Il Consiglio Ue ha dato il via libera al divieto di importare gas russo a partire dal 2027. Da Mosca parlano di decisione sconsiderata.
Lunedì scorso i 27 Stati membri dell’Unione Europea, riuniti in Consiglio, hanno approvato il regolamento che vieta progressivamente l’importazione di gas dalla Russia. Gli unici Paesi a votare contro sono stati Ungheria e Slovacchia, mentre la Bulgaria ha scelto di astenersi.
Il regolamento appena approvato rappresenta una tappa fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi del piano REPowerEU, che mira a porre fine alla dipendenza dell’UE dall’energia russa.
In concreto, il testo stabilisce il divieto di importazione in Europa sia di gas trasportato via gasdotto sia di GNL russo. Il provvedimento inizierà ad applicarsi sei settimane dopo l’entrata in vigore del regolamento, mentre per i contratti ancora attivi è previsto un periodo transitorio. Lo stop sarà graduale e porterà alla cessazione totale delle importazioni entro il 2027. Nel dettaglio, il GNL russo sarà vietato a partire dal 1° gennaio 2027, mentre il gas via gasdotto dal 30 settembre dello stesso anno. Va comunque ricordato che, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, le importazioni di gas dalla Russia erano già diminuite in modo significativo.
Da quel momento, l’Unione europea ha deciso di accelerare il percorso di uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili provenienti da Mosca.
Da allora, le forniture russe di petrolio e gas verso l’UE si sono ridotte drasticamente. Nel 2025, in particolare, le importazioni di petrolio dalla Russia sono scese sotto la soglia del 3%, grazie al regime di sanzioni introdotto. Diversa, però, la situazione sul fronte del gas: nello stesso anno, il metano russo rappresentava ancora circa il 13% delle importazioni europee, per un valore stimato superiore ai 15 miliardi di euro all’anno.
Questa dipendenza residua continua a esporre l’Unione europea a rischi rilevanti, sia sul piano economico sia su quello della sicurezza energetica, rendendo cruciale la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.
Sanzioni per chi non rispetterà il divieto
Il regolamento prevede inoltre che, in caso di emergenza, possa essere concessa una sospensione temporanea del divieto per un massimo di quattro settimane. Sono previste anche sanzioni severe per chi non rispetterà lo stop alle importazioni.
La violazione delle nuove regole potrà comportare multe molto elevate: fino ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche e almeno 40 milioni per le aziende. In alternativa, le sanzioni potranno arrivare fino al 3,5% del fatturato annuo globale della società o al 300% del fatturato stimato dell’operazione coinvolta.
Entro il 1º marzo 2026, gli Stati membri dell’UE dovranno presentare piani nazionali per ridurre e diversificare le fonti di approvvigionamento del gas, indicando anche le criticità legate alla progressiva sostituzione delle forniture russe. Le imprese saranno inoltre obbligate a comunicare alle autorità nazionali e alla Commissione europea tutti i contratti ancora in essere relativi al gas russo. Un analogo obbligo di pianificazione riguarderà anche i Paesi che continuano a importare petrolio dalla Russia.
La risposta della Russia
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La Russia ha reagito duramente all’approvazione del regolamento. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito la decisione «estremamente sconsiderata dal punto di vista degli interessi economici» dei Paesi europei.
Ancora più critica la posizione della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui gli Stati membri dell’UE avrebbero «rinunciato alla propria libertà» approvando il divieto di importazione del gas russo a partire dal 2027. In un’intervista all’emittente Zvezda, ripresa dall’agenzia Tass, Zakharova ha affermato che solo il tempo dirà se i Paesi europei diventeranno «vassalli soddisfatti o schiavi scontenti», ribadendo comunque che si tratta, a suo avviso, di una scelta che comporta una perdita di autonomia strategica.
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