Costruisce 200 metri quadrati al giorno. Ecco il robot che potrebbe cambiare per sempre il settore delle costruzioni

Alessandro Nuzzo

28 Maggio 2026 - 21:30

Si chiama Walter e sta costruendo case in Gran Bretagna al ritmo di 200 metri quadrati al giorno. Come funziona il robot che sta rivoluzionando il settore edile.

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Si chiama Walter e non è un muratore in carne e ossa, ma un robot dal peso di diverse tonnellate che lavora in qualsiasi condizione meteorologica senza mai stancarsi. È un robot muratore sviluppato nella Repubblica Ceca che da alcuni mesi sta costruendo case nel nord dell’Inghilterra. Non si tratta di un semplice esperimento da laboratorio o di una dimostrazione tecnologica: Walter è già operativo in un cantiere da 27 abitazioni a Durham, nell’ambito di un progetto promosso dalla startup JT Lifestyle Homes.

Il robot è prodotto da GreenBuild, azienda ceca specializzata in edilizia sostenibile, e porta il nome tecnico di WLTR. A introdurlo nel Regno Unito è stato Jan Telensky, imprenditore di origini cecoslovacche e fondatore di JT Lifestyle Homes.

Le caratteristiche del robot muratore Walter

Le prestazioni di Walter sono impressionanti: il robot è in grado di posare fino a 200 metri quadrati di muratura al giorno, una produttività circa dieci volte superiore a quella di un muratore esperto. Può costruire pareti alte fino a 3,5 metri senza bisogno di impalcature e continua a lavorare indipendentemente dalle condizioni meteo. Pioggia, vento o freddo non rappresentano un problema: Walter non interrompe mai le operazioni.

Il suo funzionamento è semiautomatico. Un operatore umano supervisiona il processo, ma è il robot a svolgere il lavoro più pesante. Walter elabora il progetto architettonico in formato digitale, calcola la posizione di ogni singolo blocco e lo colloca con una precisione di appena 2 millimetri, un livello di accuratezza che pochi muratori riescono a mantenere costantemente.

Una delle caratteristiche tecniche più interessanti riguarda anche i materiali utilizzati. Al posto del cemento tradizionale, Walter impiega una schiuma adesiva chiamata Dryfix. Questa soluzione elimina i lunghi tempi di essiccazione del cemento, riduce gli sprechi di materiale e contribuisce anche ad abbassare le emissioni di CO2.

Il fatto che il robot abbia fatto il suo debutto proprio nel Regno Unito non è casuale. Il settore edilizio britannico registra infatti uno dei più alti tassi di posti vacanti dell’intera economia, con oltre 35.000 lavoratori mancanti. Si tratta di un mestiere fisicamente impegnativo, caratterizzato da un’età media sempre più avanzata e da un numero ridotto di giovani interessati a intraprendere questa professione.

Nel frattempo, il governo britannico ha fissato un obiettivo molto ambizioso: costruire 1,5 milioni di nuove abitazioni entro il 2029. Un traguardo che, con l’attuale disponibilità di manodopera, appare difficilmente raggiungibile. Ed è proprio qui che entra in gioco Walter. L’azienda che lo utilizza ha già programmato il suo impiego in altri cantieri, tra cui la riqualificazione di un ex ufficio postale a Hull, nuovi complessi abitativi a Haywood Park, Southampton, e la ristrutturazione di appartamenti a Eastwood, nel Nottinghamshire.

Non è l’unico robot muratore presente nel Regno Unito

Walter, però, non è l’unico robot muratore presente in Gran Bretagna. Anche un’altra azienda, la Monumental con sede nei Paesi Bassi, sta sviluppando un sistema dotato di due bracci meccanici in grado di posare cemento e mattoni a una velocità simile a quella umana.

Il dubbio che ora emerge è inevitabile: i robot muratori sostituiranno i lavoratori tradizionali? Secondo molti esperti, la risposta è no. La robotica non eliminerà il lavoro umano, ma integrerà il settore edilizio migliorando qualità, produttività e sicurezza. Cambieranno però le competenze richieste: nasceranno nuovi ruoli specializzati dedicati alla supervisione dei robot e alla gestione dei cantieri digitalizzati.

In prospettiva, il settore delle costruzioni sta vivendo un vero cambio di paradigma. Dall’edilizia manuale si passerà progressivamente a un’edilizia digitale, capace di combinare ingegneria, robotica e analisi dei dati. Il muratore del futuro probabilmente non poserà più mattoni a mano, ma controllerà tramite tablet macchine capaci di lavorare con una precisione millimetrica.

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