Costi bassi non bastano. Cosa conta davvero nei fondi pensione?

Pietro Pisello

16 Maggio 2026 - 08:47

Confronto tra fondi pensione: rendimenti e gestione dimostrano che il costo non è l’unico fattore da considerare nelle scelte previdenziali.

Costi bassi non bastano. Cosa conta davvero nei fondi pensione?

Una delle retoriche più diffuse, soprattutto sui social, talvolta anche da professionisti autorevoli, è che in finanza e negli investimenti il costo sia quasi l’unico parametro davvero importante da valutare. Un concetto che viene spesso applicato anche ai fondi pensione, strumenti però molto più complessi di quanto si pensi.

Nei fondi pensione, infatti, non conta solo quanto si paga, ma entrano in gioco anche la qualità della gestione, le scelte di investimento, le diverse linee disponibili e molti altri fattori che possono incidere sui rendimenti nel tempo. Attenzione: questo non significa che i costi non siano importanti, anzi. Significa però considerarli per quello che sono: una variabile rilevante, ma non l’unica.

Di seguito vedremo un esempio emblematico, confrontando i rendimenti di uno dei fondi pensione più economici e di uno dei più costosi oggi presenti in Italia, prendendo in esame, per entrambi, la linea più dinamica.

Fondi pensione: perché guardare solo ai costi è riduttivo

L’idea che il costo più basso sia sempre la scelta migliore è una narrativa estremamente diffusa, soprattutto sui social, spesso sostenuta anche da professionisti molto stimati.
Questo ragionamento vale particolarmente per ETF e fondi passivi, dove, a parità di replica, scegliere lo strumento più economico ha spesso senso. Nei fondi pensione, però, il discorso cambia, e non poco.

I costi rimangono sicuramente una variabile fondamentale, ma andrebbero valutati con il giusto peso, senza trasformarli nell’unico criterio di scelta.
La quasi totalità dei fondi pensione, infatti, è gestita attivamente. Questo significa che competenza, esperienza e capacità del gestore possono incidere concretamente sui risultati nel lungo periodo. Inoltre, molti fondi, soprattutto quelli negoziali o di categoria, non offrono una scelta ampia di linee di investimento. Di conseguenza, ad esempio, un investitore giovane potrebbe ritrovarsi a scegliere una linea di investimento non particolarmente dinamica e quindi non perfettamente coerente con il proprio profilo di rischio e il proprio orizzonte temporale.

A ciò si aggiunge un altro aspetto: alcuni fondi pensione adottano vincoli ESG nelle loro politiche di investimento. Una scelta che può rappresentare un valore aggiunto per molti sottoscrittori, ma che potrebbe anche influire sui rendimenti rispetto ad approcci meno vincolati. L’importante, in ogni caso, è esserne consapevoli. Tutti questi elementi dovrebbero essere attentamente valutati nella scelta di un fondo pensione.

Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico delle linee di investimento, della gestione o degli strumenti utilizzati, qui di seguito vogliamo portare un esempio concreto. Prendiamo due fondi pensione per un giovane lavoratore, guardando quindi la linea più dinamica disponibile.

Costi vs performance: il vero confronto nei fondi pensione

Nel nostro esempio mettiamo a confronto due fondi pensione molto diversi: un fondo negoziale tra i meno costosi in assoluto e un PIP (fondo pensione di tipo assicurativo) tra i più costosi presenti sul mercato. Trattandosi del caso di un giovane lavoratore, consideriamo per entrambi la linea più dinamica disponibile, cioè quella con la maggiore componente azionaria.

Nel primo caso l’esposizione azionaria è di circa il 55%, nel secondo arriva fino al 95%. Una differenza significativa. È vero che il fondo negoziale risulta meno dinamico, ma si tratta di una scelta imposta, in quanto non sono previste linee più aggressive.

Il fondo negoziale ha un costo medio a 10 anni dello 0,18%, paragonabile a quello di un ETF. Il PIP, invece, presenta un costo medio nello stesso periodo del 3,22%, circa 18 volte superiore.
Secondo una certa narrativa, il secondo sarebbe da evitare a prescindere. Eppure, nei ultimi dieci anni il fondo negoziale ha reso in media il 3,43% annuo, mentre il PIP ha registrato un 5,37% annuo. Una differenza di quasi due punti percentuali l’anno, che nel lungo periodo diventa molto rilevante, ed è naturalmente al netto dei costi. E dovrebbe essere la cosa più importante per il nostro lavoratore.

Rendimenti Rendimenti PIP

Perché accade questo? Perché nei fondi pensione contano soprattutto la linea di investimento scelta e la qualità della gestione. In questo contesto, è la pianificazione previdenziale nel suo complesso a fare la differenza, più che lo strumento in sé.
Nel caso del fondo negoziale va inoltre considerato anche il contributo del datore di lavoro, elemento certamente rilevante ma non centrale in questa analisi.

Il punto, però, resta uno: un fondo più economico non batte automaticamente un fondo più costoso. Ridurre la scelta al solo fattore “costi” è una semplificazione fuorviante.
Ovviamente, si tratta di un confronto volutamente estremo tra due casi opposti: il più economico e il più costoso, ma il mercato offre molte altre soluzioni intermedie, spesso più equilibrate ed efficienti.