Poche ore alle Elezioni USA 2024 e in molti si domandano: “cosa succede se vince Kamala Harris?”.
In attesa dei risultati delle elezioni, analizziamo a fondo il programma politico della democratica e le sue dichiarazioni, individuando così gli scenari possibili per gli Stati Uniti e il resto del mondo nel caso in cui Harris diventasse presidente USA, la prima donna a riuscire nell’impresa.
Cosa succede se Kamala Harris vince le Elezioni USA 2024
Kamala Harris ha scelto il ripristino del diritto all’aborto come cavallo di battaglia per la sua campagna elettorale contro Donald Trump, mentre la sua posizione su altre tematiche cruciali rimange ancora oscura, nonotante le elezioni siano in programma per domani.
Proprio la sua incapacità di esporsi con posizioni coerenti su sanità, ambiente ed economia ha causato il suo fallimento alle primarie del 2019. D’altro canto, se la sua lacunosa esperienza in fatto di politica estera anni fa fu palesemente in minus, da allora è rimasta fermamente al fianco del presidente Biden nella difesa dell’Ucraina, mentre il suo sostegno a Israele si è fatto sempre più debole.
Ma allora, cosa farà Kamala Harris se vincesse? Di seguito esaminiamo nel dettaglio ciascuna delle aree principali del suo programma, confrontando poi la sua posizione con quella di Trump.
1) Economia
Presentando le proprie posizioni alle primarie del Partito Democratico per la nomination del 2020, Harris si è mostrata più a sinistra di Biden sulla riforma fiscale, affermando di voler colmare il divario della ricchezza. Ha chiesto agevolazioni fiscali più generose per gli americani a basso reddito, finanziate da tasse più alte sulle società.
Si è opposta al rinnovo dei tagli fiscali di Trump del 2017 e ha proposto di sostituirli con un credito d’imposta mensile fino a 500 dollari per chi guadagna meno di 80.000 dollari, noto come Lift the Middle Class Act.
Nel 2019 ha proposto un aumento delle imposte di successione sui ricchi per finanziare un piano da 300 miliardi di dollari per aumentare gli stipendi degli insegnanti. Avrebbe dato agli insegnanti un aumento medio annuo di 13.500 dollari.
Ha proposto di aumentare l’aliquota dell’imposta sulle società dal 21 al 28% per finanziare sussidi e tagli fiscali per genitori e acquirenti di prima casa e ha promesso di aumentare il credito d’imposta per i figli a 6.000 dollari nel primo anno di vita di un bambino e di rogare 25.000 dollari agli acquirenti di prime case.
2) Mercati finanziari
A livello globale, i mercati finanziari potrebbero rispondere con cautela a una presidenza Harris. L’incertezza legata all’aumento delle tasse sulle grandi imprese e alla regolamentazione più stringente potrebbe alimentare la volatilità sui mercati azionari, soprattutto nei settori tradizionalmente dominati da grandi corporazioni e società tecnologiche. Al contrario, le aziende più focalizzate sulla sostenibilità e l’innovazione potrebbero essere favorite dall’indotto creato dai finanziamenti pubblici statunitensi.
Tuttavia, il focus della Harris sull’innovazione tecnologica e sulla sostenibilità potrebbe aprire nuove opportunità di cooperazione per i mercati in via di sviluppo che investono nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture digitali.
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Con Kamala Harris alla Casa Bianca, le previsioni sui mercati finanziari si intrecciano strettamente con la continuità politica ed economica dell’amministrazione Biden, ma anche con la sua capacità di imprimere un segno distintivo su alcune aree chiave. Non solo: la fase di trasformazione che sta attraversando l’economia statunitense accende un faro sulle politiche economiche e fiscali che la futura presidente metterà in atto per l’impatto che potrebbero avere sulle azioni di Wall Street.
La transizione ecologica è uno dei temi emersi durante la campagna elettorale della Harris. Nonostante le critiche dei verdi che ritengono che non abbia fatto abbastanza, la Harris è una forte sostenitrice del Green New Deal e, da presidente, potrebbe ampliare i crediti d’imposta e gli incentivi per le aziende che investono in tecnologie ecologiche e energie pulite, a vantaggio di:
- Produttori di energie rinnovabili: imprese legate all’energia solare, eolica e idroelettrica.
- Veicoli elettrici: le politiche di Harris potrebbero spingere ulteriormente la transizione verso i veicoli a zero emissioni, beneficiando aziende produttrici di auto elettriche e fornitori di batterie e componenti critici.
- Tecnologie ambientali: aziende impegnate nella cattura del carbonio, efficienza energetica e gestione delle risorse naturali potrebbero vedere un aumento della domanda.
La Harris intende espandere l’accesso alla banda larga, specialmente nelle aree rurali. Questo tipo di iniziative potrebbe stimolare l’innovazione e la crescita nei seguenti settori:
- Telecomunicazioni e infrastrutture digitali: le aziende che operano nella costruzione di reti internet ad alta velocità e infrastrutture digitali potrebbero beneficiare degli investimenti in nuove connessioni.
- Tech per l’educazione e la sanità: piattaforme digitali di apprendimento e soluzioni per la sanità online potrebbero godere di una maggiore connettività e di politiche a favore della digitalizzazione.
Cavallo di battaglia della Harris, il tema delle politiche sociali, come il congedo familiare retribuito e l’assistenza all’infanzia a prezzi accessibili, è molto caro alla classe media. Questo potrebbe avere effetti positivi sui consumi interni grazie all’aumento del reddito disponibile per le famiglie. I settori che potrebbero beneficiarne sono quello della grande distribuzione, del commercio al dettaglio e le aziende di beni di consumo.
Le politiche fiscali di Harris potrebbero tuttavia aumentare le tasse per le imprese più grandi e per le famiglie ad alto reddito, in continuità con la linea seguita dall’amministrazione Biden. I settori più esposti sono:
- grandi società tecnologiche: aziende come Meta, Google, Nvidia, Microsoft, Apple potrebbero subire una maggiore pressione fiscale, con impatti sui profitti netti e sulle valutazioni in borsa.
- banche e istituzioni finanziarie: Harris potrebbe introdurre nuove regole per proteggere i consumatori, imponendo maggiori requisiti di trasparenza, con un conseguente aumento dei costi per le aziende del settore.
Sebbene durante l’ultimo dibattito pubblico contro Trump, la Harris abbia espresso sostegno agli investimenti in fonti di energia diverse, per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio straniero, è nota la sua posizione rigida nei confronti delle tecniche di estrazione come il fracking. Questo potrebbe penalizzare:
- petrolio e gas: aziende coinvolte nell’estrazione e produzione di petrolio e gas, soprattutto tramite fratturazione idraulica, potrebbero affrontare nuove restrizioni normative e una riduzione degli incentivi.
- big oil: le grandi compagnie petrolifere potrebbero subire un calo degli investimenti e dover affrontare un aumento delle pressioni regolatorie, con impatti negativi sulle loro performance azionarie.
3) Immigrazione
Harris ha descritto il muro al confine messicano di Trump come un “progetto di vanità medievale”, ma ha rafforzato le sue politiche liberali sull’immigrazione dopo essere diventata vicepresidente. Incaricata da Biden di affrontare le cause profonde della migrazione, ha visitato alcuni Paesi dell’America centrale e durante un viaggio in Guatemala nel 2021 ha detto ai potenziali migranti: “Non venite”.
L’incapacità dell’amministrazione Biden di arginare gli arrivi alla frontiera - oggi a numeri record - è infatti una delle linee di attacco principali dei repubblicani contro Harris.
La democratica ha delineato il suo piano per una riforma sull’immigrazione che prevede l’estensione dell’eligibilità alla cittadinanza a circa due milioni di migranti irregolari arrivati da bambini o con parenti in America, in netto contrasto con i piani di Trump per una deportazione di massa di tutti coloro che si trovavano illegalmente negli Stati Uniti .
In qualità di procuratore generale della California, nel 2015 ha dichiarato: “Purtroppo so cosa significa crimine…Un immigrato clandestino non è un criminale”.
In una sua visita al confine con il Messico nello stato chiave dell’Arizona lo scorso settembre, Harris ha esposto alcune misure per rafforzare i controlli sull’asilo che implementerebbe se dovesse vincere e diventare presidente degli Stati Uniti. “Prenderò ulteriori misure per mantenere chiuso il confine tra i porti di ingresso. Coloro che attraversano i nostri confini illegalmente saranno arrestati, espulsi e non potranno rientrare per cinque anni”, ha affermato. “Perseguiremo accuse penali più gravi contro i trasgressori recidivi e se qualcuno non presenta una richiesta di asilo presso un punto di ingresso legale e invece attraversa il nostro confine illegalmente, non potrà ricevere asilo”.
Promettendo un percorso verso la cittadinanza per molti migranti irregolari che si sono stabiliti negli Stati Uniti, ha aggiunto:
Respingo la falsa scelta che suggerisce che dobbiamo scegliere tra proteggere il nostro confine o creare un sistema di immigrazione che sia sicuro, ordinato e umano. Possiamo e dobbiamo fare entrambe le cose.
4) Assistenza sanitaria
La questione che ha davvero fatto naufragare Harris nel 2019 è stata quella legata all’assistenza sanitaria, a causa dei suoi tentativi confusi di trovare una via di mezzo tra il sistema finanziato interamente dai contribuenti proposto da Bernie Sanders, noto come Medicare for All, e un sistema assicurativo riformato basato sull’Obamacare, come proposto da Biden.
Harris sembrava inizialmente voler compiere una mossa a sinistra sostenendo il Medicare for All, ma poi ha pubblicato la sua versione che continuava a sostenere e salvaguardare le assicurazioni private. Di conseguenza quasi nessun democratico l’ha sostenuta.
In qualità di vicepresidente, Harris non si è espressa sulla questione sanitaria finché la Corte Suprema non ha annullato la sentenza Roe contro Wade ed è diventata la leader del Partito Democratico, spingendo per ripristinare l’accesso universale all’aborto.
Nel suo primo discorso come probabile candidata nel 2024, ha sottolineato la sua missione di “fermare la posizione estrema di Donald Trump sull’aborto”. Quello stesso giorno suo marito, Doug Emhoff, nell’ambito della campagna elettorale di sua moglie è stato inviato in visita in una clinica per l’aborto in Virginia, sottolineando che si tratta di un tema elettorale fondamentale, un comprovato elemento motivatore degli elettori.
5) Giustizia
Harris ha palesato il suo sostegno alla lotta contro la discriminazione razziale attaccando Biden in un dibattito del 2019 per essersi alleato con dei senatori segregazionisti e per essersi opposto alla proposta trasportare in autobus i bambini neri dalle aree povere alle scuole della classe media bianca, cosa che, a suo dire, avrebbe aiutato la sua istruzione.
Ha chiesto la fine delle pene minime obbligatorie, l’abolizione della cauzione in contanti e della pena di morte, affermando che hanno un impatto sproporzionato sugli imputati non bianchi. Dopo l’omicidio di George Floyd da parte della polizia nel 2020, ha sostenuto una legge che avrebbe reso più facile perseguire gli agenti di polizia, creando un registro nazionale delle cattive condotte della polizia e richiedendo della formazione sulla profilazione razziale per gli agenti di polizia. La legge non è stata approvata.
In passato è stata criticata dalla sinistra per il suo curriculum da procuratore generale della California, accusata di aver perseguito con troppo zelo gli imputati neri per reati di droga. Per questo motivo Harris ha corteggiato esplicitamente gli elettori neri, in particolare gli uomini, elettori democratici fedeli da tempo ma che potrebbero volgere la loro attenzione verso Trump secondo alcuni sondaggi. Il suo “programma di opportunità per gli uomini neri” include politiche come prestiti per imprenditori, sostegno all’istruzione e la legalizzazione dell’uso ricreativo della marijuana. Ha anche chiesto che le condanne per reati non violenti di marijuana vengano cancellate. A marzo, durante un confronto con il rapper Fat Joe, ha affermato che “nessuno dovrebbe andare in prigione per aver fumato erba”.
6) Ambiente
Nel 2019 Harris aveva presentato un piano di spessa da 10.000 miliardi di dollari per ridurre le emissioni di gas serra e arrivare a un’economia a zero emissioni entro il 2045. Ha anche chiesto una “tassa sull’inquinamento climatico” per “far pagare gli inquinatori per l’emissione di gas serra nella nostra atmosfera” e ha affermato che avrebbe istituito un Office of Climate and Environmental Justice Accountability indipendente.
Harris ha dichiarato di essere contraria al fracking e alle trivellazioni in mare aperto durante un forum della CNN sui cambiamenti climatici nel 2020, afferamando che avrebbe inoltre vietato le concessioni di combustibili fossili su terreni pubblici.
Da quando è diventata candidata democratica, Harris ha ritrattato, sottolineando che non si oppone più al fracking, un’industria importante nello stato indeciso della Pennsylvania . “Quello che ho visto è che possiamo crescere e possiamo sostenere un’economia di energia pulita e fiorente senza vietare il fracking”, ha dichiarato in un’intervista alla CNN.
7) Politica estera
Nel dicembre 2023 Harris ha affermato che “ Israele ha il diritto di difendersi e rimarremo fermi in questa convinzione”, aggiungendo:
Sosteniamo i legittimi obiettivi militari di Israele per eliminare la minaccia di Hamas.
Contemporaneamente, sostiene che Israele dovrebbe proteggere maggiormente i civili e a marzo ha chiesto una tregua immediata, esortando Israele a ottimizzare la fornitura di aiuti umanitari.
Harris sostiene fermamente l’azione difensiva dell’Ucraina contro la Russia, affermando durante un summit per la pace in Ucraina in Svizzera che “l’aggressione della Russia non è solo un attacco alla vita e alla libertà del popolo ucraino, non è solo un attacco alla sicurezza alimentare e alle forniture energetiche globali... [è] anche un attacco alle regole e alle norme internazionali”.
Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera tenutasi a febbraio, ha promesso il rispetto “ferreo” dell’articolo 5 della NATO, in base al quale un attacco a un membro dell’alleanza richiede che tutti gli altri membri intervengano in sua difesa.
Durante il dibattito tra i due candidati vicepresidenti nel 2020, ha criticato i dazi imposti da Trump sulle importazioni cinesi, affermando che i repubblicani stanno già perdendo la guerra commerciale con la Cina, che costerà centinaia di migliaia di posti di lavoro americani.
Sostiene anche Taiwan, affermando nel settembre 2022:
Continueremo a sostenere l’autodifesa di Taiwan, in linea con la nostra politica di lunga data.