Cosa rischiano De Laurentiis e il Napoli con le indagini per bancarotta

Simone Micocci

7 Luglio 2026 - 11:54

Luigi e Aurelio De Laurentis indagati per bancarotta: gli inquirenti chiedono il fallimento del Bari. E potrebbe esserci anche un coinvolgimento del Napoli.

Cosa rischiano De Laurentiis e il Napoli con le indagini per bancarotta

Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta: la notizia è di quelle che scuotono la mattinata e l’animo dei tifosi, specialmente quelli del Napoli, preoccupati per le possibili conseguenze di un’accusa nei confronti del loro presidente, nonché artefice dei successi ottenuti negli ultimi anni dalla squadra partenopea.

Ma essendo una notizia di questa mattina, e fermo restando che le indagini sono ancora in corso e che al momento non si conoscono gli eventuali elementi a sostegno dell’accusa, è bene specificare che quando si risponde alla domanda su cosa rischia De Laurentiis, così come sulle eventuali conseguenze per il Napoli, ci si muove nel campo delle ipotesi.

La presunzione di innocenza è doverosa e, come già accaduto in altre situazioni, è bene attendere l’evoluzione delle indagini prima di spingersi troppo oltre. L’accusa, comunque, è nota - bancarotta fraudolenta e non solo - e pertanto si può fare chiarezza su quali potrebbero essere gli scenari nel caso in cui dovesse essere effettivamente accertata una responsabilità delle parti coinvolte.

Perché Luigi e Aurelio De Laurentiis risultano indagati

Le ragioni delle indagini a carico della famiglia De Laurentiis, che hanno portato a una serie di perquisizioni nelle sedi di Napoli e Bari, altra società di proprietà del gruppo ma con risultati sportivi ben diversi rispetto a quelli della squadra partenopea, riguardano la gestione finanziaria del club pugliese, per il quale la Procura ha presentato richiesta di fallimento, oggi formalmente indicata come apertura della liquidazione giudiziale.

Nel dettaglio, si indaga sul presunto falso in bilancio per il 2024 e sull’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Tutto nasce da un’analisi dei bilanci del Bari, società di cui Luigi De Laurentiis, figlio di Aurelio, è presidente. Il club da anni registra perdite sistematiche: tra il 2019 e il 2025, secondo quanto emerso, si sarebbero accumulate perdite per circa 30 milioni di euro.

A questo si aggiunge un indebitamento importante, rispetto al quale mancherebbe un chiaro piano di risanamento dei conti. Saranno adesso le indagini a chiarire quanto vi sia effettivamente di illegittimo e se, in questa vicenda, possa aver avuto un ruolo anche il Napoli.

Il punto più delicato riguarda infatti alcune operazioni tra società riconducibili alla stessa galassia familiare. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si concentra sul caso di Elia Caprile, portiere oggi al Cagliari, che nell’estate del 2023 passò dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro.

Secondo il meccanismo ricostruito dalla Procura, il Bari aveva acquistato il cartellino di Caprile dal Leeds Fc, prevedendo però dei bonus da riconoscere al club inglese in caso di futura rivendita. Successivamente, quando il Bari ha ceduto il calciatore al Napoli, non sarebbe stata inserita nel contratto alcuna clausola a favore del club pugliese sui guadagni futuri derivanti da un’eventuale nuova cessione.

Ed è proprio qui che, secondo i magistrati, si concentrerebbe il problema. Caprile è poi passato al Cagliari in un’operazione dal valore indicato in circa 8 milioni di euro: una cifra ben superiore rispetto ai 2,2 milioni riconosciuti dal Napoli al Bari. Se nel contratto tra Bari e Napoli fosse stata prevista una percentuale sulla futura plusvalenza, il club pugliese avrebbe potuto incassare ulteriori somme. Invece, secondo l’ipotesi accusatoria, il Bari sarebbe rimasto escluso da quel guadagno proprio mentre i suoi conti erano in forte difficoltà.

Nel dettaglio, nel decreto richiamato dalla Guardia di Finanza si legge che nel bilancio del Bari sarebbero stati esposti “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero” oppure sarebbero state omesse informazioni necessarie per una corretta valutazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società.

È bene ribadire che si tratta, al momento, di ipotesi investigative. Le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti e resta ferma la presunzione di innocenza. Tuttavia, è da questa ricostruzione che nasce il sospetto degli inquirenti: il Bari, già in grave sofferenza economica, avrebbe compiuto operazioni considerate poco coerenti con l’interesse della società, favorendo indirettamente il Napoli, cioè l’altra società della famiglia De Laurentiis.

Cosa rischiano De Laurentiis, il Bari e il Napoli

Fermo restando che le accuse dovranno essere dimostrate, le possibili conseguenze in caso di accertamento delle responsabilità sono diverse e si muovono su due piani: quello della giustizia ordinaria e quello della giustizia sportiva.

Sul piano ordinario, il primo rischio riguarda il Bari. La Procura ha infatti chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale, quella che un tempo veniva indicata più comunemente come fallimento. Se il Tribunale dovesse accertare lo stato di insolvenza della società, si aprirebbe quindi una procedura destinata a verificare la situazione patrimoniale del club, analizzando debiti accumulati e la possibilità di soddisfare i creditori.

Diversa è invece la posizione di Luigi e Aurelio De Laurentiis. Nel caso in cui l’ipotesi accusatoria venisse confermata, potrebbero essere chiamati a rispondere dei reati contestati, tra cui la bancarotta fraudolenta, per il quale la legge prevede la reclusione da 3 a 10 anni, naturalmente solo in caso di condanna definitiva e dopo l’accertamento delle responsabilità personali.

C’è poi il piano della giustizia sportiva, che però al momento va tenuto separato. L’eventuale irregolarità dell’operazione Caprile, sempre se dovesse essere accertata, potrebbe infatti interessare anche la Procura federale, soprattutto se venisse ritenuto che il Napoli abbia avuto un vantaggio dall’operazione con il Bari, società appartenente alla stessa galassia familiare.

In quel caso, il riferimento potrebbe essere l’articolo 4, comma 1, del Codice di giustizia sportiva della Figc, che impone ai soggetti dell’ordinamento federale il rispetto dei principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto riferibile all’attività sportiva. Da qui potrebbero derivare sanzioni anche per le società coinvolte, con le sanzioni sportive che, a seconda della gravità dei fatti, possono andare dall’ammenda alla penalizzazione in classifica, fino a misure più pesanti nei casi più gravi. Per i dirigenti, invece, si potrebbe arrivare anche a sanzioni personali come l’inibizione temporanea.

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