario Draghi è prevista una trasferta estera. Lunedì 18 il premier sarà infatti ad Algeri per il forum Italia-Algeria che porta avanti la missione del governo italiano nella definizione di nuovi accordi sulla fornitura di gas. Da programma il viaggio sarebbe dovuto protrarsi per 2 giorni, ma è stato accorciato e il Presidente del Consiglio tornerà in Italia martedì in vista del fondamentale appuntamento in Parlamento in programma per il giorno seguente.

In quella sede verrà fatto il punto della situazione su cosa ha portato l’esecutivo fino qui e si capirà soprattutto se la volontà di dimettersi di Draghi sia o meno irremovibile. In caso contrario toccherà ai partiti decidere se rinnovargli o meno la fiducia. In preparazione al suo intervento, a inizio settimana, si terranno le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato che definiranno orari e modalità della verifica sul governo.

Ancora indecisione nel M5S

Non ci saranno però solo riunioni «trasversali»; il M5S in questo lasso di tempo dovrà concretizzare la sua linea decisionale sul fronte ministri visto che è in programma il Consiglio Nazionale di partito.

Non è ancora chiaro infatti se il partito intenda ritirare o meno i suoi dal governo. In quel caso si parlerebbe quindi di mette in discussione il posto ricoperto da Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento), Fabiana Dadone (Politiche giovanili) e Stefano Patuanelli (Politiche agricole alimentari e forestali).

A prescindere da quanto accadrà su questo fronte però il M5S ha creato un precedente politico che porterebbe le altre forze politiche a sentirsi legittimate ad agire nello stesso modo su altri provvedimenti importanti. Occorre quindi tracciare una panoramica completa delle visioni partitiche.

Le parole di Letta e le posizioni dei principali partiti

I leader delle forze in campo per il momento si sono espressi soltanto sul proprio appoggio al governo e sul ruolo che vorrebbero assegnare ai 5 Stelle.

Dal centrodestra arrivano due voci; da una parte Fratelli d’Italia, principale partito di opposizione, che rimane fermo sulla richiesta di scioglimento delle camere e mira al voto anticipato e dall’altra Lega e Forza Italia che fanno sapere di essere disposti a continuare ad appoggiare il governo anche senza i pentastellati in maggioranza.

Il più commentato però è il modus operandi del Partito Democratico che sembra invece intenzionato a voler fare un altro tentativo per proseguire con l’attuale conformazione.

Enrico Letta ha avanzato un appello a tutte le forze politiche, ma in particolare ai 5Stelle che hanno scatenato la crisi di governo:

«Mercoledì siano della partita, rilanciando i grandi contenuti sociali, tenuto conto che il rapporto con i sindacati si è finalmente aperto e scongelato».

Quest’ultimo pressing evidenzia quindi le trattative in corso da parte del Pd che, da quanto ricostruisce Repubblica, sono condotte in prima persona dallo stesso Letta. Le sue parole, non a caso, proseguono sugli stessi toni:

«Rientrino tutti, oppure una parte, il governo deve continuare, senza tuttavia fare finta di niente perché «sarebbe irrispettoso nei confronti di Mario Draghi. Dobbiamo agire insieme, perché siamo dentro un casino incredibile»».

Quello che il segretario dem sottolinea e rivendica come bandiera politica è il suo tentativo di evitare lo «stigma dell’inaffidabilità dell’Italia» e non piuttosto una paura di andare a votare.

Su Twitter però il Pd posta anche un breve approfondimento sui provvedimenti che salterebbero se il governo dovesse cadere:

Tutti gli esponenti di spicco infine richiamano l’attenzione sul fronte economico dicendo che «il costo della crisi sarebbe rovinoso».

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