Dopo il tavolo al Mimit, Electrolux congela per 50 giorni licenziamenti e chiusure in Italia. Si apre una trattativa che punta a una soluzione condivisa entro agosto.
Cinquanta giorni di tempo per scongiurare 1.719 esuberi. È questo il risultato più concreto uscito dal tavolo sulla vertenza Electrolux, andato in scena lunedì 15 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Dopo settimane di tensione e di prese di posizione contrarie da parte di lavoratori e istituzioni, la multinazionale svedese ha accettato di congelare il piano di licenziamenti e le chiusure degli stabilimenti italiani, impegnandosi a non procedere unilateralmente con le misure annunciate in primavera. La pausa apre una finestra di trattativa che dovrà chiudersi entro l’inizio di agosto, con l’obiettivo dichiarato di costruire una soluzione condivisa tra azienda, sindacati, governo ed enti territoriali.
Cosa sta succedendo a Electrolux: la tregua di 50 giorni
Il nodo riguarda il piano industriale presentato dalla società lo scorso 12 maggio, che prevedeva un netto ridimensionamento delle attività in Italia. Con la sospensione concordata al Mimit, le parti si sono date tempo fino alla prima settimana di agosto per individuare una via d’uscita condivisa che cancelli i 1.719 posti messi in discussione in primavera. Si apre così una tregua estiva, scandita da una serie di appuntamenti già in programma, con l’augurio del ministro Adolfo Urso che il negoziato si chiuda prima dello stop del 6-7 agosto.
A muovere lo scenario è stata la disponibilità manifestata dall’amministratore delegato per l’Italia, Massimiliano Ranieri, ad avviare quello che fonti sindacali e di governo descrivono come un percorso condiviso verso una soluzione alternativa. Dai vertici aziendali non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale, ma il cambio di passo rispetto alle posizioni delle settimane precedenti è apparso evidente a tutti i presenti.
Il piano da 1.700 esuberi e la chiusura di Cerreto d’Esi
Il progetto che ha innescato lo scontro punta a dimezzare la produzione italiana e a tagliare circa 1.700 posti di lavoro, pari al 40% degli addetti negli impianti del gruppo nel Paese. La misura più drastica riguarda lo stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche, destinato alla chiusura, mentre restano sotto osservazione i siti di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano) e Forlì, dove non si escludono interventi sull’organico.
Già nell’incontro del 25 maggio l’azienda aveva illustrato le linee guida del proprio piano, respinto sul nascere dai sindacati e dalle istituzioni, sia locali sia ministeriali, che ne avevano chiesto invano il ritiro definendolo inaccettabile e irricevibile. Al confronto di lunedì hanno preso parte, oltre alle sigle dei lavoratori e a Confindustria, anche le Regioni e i Comuni che ospitano le fabbriche, insieme a Urso e al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
In apertura dei lavori il titolare del Made in Italy aveva chiesto alla multinazionale di rinunciare alle iniziative annunciate e di sedersi davvero al confronto: “non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito, a valle di questo tavolo, un confronto vero e serrato al Mimit con tutte le parti, attraverso un programma ravvicinato di incontri, senza forzature ma con spirito collaborativo”. L’orizzonte indicato dal governo resta quello di una proposta industriale sostenibile in grado di proteggere impianti e posti di lavoro.
La posizione del governo e la reazione dei sindacati
Ciriani ha letto la disponibilità dell’azienda come un risultato parziale ma incoraggiante, definendola “un primo passo verso ciò che abbiamo fin da subito auspicato”. Il ministro ha però messo in guardia sulla strada ancora da percorrere: “Molto ancora resta da fare e da definire perché l’obiettivo che il Governo tutto, ed io in prima persona, abbiamo sempre perseguito è la tutela dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e per me di quello di Porcia in particolare”, con un riferimento esplicito al sito pordenonese.
Più articolata la risposta delle organizzazioni sindacali. Per la Fiom-Cgil, Michele De Palma ha parlato di “una tregua armata tra noi ed Electrolux”, ricordando che proprio lunedì era pronta l’apertura delle procedure di mobilità legate alla chiusura di Cerreto: “Li abbiamo fermati. Ma non siamo alla soluzione della vertenza”, ha avvertito, annunciando assemblee con i dipendenti.
Toni prudenti anche dalla Fim Cisl con Ferdinando Uliano, secondo cui nulla impedisce alla società di rimettere mano al progetto: “Non è che l’azienda fra qualche settimana si sveglia e comunica che riprende in mano il vecchio piano”. Il sindacalista ha chiesto che gli impegni di Regioni e governo su energia e regole europee diventino concreti, “altrimenti ci troveremmo di fronte a un teatro”.
Le voci della politica
Dal fronte parlamentare il Pd ha invitato l’esecutivo a sfruttare il tempo guadagnato per tornare al confronto con argomenti solidi, come scritto in una nota da Susanna Camusso, Debora Serracchiani e Vinicio Peluffo dopo la partecipazione al secondo vertice sulla vicenda.
Il Movimento 5 Stelle, attraverso i parlamentari delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, ha rilanciato il tema della competitività degli elettrodomestici prodotti in Italia e l’idea di un “Made in Eu”, definendo la partita ancora aperta. Da Fratelli d’Italia, il presidente della commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto ha salutato il risultato come un passo avanti importante, accolto comunque con cautela e senso di responsabilità.
Marche e Lombardia, i territori in attesa
All’incontro per la Regione Marche erano presenti il presidente Francesco Acquaroli e l’assessore al Lavoro Tiziano Consoli. Acquaroli ha ringraziato governo e ministero per l’attenzione dedicata al caso, indicando come bussole del percorso la difesa dell’occupazione e la tutela della capacità industriale rappresentata dal sito Electrolux, considerato un patrimonio strategico per il territorio e per l’intera filiera manifatturiera nazionale. La Regione ha confermato che continuerà a seguire l’evoluzione della trattativa restando accanto ai lavoratori e ai territori coinvolti.
Sul versante lombardo, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pizzighini ha accolto positivamente la frenata dell’azienda, pur chiedendo una risposta che vada oltre la pausa estiva. “La decisione di Electrolux di sospendere per 50 giorni il piano di licenziamenti e le chiusure annunciate rappresenta un primo segnale positivo e il risultato del lavoro portato avanti dalle istituzioni, dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori, che in queste settimane hanno giustamente alzato la voce per difendere il proprio futuro. Accogliamo con favore la disponibilità dell’azienda ad aprire un confronto per individuare misure condivise”, ha dichiarato.
La consigliera ha quindi insistito sulla necessità di un esito strutturale: “Si tratta di un primo passo. Adesso occorre lavorare a una soluzione strutturale e definitiva che possa tutelare il lavoro, i lavoratori e le loro famiglie, salvaguardando al tempo stesso il tessuto produttivo, economico e sociale della Lombardia. La sospensione delle procedure deve diventare l’occasione per costruire un percorso credibile di rilancio industriale e di mantenimento dei livelli occupazionali”.
Le prossime settimane saranno decisive: il calendario di incontri al ministero dovrà trasformare la sospensione in prospettive industriali e occupazionali durature, evitando che la tregua si riduca a un semplice rinvio.