Così questa storica azienda ha evitato la bancarotta grazie alla strategia del suo CEO

P. F.

28 Aprile 2026 - 13:10

Era sull’orlo del fallimento. In sette anni il suo CEO ha rimborsato 400 milioni di debiti, rinnovato il management e scommesso sulla pellicola. Oggi il titolo è quasi raddoppiato.

Così questa storica azienda ha evitato la bancarotta grazie alla strategia del suo CEO

Era il primo giorno di lavoro di Jim Continenza come presidente esecutivo, nel 2019, quando ricevette una telefonata che gli fece cambiare idea su tutto. Dall’altra parte c’era Christopher Nolan, il regista premio Oscar di “Inception” e “Oppenheimer”, che lo supplicava di fermare la chiusura imminente di una fabbrica di acetato, uno degli ingredienti fondamentali per la produzione della pellicola cinematografica. Continenza si fermò e cambiò rotta: “Aveva ragione. Mi sono chiesto: perché uno dei più grandi registi di tutti i tempi si preoccupa di questa cosa?” Fu quella conversazione a convincerlo che la pellicola, lungi dall’essere un reperto del passato, poteva diventare il pilastro del rilancio di un’azienda che aveva già attraversato una bancarotta e stava cercando di ritrovare una ragione di esistere nell’era digitale.

L’azienda in questione è Kodak, storico colosso statunitense della fotografia. A distanza di sette anni, diversi film vincitori di Oscar 2026, tra cui “One Battle After Another” e “Sinners”, sono stati girati su pellicola Kodak, inserendosi in una tendenza più ampia alimentata dalla nostalgia di Hollywood e dall’interesse delle generazioni più giovani per l’estetica analogica.

Kodak: un’azienda che ha sfiorato il collasso

La strada verso la ripresa è stata tutt’altro che lineare. Kodak aveva già dichiarato bancarotta nel 2012, dopo non essere riuscita ad adeguarsi alla rivoluzione della fotografia digitale, ed era riemersa l’anno successivo come realtà più snella con un focus sulla stampa commerciale. Ma le difficoltà non erano finite.

Ad agosto 2025 la società aveva comunicato agli investitori di avere circa 155 milioni di dollari in cassa e quasi 600 milioni di debiti, e aveva dovuto inserire nel proprio bilancio una clausola di going concern, ovvero un avvertimento formale sulla capacità di continuare a operare. Il titolo era crollato da circa 7 dollari per azione a poco più di 5 nel giro di pochi giorni.

Continenza, oggi CEO della società, ha minimizzato la portata di quell’episodio: “Avremmo potuto gestire meglio la comunicazione, perché per noi non era una situazione così grave. Era più una coincidenza contabile legata alle date”, precisando che si trattava di una questione di tempistica sui prestiti e che dopo l’annuncio aveva personalmente acquistato azioni della società, senza averne mai venduta una.

La strategia di rilancio e i segnali di ripresa

In sette anni Continenza ha sostituito circa il 90% del management aziendale, rimborsato oltre 400 milioni di dollari di debiti, rifinanziato la società per tre volte e ridefinito le priorità attorno alla stampa, ai materiali avanzati e alla chimica. Ha riorganizzato la struttura del debito e lavorato alla costruzione di un azionariato stabile e orientato al lungo periodo: “La prima cosa che faccio sempre è individuare chi vuole uscire e comprare le loro quote. Poi costruisco un board e degli investitori che credono in quello che stiamo facendo, li tengo informati e loro ci aiutano a orientarci”, ha spiegato.

Sul fronte del mercato, Kodak ha puntato sul ritorno dell’analogico, investendo nelle capacità produttive di pellicola e sviluppando prodotti destinati sia ai consumatori sia ai professionisti del cinema. L’intuizione si è rivelata centrata: l’estetica della pellicola, che secondo Continenza “penetra nel cuore e nell’anima”, ha trovato terreno fertile sia tra i registi di Hollywood sia tra le generazioni più giovani attratte dall’autenticità del formato fisico:

“Il nostro obiettivo è creare posti di lavoro per la prossima generazione. Sistemeremo questa azienda, la metteremo su basi solide e costruiremo i blocchi per far crescere tutti i sistemi. Non abbiamo messo quello di cui avevamo bisogno: abbiamo messo quello che volevamo. Ed è una differenza sostanziale”.

I segnali di ripresa sono arrivati con gli ultimi risultati del quarto trimestre, che hanno mostrato un utile lordo di 67 milioni di dollari, in crescita del 31% rispetto all’anno precedente, e una riduzione degli oneri finanziari annuali di circa 40 milioni di dollari. Il titolo, che aveva toccato il minimo storico di 1,55 dollari per azione durante la pandemia nel marzo 2020, nell’ultimo anno è cresciuto di quasi il 100%.

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