Shut-in economy: cos’è e perché ne sentiremo parlare sempre di più

Già in espansione considerevole, la shut-in economy può prendersi una parte centrale della scena economica globale sulla scia del coronavirus. Ecco cos’è

Shut-in economy: cos'è e perché ne sentiremo parlare sempre di più

Cos’è la shut-in economy? Seppure relativamente nuovo come concetto, sta assumendo una posizione centrale nella quotidianità delle persone, specie sull’onda della pandemia di coronavirus in corso, e tutta la conseguente serie di restrizioni dei movimenti ormai a livello mondiale.

Letteralmente “economia chiusa”, o meglio “economia tra i confini”, fa riferimento a tutto ciò che è on demand, ordinato da casa, chiesto e usufruito online. Già prima che il virus rivoluzionasse gli stili di vita in diversi Paesi, la shut-in economy registrava una considerevole ascesa.

Ora, con una buona fetta di popolazione costretta in casa, diventa protagonista di aspetti sempre più variegati e importanti, può mostrarsi in grado di mandare avanti imprese e garantire servizi che, fino a pochi anni fa, era impossibile pensare come telematici.

E se il pensiero di molti è che, terminata l’emergenza sanitaria, la ripresa della quotidianità e di conseguenza dell’economia tradizionale sarà brusca, c’è da fare i conti anche con un inevitabile cambiamento nelle abitudini e l’onda lunghissima, probabilmente inarrestabile, di una shut-in economy destinata a restare.

Shut-in economy: una rivoluzione delle nostre vite

Qualche giorno fa, il Telegraph ha evidenziato come storicamente la fine di un’epidemia porti sempre con sé una ripresa brusca dell’economia, una ripartenza accelerata dei consumi.

Si pensi - argomenta il quotidiano britannico - al “boom dilagante” registrato negli anni Venti dopo la terribile influenza spagnola. In questo senso, non è difficile immaginare la reazione delle persone dopo un’isolamento di mesi, quando riapriranno pub, teatri, cinema, discoteche.

Dall’altra parte però lo stesso Telegraph - prima di elaborare stime su un’eventuale ripresa - invita a confrontarsi con i numeri: Goldman Sachs prevede per i Paesi più colpiti un crollo della domanda che può condurre verso una riduzione del PIL dal 2,4% fino a più del 5%.

Questo vuol dire che molte imprese non ce la faranno, mentre quelle che riusciranno a resistere dovranno necessariamente reinventare i loro business. La shut-in economy rientra esattamente in questa logica di riadattamento.

Basta leggere anche la recente analisi realizzata dal MIT Technology Review, “We’re not going back to normal”. Nel prefigurare l’onda lunghissima che il coronavirus avrà probabilmente su scala globale, parla di cambiamenti destinati a restare:

“Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto ciò che facciamo: come lavoriamo, facciamo sport, socializziamo, acquistiamo, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei membri della famiglia.
Vogliamo tutti che le cose tornino rapidamente alla normalità, ma quello che la maggior parte di noi probabilmente non ha ancora realizzato - e lo farà presto - è che le cose non torneranno alla normalità dopo alcune settimane o mesi. Alcune cose non torneranno mai come prima”,

si legge nel lungo report targato MIT Technology Review, a firma di Gideon Lichfield.

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