Così la Meloni può lasciare il segno nell’economia: raffica di nuove nomine nel 2023

Violetta Silvestri

14 Gennaio 2023 - 11:00

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Il 2023 sarà cruciale per il Governo Meloni da più punti di vista. Tra questi, la raffica di nomine ai vertici di società chiave per l’economia italiana: l’esecutivo può lasciare la sua impronta.

Così la Meloni può lasciare il segno nell'economia: raffica di nuove nomine nel 2023

Il Governo Meloni ha l’opportunità di incidere sulle sorti dell’economia italiana anche grazie a una serie di rinnovi dei vertici societari che occorrerà gestire nel 2023.

La questione non è di poco conto, considerando la calibratura delle aziende coinvolte, tanto che la stessa stampa estera dedica alcune riflessioni al tema.

Come si legge su Bloomberg, infatti, Giorgia Meloni può lasciare il segno nell’economia grazie a una moltitudine di cariche di alto livello che stanno per essere rinnovate, inclusa quella prestigiosa del governatore della banca centrale italiana.

Perché la questione delle nomine da rinnovare è cruciale per l’esecutivo e per rafforzare il suo indirizzo nell’economia del Paese.

Governo Meloni e nuove nomine: la posta in gioco

Sono diverse le nomine strategiche per l’economia e la finanza italiane che dovranno essere rinnovate entro il 2023. Non c’è dubbio che per Giorgia Meloni si tratterà di un’importante occasione per rafforzare, seppure indirettamente, il suo orientamento.

Il mandato del capo della Banca d’Italia, Ignazio Visco, scadrà entro la fine dell’anno. Prima di allora, verrà decisa la leadership di oltre 60 imprese statali, comprese le più grandi società energetiche e petrolifere del Paese, Enel ed Eni, mentre il capo del Tesoro è tra le posizioni chiave che devono già essere confermate questo mese.

Con i tassi di interesse Bce in continuo rialzo e l’enorme debito del Paese che limita le possibilità di manovre fiscali, rimodellare l’élite politica e imprenditoriale potrebbe essere la migliore speranza per il presidente del Consiglio di superare quella relativa impotenza sulle questioni economiche e fare un differenza. Così inquadrano la questione alcuni osservatori esteri.

La posta in gioco non è di poco conto. La tornata di nomine societarie offrirà alla coalizione l’occasione per rinnovare a sua immagine il capitalismo italiano dopo aver criticato il sistema quando non era al potere.

Trovare nuovi vertici per la miriade di aziende dello Stato potrebbe avere un impatto sulla politica per anni in più aree. Le due società energetiche insieme ad altre tre rappresentano poco meno di un quarto della ponderazione nell’indice di riferimento italiano Ftse Mib.

Intanto, dopo aver criticato la Bce per aver alzato i tassi troppo velocemente, la scelta di Meloni di un governatore che partecipi alle decisioni di Francoforte potrebbe essere ancora più incisiva. Per novembre sarà necessario un successore di Visco.

Le società con rinnovo vertici: perché sono vitali per Meloni

Nell’elencare le società coinvolte nelle scadenze dei vertici ci si rende conto di quanto la questione sia delicata e cruciale per le serti economiche del Paese. E, quindi, quanto peso abbiano le scelte politiche.

Tra queste c’è l’Eni. Attualmente è guidata dall’Amministratore Delegato Claudio Descalzi, al suo terzo mandato. È considerato relativamente vicino al Governo e probabilmente rimarrà. Eni è tra i maggiori produttori di petrolio in Europa. È attiva in 69 Paesi ed è la principale compagnia petrolifera del continente africano.

Descalzi ha una vasta esperienza nel trattare con parti del mondo sensibili dal punto di vista geopolitico e ha lavorato a stretto contatto con diversi governi, supervisionando sia la sua azienda che gli interessi dell’Italia in Medio Oriente e in Africa.

Eni è una fonte di dividendi per lo Stato e un attore importante nelle sue politiche energetiche, soprattutto ora con la crisi dell’approvvigionamento di gas in seguito all’invasione russa dell’Ucraina

Il gigante dell’elettricità Enel è anche determinante per l’Italia, in primis per gli obiettivi di transizione verde, alcuni dei quali sono target fondamentali per ricevere denaro del Pnrr.

L’attuale amministratore delegato Francesco Starace, anche lui al terzo mandato, ha meno probabilità di essere mantenuto, secondo fonti non ufficiali. I portavoce di Enel e del ministero delle Finanze italiano hanno rifiutato di commentare. Nessuna decisione è stata ancora presa dal Governo.

Un altro peso massimo è la società di difesa Leonardo SpA guidata dall’ex banchiere Alessandro Profumo, ora al suo secondo mandato. È probabile che venga sostituito con qualcuno più vicino al governo Meloni, secondo indiscrezioni. Un portavoce di Leonardo ha rifiutato di commentare.

Leonardo si occupa di aerospazio, difesa e sicurezza, tutte aree di interesse nazionale per l’Italia e per il nuovo governo, che spinge per la sovranità tecnologica in questi campi.

Infine, sono in via di rinnovo anche i posti importanti di Poste Italiane, che gestisce il servizio postale del Paese e i Libretti postali e ha diversificato in energia, assicurazioni e telecomunicazioni; il gestore della rete elettrica Terna; la banca in difficoltà Banca Monte dei Paschi di Siena SpA. Anche le entità più piccole, dal controllore del traffico aereo Enav al gestore dei crediti in sofferenza di proprietà statale AMCO, cambieranno leadership.

La partita della Banca d’Italia

La coalizione dovrà trovare una nuova guida per la banca centrale, che succeda a Visco, il cui secondo mandato di sei anni non è rinnovabile. Chiunque ottenga il ruolo diventerà un membro del Consiglio direttivo della Bce.

Con l’indipendenza della banca centrale garantita dal trattato, qualsiasi possibilità di utilizzare la nomina per influenzare la politica potrebbe essere politicamente difficile. Se Meloni dovesse nominare Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, il cui nome è apparso in primo piano durante i colloqui di coalizione per il posto di ministro delle finanze, ciò significherebbe lasciare un ruolo vacante a Francoforte che dovrebbe essere coperto.

Optare, invece, per l’ex ministro delle Finanze Daniele Franco, altro ex funzionario di Banca d’Italia, comporterebbe meno sconvolgimenti.

I nomi restano, comunque, pure suggestioni di analisti e commentatori. Quel che è certo, invece, è l’interessante compito che spetta a Meloni, con la possibilità di rafforzare la sua leadership.

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