Così Hera, Iren e Acea hanno quintuplicato i dividendi in 13 anni

Tommaso Scarpellini

6 Giugno 2026 - 07:53

Dividendi quintuplicati fuori dal grande indice. Utility regolate, un rischio che si nasconde. Il tempo rivela ciò che i numeri non dicono sempre.

Così Hera, Iren e Acea hanno quintuplicato i dividendi in 13 anni

Nel panorama del risparmio gestito italiano, il riflettore degli investitori tende a puntarsi quasi sempre sugli stessi titoli: i campioni di Piazza Affari, i grandi nomi del credito, le società energetiche che occupano le prime pagine dei giornali finanziari.

Eppure, fuori dal perimetro del principale indice azionario italiano, esistono realtà industriali che nel silenzio hanno costruito una delle performance da dividendo più solide dell’ultimo decennio.

Tre utility a media capitalizzazione, poco citate nei convegni e quasi ignorate dai radar dei piccoli risparmiatori, hanno quasi triplicato o più che raddoppiato la loro distribuzione per azione nell’arco di un decennio. nomi sono Hera, Iren e Acea: tre storie diverse, un denominatore comune.

Il contesto: perché guardare fuori dall’indice principale

La cosa interessante? Le utility regolate, in particolare, operano in un contesto tariffario stabilito dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) che potrebbe garantire flussi di ricavo prevedibili su orizzonti pluriennali, riducendo la variabilità tipica dei settori ciclici.

Tre nomi, una traiettoria comune

Le tre società condividono alcune caratteristiche che ne hanno permesso una crescita progressiva e quasi ininterrotta del dividendo per azione nell’ultimo decennio. Si tratta di operatori attivi nella distribuzione idrica, nella gestione del ciclo dei rifiuti e nella distribuzione del gas naturale, tutti e tre quotati su Euronext Milan.

Hera (HER), multiutility bolognese attiva su acqua, rifiuti, gas ed energia, ha portato la propria cedola annuale da €0,09 per azione nel 2016 a €0,16 nel 2026, con un piano industriale che prevede una progressione fino al 2029. Non si tratta di un dato trascurabile.

Iren (IRE), multiutility con sede a Reggio Emilia e presenza su Piemonte, Liguria ed Emilia, racconta una storia di crescita ancora più pronunciata nel lungo periodo. La cedola è passata da €0,0523 per azione nel 2014 a €0,1283 nel 2025, secondo i dati pubblicati dalla sezione investor relations del Gruppo Iren (aggiornamento giugno 2026).

Acea (ACE), utility romana focalizzata principalmente sul ciclo idrico e sulla distribuzione energetica, sembrerebbe aver annunciato per il 2026 un dividendo ordinario di €0,95 per azione più un componente straordinario di €0,25. C

Il denominatore comune sembrerebbe essere un modello di business con elevata intensità di capitale fisso, bassa intensità competitiva grazie alla natura concessoria delle attività, e una politica di allocazione del capitale orientata alla remunerazione progressiva degli azionisti. La crescita del dividendo non è avvenuta in modo lineare: ci sono stati anni di consolidamento, anni di acquisizioni che hanno temporaneamente compresso il free cash flow, e almeno un esercizio in cui il payout ratio ha superato soglie che hanno sollevato legittime domande sulla sostenibilità della distribuzione.

Nel medio periodo, tuttavia, la crescita degli asset regolati (la cosiddetta RAB, Regulatory Asset Base) ha sostenuto un incremento del margine operativo lordo sufficiente a finanziare sia gli investimenti infrastrutturali sia la politica dei dividendi.

Valutazione e confronto con il reddito fisso

Un dividend yield del 4-5%, che potrebbe sembrare in linea con il rendimento corrente di un BTP decennale, incorpora in realtà una componente di crescita attesa che il titolo di Stato per definizione non possiede. Se il dividendo per azione cresce mediamente del 5-7% annuo nei prossimi dieci anni, il rendimento sul costo d’acquisto (il cosiddetto «yield on cost») potrebbe salire in modo significativo nel tempo, un meccanismo che gli investitori a lungo termine spesso sottostimano nella loro analisi comparativa.
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Esiste però un rischio regolatorio non banale: una revisione al ribasso del WACC riconosciuto dall’ARERA, o un cambiamento nei criteri di calcolo della RAB, potrebbe ridurre strutturalmente la capacità di generazione di cassa di questi operatori.

Non si tratta di un rischio teorico, poiché revisioni di questo tipo sono già avvenute in passato sia in Italia sia in altri mercati europei regolati. A questo si aggiunge il rischio di tasso di interesse: in un contesto di tassi strutturalmente più elevati rispetto al decennio precedente, il multiplo di valutazione applicato ai flussi di cassa delle utility tende a comprimersi, potenzialmente deprimendo il prezzo del titolo anche in presenza di fondamentali operativi stabili.

Liquidità, dimensione e rischio specifico

Un aspetto che chi proviene dal mondo dei titoli di Stato o dei fondi obbligazionari tende a sottovalutare è il profilo di liquidità di questi strumenti. Con capitalizzazioni di mercato che si collocano generalmente tra €500 milioni e €6 miliardi, gli scambi giornalieri su questi titoli possono essere sensibilmente inferiori rispetto a quelli di un BTP benchmark o di un titolo del FTSE MIB. In condizioni di mercato normali questo non costituisce un problema rilevante per l’investitore retail con orizzonti di medio-lungo periodo, ma in fasi di stress sistemico, quando la liquidità tende a concentrarsi sui titoli più grandi e più scambiati, il bid-ask spread su questi titoli potrebbe ampliarsi in modo significativo, rendendo onerosa un’eventuale uscita affrettata dalla posizione.

Quindi...

Chi guarda a queste storie di dividendo crescente potrebbe essere tentato di leggere in esse una sorta di alternativa «sicura» alla volatilità dei mercati azionari principali. Sarebbe però un errore di prospettiva ridurre Hera, Iren e Acea a un semplice sostituto del reddito fisso. Sono imprese regolate, con rischi specifici, con dipendenza da decisioni amministrative e con una liquidità di mercato che richiede consapevolezza. La storia dei dividendi in costante crescita è reale e documentata, ma il passato, come sempre in finanza, non sembrerebbe poter garantire nulla di ciò che verrà. Riflettere su quanto del proprio portafoglio dedicare a queste realtà, e con quale orizzonte temporale, potrebbe essere uno degli esercizi più utili che un investitore attento possa fare, preferibilmente prima di agire e non dopo.