Crisi climatica: quale impatto sul PIL mondiale?

Violetta Silvestri

19/01/2020

19/01/2020 - 15:39

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Crisi climatica e impatto sul PIL mondiale: quanto è importante l’ecosistema in termini di produzione e benessere a livello globale?

Crisi climatica: quale impatto sul PIL mondiale?

La crisi climatica sarà la protagonista del World Economic Forum che si aprirà domani a Davos, in Svizzera. I temi ambientali sono al centro delle preoccupazioni di tutto il mondo dopo che il 2019 si è confermato un anno tragico in termini di distruzione della natura.

Gli effetti di questo cambiamento drastico a livello di ecosistema si stanno già palesando. Lo scenario, però, è destinato a peggiorare se non si riuniranno le forze politiche ed economiche a livello mondiale.

L’allarme è stato lanciato dallo stesso WEF prima che inizino i lavori domani, 20 gennaio: i rischi globali più probabili vengono dal clima. L’impatto sul PIL mondiale potrebbe davvero essere devastante e valere miliardi di dollari in perdita di crescita, sviluppo, benessere.

La crisi climatica, infatti, è strettamente collegata con le attività produttive del pianeta e il PIL mondiale è sotto pressione.

Crisi climatica e PIL mondiale: gli effetti potrebbero essere devastanti

La prospettiva presentata dal rapporto realizzato da WEF e PwC UK non è affatto rincuorante. Secondo quanto illustrato nel documento di ricerca, infatti, più della metà del PIL mondiale è esposto ai rischi derivanti dai gravi danni subiti dalla natura.

Il 2019 non è stato un anno positivo per l’ambiente e tutto l’ecosistema ha ricevuto ferite irreparabili. Gli ultimi 12 mesi, infatti, hanno registrato le temperature più alte di sempre per gli oceani e per il mondo è stato il secondo anno più caldo nei valori medi. Gli incendi negli Stati Uniti, Amazzonia e Australia sono stati devastanti e di portata epocale, provocando perdite di flora e fauna non più sostituibili.

Quale impatto a livello economico? Come evidenziato nel report, circa 44.000 miliardi di dollari di Prodotto Interno Lordo globale sono “moderatamente o fortemente dipendenti dalla natura e dai suoi servizi”.

Questo significa che, quando si verificano danni all’ambiente, ci sono impatti rilevanti su settori produttivi chiave per lo sviluppo economico mondiale. E perdite in termini di valore non trascurabili.

Nello specifico, i settori industriali a livello mondiale che più dipendono dalla natura sono le costruzioni, con valore pari a circa 4.000 miliardi di dollari; l’agricoltura, che vale 2.500 miliardi di dollari e il food&beverage, con 1.400 miliardi di dollari di valore generato.

I comparti, sommati tra loro, rappresentano una quota di ricchezza significativa a livello di PIL globale, che raddoppia la sola economia della Germania. Lo squilibrio ambientale provocato dalla crisi climatica e da eventi catastrofici per l’ecosistema rischia, dunque, di impattare in modo profondo in termini di perdita di sviluppo.

Perché l’equilibrio dell’ecosistema è vitale per l’economia

L’estrazione delle risorse da oceani e foreste, lo sfruttamento suoli sani, acqua pulita, impollinazione e il clima stabile sono considerati fattori cruciali per l’economia mondiale. E, quindi, per il benessere della popolazione.

Il rapporto e l’allarme del WEF insistono proprio sull’urgenza di mantenere inalterato l’equilibrio della natura. Se, infatti, l’ecosistema perde la capacità di offrire tutti i suoi servizi, i tre settori produttivi prima elencati - e non solo quelli - verranno definitivamente compromessi.

La crisi climatica avrebbe, così, un forte impatto sul Prodotto Interno Lordo globale: i settori considerati fortemente dipendenti dalla natura generano il 15% del PIL globale (13.000 miliardi di dollari), mentre quelli moderatamente dipendenti ne producono il 37% (31.000 miliardi di dollari).

Gli avvertimenti sulla necessità di intervenire per la salvaguardia dell’ambeinte sono stati lanciati. In gioco c’è il futuro economico, finanziario, produttivo e sociale di tutto il pianeta.

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