Dexit, cos’è il piano per l’uscita della Germania dall’Unione Europea

Violetta Silvestri

04/02/2025

In una Germania in fermento per le elezioni del 23 febbraio, il progetto per l’uscita del Paese dall’Unione Europea si fa concreto con il programma dell’AfD. Cos’è la Dexit?

Dexit, cos’è il piano per l’uscita della Germania dall’Unione Europea

Si avvicinano le elezioni politiche in Germania, fissate per il 23 febbraio e il vento della Dexit inizia a soffiare, sulla scia dell’avanzata del partito di estrema destra AfD.

Il termine coniato per indicare l’uscita della Germania dall’Unione Europea - un chiaro richiamo alla Brexit del Regno Unito - non è più un tabù. Anzi, è tornato alla ribalta con la presentazione del programma elettorale di Alice Weidel, candidata alla cancelleria tedesca per Alternative für Deutschland. Tra le sue tante promesse - e discutibili proposte - c’è anche quella di un referendum per l’uscita della nazione tedesca dall’UE e dalla moneta unica, l’euro.

“Riteniamo necessario che la Germania lasci l’Unione Europea e crei una nuova comunità europea, ha più volte affermato Weidel.

L’appello è perfettamente calzante con lo slogan Germany First, che ha trovato eco in molti elettori turbati dall’economia in difficoltà del Paese. Il partito anti-immigrazione è dietro solo all’opposizione conservatrice guidata dai cristiano-democratici e supera tutti i partiti al governo, compresi i socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz. Sondaggi recenti indicano che l’AfD probabilmente si assicurerà il secondo posto alle elezioni, con oltre il 20% dei voti, a poca distanza dalla CDU e dal suo partito gemello, l’Unione cristiano-sociale (CSU).

Gli analisti affermano che l’AfD, un tempo considerata un’eccezione politica, è destinata a ottenere i maggiori guadagni elettorali nei suoi 12 anni di storia. Gli ultimi eventi accaduti nel Bundestag, inoltre, hanno confermato l’ormai “sdoganamento” dell’AfD dall’etichetta di partito anti-istituzionale e anti-democratico. Il leader della CDU Friedrich Merz, candidato a diventare il nuovo cancelliere della Germania, ha proposto una mozione per regole più severe in materia di immigrazione approvata con il sostegno dell’AfD.

Sebbene il progetto di legge sia stato infine respinto dal Bundestag il 31 gennaio, la decisione di Merz di rompere i ranghi e collaborare con l’AfD ha infranto un muro di protezione creato da tempo dai principali partiti politici del Paese, che impediva la cooperazione con l’estrema destra.

Ad accrescere ulteriormente la forza percepita dell’AfD, il miliardario della tecnologia Elon Musk, recentemente nominato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa della sua amministrazione, è intervenuto in modo diretto e inequivocabile a sostegno della Weidel.

Il progetto estremo di una Germania fondatrice e membro cardine dell’Unione fuori dalle istituzioni UE è quindi poco probabile, ma non impossibile. Al posto dell’UE, l’AfD vuole introdurre quella che chiama “Europa delle patrie”, un’associazione di Stati che comprenderebbe un mercato comune e una comunità economica e di interessi.

La svolta sarebbe epocale e dirompente non solo per la Germania, ma per tutti gli Stati europei.

Cos’è la Dexit e perché l’AfD propone l’uscita dall’UE?

L’idea della Dexit non è così nuova. Il concetto - che ricalca la Brexit del Regno Unito, andata in porto con l’uscita dell’UK dall’Unione Europea a gennaio 2020 - è il risultato di una estremizzazione dell’euroscetticismo da sempre alla base del partito AfD.

Weidel aveva affermato nel gennaio scorso che la Germania avrebbe potuto indire un referendum sull’adesione all’UE e che la Brexit era vista come un modello per il Paese. “Se non riusciamo a ripristinare la sovranità degli Stati membri dell’Ue, allora dovremmo lasciare che sia il popolo a decidere, come ha fatto il Regno Unito, dichiarava la leader.

Precedentemente, Björn Höcke, leader dell’AfD in Turingia e condannato per aver utilizzato slogan nazisti, aveva sponsorizzato una risoluzione per lo scioglimento dell’UE nel 2022.

La Dexit viene comunque disegnata come una soluzione di “estrema ratio” dagli stessi ideologhi e membri dell’AfD, da prendere davvero in considerazione solo se la proposta di riforma radicale dell’Unione Europea non riesce a concretizzarsi. Di cosa si tratta?

Nella campagna elettorale per il voto europeo di maggio, la strategia del partito di estrema destra si riassumeva nello slogan “Ripensare l’Europa come una Confederazione delle nazioni europee”.

L’AfD ha come obiettivo quello di combattere la “continua erosione della sovranità degli Stati nazionali. L’idea di base è di mantenere il mercato interno dell’UE, redditizio per la Germania, tagliando via la maggior parte dei progetti di coesione. L’attuale Unione deve essere sostituita da una nuova comunità economica e di interessi europea “senza la spinta dell’UE verso una maggiore centralizzazione e paternalismo”, secondo l’AfD.

Come obiettivo a medio termine, il partito si è prefissato di abolire il Parlamento europeo eletto in modo non democratico”. Finché l’UE non sarà riorganizzata nella prevista Confederazione di Stati nazionali, il Consiglio dovrebbe avere il potere legislativo, “vincolato dalle decisioni dei parlamenti nazionali”.

Le condizioni dettate dell’Afd per accettare l’UE invocano quindi cambiamenti radicali, che difficilmente potranno essere accolti senza riserve dalla popolazione tedesca e da altri partiti europei, anche se nazionalisti.

Intanto, però, nel clima da campagna elettorale che ormai si respira in Germania, Alice Weidel, la candidata a cancelliere di AfD, inasprisce i toni sull’argomento.

In una recente intervista rilasciata a Bloomberg TV ha affermato: “Ciò di cui abbiamo bisogno è il libero scambio tra i Paesi europei, ma non abbiamo bisogno di tutta questa burocrazia. La politica socialista dell’UE ha distrutto il meccanismo di mercato in Europa.”

Il riferimento più esplicito è al settore automobilistico tedesco in profonda crisi, che secondo lei è stato “derubato” dal divieto imposto dall’UE sulla vendita di nuovi veicoli con motore a combustione interna entro il 2035.

Ronald Gläser, portavoce dell’AfD a Berlino, mesi fa aveva rassicurato gli animi più inquieti su questa possibilià: “Sì, la Germania trae profitto dall’UE, ma crediamo che ne avremmo i vantaggi se giungessimo ad altri accordi. E quando gli economisti affermano che sarebbe una catastrofe economica, allora tutto quello che posso fare è chiedere: sono gli stessi che hanno detto che l’Europa e l’Inghilterra ne sarebbero state terribilmente colpite? Ricordo tutti gli scenari horror attorno alla Brexit, e tutto è andato più o meno liscio.”

In realtà, studi, analisi e valutazioni offrono un quadro diverso. Un rapporto pubblicato da Cambridge Econometrics a gennaio di quest’anno ha rilevato che la Brexit sta soffocando la crescita e l’occupazione nel Regno Unito, con una stima di tre milioni di posti di lavoro in meno nel Paese entro il 2035. Ma gli effetti sulla Germania di una Dexit potrebbero anche essere peggiori.

Germania fuori dall’UE: cosa accadrebbe?

Gli esiti di una Dexit per molti sarebbero apocalittici.

L’opinione comune è che la Germania sia il motore economico dell’Europa e anche un baluardo per le iniziative green e la difesa dei diritti, anche adesso che è diventata la “malata del vecchio continente” e che la retorica anti-immigrazione e anti-ambientalismo è in forte ascesa. Lo spirito stesso dell’Unione ne verrebbe tradito, smantellando quella visione comunitaria che è l’anima dell’UE.

Dall’altra parte c’è chi crede che senza la Germania tutti gli altri Paesi diventerebbero più ricchi. Le argomentazioni in tal senso sono semplici: senza l’export tedesco, le economie interne all’Ue venderebbero di più e quindi sarebbero più ricche. Verrebbero meno, inoltre, i diktat tedeschi sull’austerità che tanto hanno irritato e danneggiato le economie europee del Sud.

Tuttavia, ognuna di queste valutazioni appare inopportuna. Un serio dibattito su come riformare l’Ue passa attraverso una più efficiente collaborazione tra Stati, non nel sopravvento del nazionalismo estremo. Nessuno prova a immaginare un’Unione senza il suo centro, ovvero la Germania. Una cosa è certa: non sarebbe come la Brexit, sarebbe una crisi capace di generare caos nell’intera Europa.

Dexit, quale impatto sull’economia della Germania?

La stessa nazione tedesca verrebbe danneggiata dall’uscita dall’Ue. A tal proposito basterebbe valutare gli effetti della Brexit sull’economia del Regno Unito per capire la portata del fenomeno, che è stato assai complesso e in parte dannoso per Londra (più che per le imprese UeE).

Secondo l’Istituto economico tedesco (IW), l’uscita della Germania dall’UE costerebbe milioni di posti di lavoro e ridurrebbe significativamente la prosperità del Paese. In una nota di inizio anno gli esperti hanno calcolato che una Dexit causerebbe un calo del PIL reale del 5,6% dopo soli cinque anni. Ciò significa che la Germania perderebbe 690 miliardi di euro in creazione di valore durante questo periodo.

Inoltre, in quanto nazione esportatrice dipende dal commercio con altri Paesi, in particolare con altri membri dell’UE, hanno avvertito gli autori. Le aziende e i consumatori in Germania ne sentirebbero le conseguenze «chiaramente» e circa 2,5 milioni di posti di lavoro andrebbero persi.

L’Istituto austriaco per la ricerca economica (WIFO) ha aggiunto in un suo studio che le importazioni e le esportazioni di beni diminuirebbero di quasi il 20%, il che porterebbe a un calo del valore aggiunto reale nell’industria pari in media al 7%. I settori dei metalli, delle materie plastiche, dei prodotti chimici e degli alimenti sarebbero particolarmente colpiti.

In sintesi, lo studio afferma che i vantaggi economici derivanti dall’adesione all’UE per la Germania sono significativi e vanno ben oltre i contributi finanziari diretti.

“Si può criticare lo spreco di denaro, l’inefficienza e la burocrazia nell’UE, ma la conclusione è che è stato ormai scientificamente provato che nessun Paese trae così tanti benefici dall’UE quanto la Germania”, ha commentato il direttore generale dell’INSM Thorsten Alsleben.

Parole “pesanti” in un contesto di crisi profonda del sistema industriale tedesco. Sebbene lo scenario economico in Germania sia molto incerto e chiami in causa la debolezza Ue nelle politiche green, automobilistiche, di concorrenza, le sfide da vincere sono talmente complesse che la Dexit non sembra essere la soluzione.

La Dexit è davvero possibile?

Il dibattito è acceso in Germania sulla questione Dexit, che interroga il Paese sul suo stayo di crisi e sulla solidità delle sue radici.

Uscire effettivamente dall’UE non sarebbe così facile, poiché l’appartenenza della Germania è ancorata alla Costituzione tedesca, la Legge fondamentale . Anche se un futuro governo tedesco guidato dall’AfD dovesse dichiarare l’uscita della Germania dall’UE, sarebbe effettivamente incostituzionale, poiché una “Dexit” richiederebbe anche una maggioranza di due terzi nel parlamento tedesco.

Wolfgang Schroeder, politologo presso l’Università di Kassel, ha sottolineato che la posizione dell’AfD è coerente con la sua fondazione: il partito è emerso inizialmente nel 2013 come partito di economisti critici dei salvataggi dell’UE in seguito alla crisi dell’euro. Da allora, si è spostato ulteriormente a destra e verso l’anti-immigrazione, ma il suo euroscetticismo è rimasto, anche se ora è meno evidente.

“L’AfD è principalmente un partito nazionalista”, ha detto Schroeder a DW. “Si oppone alla globalizzazione, che ha sempre portato con sé un atteggiamento scettico nei confronti delle autorità internazionali. Per loro, tutte le organizzazioni internazionali come l’UE e l’ONU sono un pericolo per la vera volontà del popolo.”

La sua proposta di sostituire l’UE con un altro tipo di comunità internazionale è davvero contemplata come possibile, considerando i grattacapi economici e costituzionali che ciò causerebbe?

“Potremmo rispondere in due modi”, ha detto Schroeder. “Da un lato, potremmo dire che non lo intendono seriamente perché sanno di rappresentare una posizione minoritaria, quindi possono formularlo semplicemente per dipingere un quadro di un mondo diverso: non costa loro nulla dirlo”.

Personalmente, Schroeder ritiene che la posizione dell’AfD sia una scommessa a buon mercato a lungo termine: stanno scommettendo che sempre più Paesi saranno d’accordo con questo euroscetticismo e che in futuro ci sarà un nuovo sviluppo che andrà nella direzione dell’Eurasia, con nuove prospettive economiche e politiche. Dall’esito assai incerto.