Il mega trend di crescita del BTP si sarebbe interrotto proprio nel momento in cui il conflitto in Medio Oriente ha rimesso in discussione ogni previsione.
I motivi dietro questa frenata sarebbero piuttosto chiari, eppure c’è un dettaglio che in pochi notano: quegli stessi motivi continuerebbero ad essere presenti anche oggi, e in prospettiva potrebbero indicare tutt’altro che un rialzo.
Ma se si osserva la situazione da un’angolazione diversa, meno battuta ma che in passato avrebbe funzionato più di una volta, proprio queste notizie negative potrebbero nascondere l’innesco di un nuovo movimento rialzista. Vale la pena guardare più a fondo.
Perché il conflitto in Medio Oriente avrebbe cambiato le carte in tavola
Il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente avrebbe contribuito a spostare verso l’alto le aspettative inflazionistiche, e con esse le previsioni sui tassi tanto della BCE quanto della Fed. La causa principale sarebbe da ricercare nella componente energetica: quando il rischio geopolitico sale, il mercato tende a prezzare in anticipo un possibile rincaro dei costi dell’energia.
Per un momento sembrava che la situazione si fosse ricomposta, quando Trump ha iniziato a parlare apertamente di una possibile tregua. Ma la verità sarebbe sotto gli occhi di chiunque faccia rifornimento: i prezzi energetici non starebbero effettivamente calando. C’è quella che potremmo definire una vera e propria guerra sulle accise, fatta di sconti che vanno e vengono, ma il problema di fondo sembrerebbe tutt’altro che risolto.
E qui entra in gioco il meccanismo che lega inflazione e obbligazioni: se le aspettative di inflazione salgono, salgono anche i rendimenti richiesti dagli investitori, e quando i rendimenti salgono i prezzi dei BTP, per pura matematica finanziaria, tendono a scendere. Negli ultimi due mesi questo braccio di ferro avrebbe prodotto un movimento oscillatorio piuttosto marcato, con fasi di ribasso e rimbalzo che si sono susseguite a un ritmo insolito.
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Come le aspettative si muovono con le parole di Trump
Un aspetto che meriterebbe attenzione è quanto le aspettative di mercato sembrino oggi legate, più che ai dati macro puri, alle dichiarazioni pubbliche. Ogni volta che cambia il tono sulla possibile tregua, cambia anche il prezzo delle obbligazioni.
In prospettiva, però, non risulterebbero essere stati comunicati cambiamenti particolarmente significativi. Questo significherebbe che i rendimenti continuerebbero ad adattarsi alle attuali attese inflazionistiche, in un contesto europeo dove l’inflazione sembrerebbe mantenersi su livelli difficilmente compatibili con un allentamento immediato della politica monetaria.
Il target BCE e la compressione dei prezzi obbligazionari
Quando l’inflazione si mantiene sopra il target dichiarato dalla BCE, difficilmente si creano le condizioni percepite dal mercato come favorevoli a nuovi tagli dei tassi. E quando questo scenario si consolida, i prezzi delle obbligazioni, BTP compresi, tendono a subire una pressione al ribasso, o quantomeno a restare compressi più a lungo di quanto molti risparmiatori vorrebbero.
Il pattern nascosto nel prezzo del BTP a 10 anni
C’è però un elemento che le notizie di superficie difficilmente raccontano. Osservando il prezzo delle scadenze decennali italiane, magari rappresentate attraverso un aggregatore come un ETF di Amundi, emergerebbe un pattern che si sarebbe già ripresentato più volte in passato.
In altre parole, sarebbe vero che oggi le aspettative appaiono negative, ma il prezzo sarebbe sceso su livelli che, storicamente, in più occasioni avrebbero anticipato un successivo repricing delle attese, anche quando quel repricing non sembrava del tutto giustificato dai fondamentali. Si tratterebbe, in gergo tecnico, di un pattern ricorrente, o quantomeno di un’evidenza statistica che meriterebbe di essere osservata con attenzione.
L’RSI a 14 periodi e le zone di potenziale minimo
Su un timeframe giornaliero, applicando un RSI a 14 periodi, uno degli indicatori di momentum più utilizzati nell’analisi tecnica, si potrebbero intravedere delle potenziali zone di minimo. E secondo questa lettura, oggi ci si potrebbe trovare proprio in una di quelle zone.
Vale la pena spiegare di cosa si tratta. L’RSI (Relative Strength Index) è un oscillatore che misura la velocità e l’ampiezza dei movimenti di prezzo su una scala da 0 a 100: quando scende sotto una certa soglia, convenzionalmente indicherebbe una condizione di ipervenduto, ovvero una fase in cui il ribasso potrebbe aver esaurito parte della sua spinta.
Applicarlo al mercato obbligazionario è però un’operazione delicata, perché i BTP non seguono logiche prettamente tecniche, ma relazioni matematiche dirette tra tassi e prezzo. Per questo motivo, la correlazione tra un segnale RSI e un possibile minimo di prezzo resterebbe una correlazione statistica, non una certezza fondata su meccanismi di mercato garantiti.
Detto questo, si tratterebbe comunque di un’evidenza osservabile, che si sarebbe ripresentata più volte in passato. Il fatto che sia visibile non significa che debba necessariamente ripetersi, ma resta un elemento che ognuno potrebbe scegliere se utilizzare o meno come possibile driver nelle proprie valutazioni.
AMUNDI ITALY BTP GOVERNMENT BOND 10Y - UCITS ETF Acc
Grafico a candele dell'AMUNDI ITALY BTP GOVERNMENT BOND 10Y - UCITS ETF Acc. Fonte: baha.com
Cosa portare a casa da questa analisi
Chi possiede BTP, o sta valutando di acquistarne, si troverebbe oggi di fronte a uno scenario tutt’altro che scontato. Da un lato ci sarebbero pressioni inflazionistiche reali, legate a un contesto geopolitico che non sembra essersi affatto risolto. Dall’altro, alcuni pattern storici e tecnici potrebbero suggerire che il mercato si trovi in una fase potenzialmente più delicata di quanto le notizie di superficie lascino intendere.
Nessuno può sapere con certezza come si muoverà il mercato obbligazionario nei prossimi mesi, e chiunque affermi il contrario andrebbe guardato con un minimo di scetticismo. Quello che si può fare, forse, è osservare con lucidità i segnali disponibili, senza lasciarsi guidare dall’urgenza o dalla paura di restare fuori da un movimento. Il rischio, in questo momento, sembrerebbe più alto della media storica, e proprio per questo meriterebbe di essere gestito con prudenza, non inseguito con foga.