Cresce la diffusione delle criptovalute e anche l’interesse che le monete virtuali sembrano riscuotere tra gli italiani.
Anche se in tanti, tra quelli che dichiarano di averne sentito parlare, risultano comunque privi di reali conoscenze di base sulle loro principali caratteristiche.
Insomma, da un lato sta aumentando la popolarità delle criptovalute, spesso al centro di risvolti mediatici (basti pensare alle “meme coin” recentemente lanciate da Donald e Melania Trump), così come cresce la quota degli italiani che investono. Dall’altro non si stanno divulgando concretamente competenze e nozioni di base sull’argomento. Ed esserne privi può diventare rischioso.
La popolarità delle cripto in Italia
Secondo una survey contenuta nel Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane realizzato dalla Consob, risulta che il grado di diffusione delle criptovalute tra gli investitori italiani nel 2024 è salito al 18%, dall’8% rilevato nel 2022. Un aumento più che doppio, che sottolinea un’oggettiva popolarità delle cripto negli ultimi anni. La familiarità con questa tipologia di asset emerge anche dal fatto che l’86% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito parlare almeno una volta di criptovalute. Ma un conto è l’esposizione al fenomeno, che è anche mediatico, un altro è l’effettiva padronanza dell’argomento. E come sottolinea lo stesso Rapporto, alla «familiarità dichiarata non sempre corrisponde un’effettiva conoscenza». Una quota consistente, che oscilla tra il 23% e il 50% del campione che pensa di sapere di cosa si tratti, quell’86% di cui dicevamo, non ha infatti saputo rispondere a domande volte a rilevare la conoscenza delle principali caratteristiche delle monete virtuali. Ossia, anche tra i più informati in tanti non sanno realmente come funzionano le criptovalute.
E pensare che la familiarità che gli italiani dimostrano di avere nei confronti delle cripto è superiore a quella che hanno per molti altri tipi di strumenti finanziari. È più alta di quella rilevata, ad esempio, per le azioni (82%), per i prodotti del risparmio gestito (66%) e per i derivati (58%). I fattori che incentivano l’acquisto di criptovalute sono soprattutto la possibilità di investire piccole somme, di avere guadagni immediati e di diversificare il proprio portafoglio.
L’educazione finanziaria che manca
In ogni caso, come noto, si tratta di un settore improntato fortemente all’instabilità. Nei giorni scorsi il valore di Bitcoin è sceso sotto la soglia dei 100 mila dollari, mentre anche Ethereum ha subito un crollo pesante. Le forti oscillazioni di prezzo possono portare il valore delle criptovalute ad aumentare o a diminuire rapidamente, con possibili perdite significative per gli investitori. Ecco perché deve destare attenzione il fatto che, sempre stando al rapporto Consob, gli investitori in criptovalute risultano avere minore esperienza dei mercati finanziari rispetto alla popolazione generale: in particolare, solo il 28% di loro partecipa ai mercati finanziari da oltre dieci anni, contro una media del 45% per il campione complessivo.
La loro minore esperienza si spiega facilmente: i detentori delle criptovalute appartengono principalmente alle fasce d’età più giovani: per il 34% a quella tra i 18 e i 34 anni e al 27% a quella tra i 35 e i 44 anni. In compenso, gli investitori in cripto spiccano per le competenze digitali al di sopra della media e per la propensione al rischio.