Che cos’è lo SPID e a cosa serve ancora nel 2026

Money.it Guide

16 Gennaio 2026 - 17:41

Cosa significa SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale? Come funziona e, soprattutto, cosa si può fare con esso? Ecco vantaggi e funzionalità da conoscere

Che cos’è lo SPID e a cosa serve ancora nel 2026

Nonostante i continui annunci sulla sua possibile dismissione e le polemiche legate ai costi introdotti da alcuni gestori, lo SPID resta ancora nel 2026 uno degli strumenti digitali più utilizzati dagli italiani. Secondo le stime ufficiali, oltre 40 milioni di cittadini hanno già usato almeno una volta lo SPID per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione, un traguardo che ha permesso all’Italia di raggiungere in anticipo gli obiettivi europei sulla digitalizzazione dell’identità.

Negli ultimi mesi, però, il dibattito si è riacceso. La decisione di Poste Italiane di rendere a pagamento PosteID SPID, con un canone annuo di 6 euro a partire dal secondo anno, ha riportato al centro una domanda che molti si pongono: a cosa serve davvero lo SPID oggi, e conviene ancora averlo? Una domanda più che legittima, soprattutto in un contesto in cui il Governo ha confermato il graduale passaggio alla Carta d’Identità Elettronica (CIE) e al nuovo IT Wallet integrato nell’app IO.

Eppure, nel presente, lo SPID continua a essere una chiave di accesso fondamentale. Con una sola identità digitale è ancora possibile entrare in oltre 5.300 servizi online pubblici e privati, gestire pratiche con l’INPS, dialogare con l’Agenzia delle Entrate, accedere al Fascicolo Sanitario Elettronico e richiedere bonus e agevolazioni. La sua forza resta la semplicità: una username, una password e un secondo fattore di sicurezza per dialogare con lo Stato senza code e senza carta.

Nel 2026, dunque, lo SPID non è scomparso, ma sta vivendo una fase di transizione. Capire come funziona oggi, cosa permette ancora di fare e quali alternative si stanno affermando è essenziale per orientarsi nel nuovo scenario dell’identità digitale italiana.

Che cos’è lo SPID e come funziona nel 2026

Oggi, in Italia, lo SPID rappresenta ancora una identità digitale riconosciuta a livello nazionale ed europeo, seppur destinata a un graduale superamento. Il Sistema Pubblico di Identità Digitale è un insieme di credenziali informatiche che consente a cittadini e imprese di essere identificati con certezza quando accedono ai servizi online.

In termini pratici, lo SPID è un’identità digitale composta da username e password, associata in modo univoco alla persona fisica o giuridica. È stata introdotta ufficialmente nel 2016 su iniziativa dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), con l’obiettivo di semplificare e uniformare l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione e dei soggetti privati aderenti.

Il funzionamento è semplice: quando un cittadino tenta di accedere a un servizio online, viene reindirizzato al proprio Identity Provider (come Poste, Aruba o Sielte), che verifica l’identità e autorizza l’accesso. Questo meccanismo evita la creazione di credenziali diverse per ogni sito e riduce i rischi legati alla gestione di molte password.

Nel 2026, lo SPID resta valido anche per l’accesso ai servizi digitali dell’Unione Europea, grazie ai sistemi di interoperabilità previsti dai regolamenti eIDAS. Ciò consente, ad esempio, di identificarsi su portali pubblici di altri Paesi UE senza dover creare nuovi account.

I tre livelli di sicurezza dello SPID

La struttura dello SPID prevede tre livelli di sicurezza progressivi, ciascuno adatto a specifiche esigenze di protezione.

  • Livello 1: autenticazione base tramite username e password. Utilizzato principalmente per servizi informativi con impatto limitato.
  • Livello 2: autenticazione a due fattori che richiede, oltre a username e password, un codice temporaneo (OTP) inviato via SMS o generato da un’app dedicata. Questo è il livello più diffuso, utilizzato per la maggior parte dei servizi pubblici.
  • Livello 3: massima sicurezza con autenticazione a tre fattori che include anche l’utilizzo di una smart card con certificato digitale. Riservato a servizi che trattano dati estremamente sensibili.

I primi due livelli sono generalmente gratuiti per tutti i cittadini, mentre il terzo potrebbe comportare costi aggiuntivi a seconda del gestore scelto.

SPID, CIE e CNS: cosa cambia nel 2026

Nel 2026 lo SPID coesiste ancora con la CIE (Carta d’Identità Elettronica) e la CNS (Carta Nazionale dei Servizi), ma il suo ruolo è cambiato.

La CIE, rilasciata dal Ministero dell’Interno, è sempre più centrale perché rappresenta un’identità digitale statale, fisica e virtuale allo stesso tempo. La CNS, invece, resta uno strumento residuale, legato soprattutto alla tessera sanitaria.

La differenza chiave è che lo SPID è gestito da provider privati, mentre la CIE è completamente pubblica. Questo ha spinto il Governo a puntare su quest’ultima come soluzione unica nel medio periodo, anche per ridurre i costi di gestione e aumentare il controllo sui dati.

Nonostante si sia discusso di un possibile «spegnimento» dello SPID a favore della CIE, attualmente i tre sistemi continuano a coesistere, offrendo agli utenti diverse opzioni in base alle loro esigenze specifiche di sicurezza e praticità.

Come ottenere lo SPID: guida passo-passo

Ottenere lo SPID nel 2026 è un processo strutturato che richiede alcuni passaggi fondamentali. Vediamo insieme cosa serve e come procedere per attivare questo strumento digitale sempre più indispensabile nella vita quotidiana.

Documenti necessari per richiedere lo SPID

Innanzitutto, per richiedere lo SPID sono necessari:

  • un documento di riconoscimento italiano valido (carta d’identità, passaporto o patente)
  • la tessera sanitaria o il tesserino del codice fiscale (oppure i rispettivi certificati di attribuzione);
  • un indirizzo email personale (non condiviso con altre identità SPID);
  • un numero di cellulare ad uso personale.

È importante sottolineare che l’email e il numero di cellulare devono essere strettamente personali. Inoltre, è sconsigliabile utilizzare indirizzi email e numeri telefonici aziendali, poiché la perdita di accesso a questi strumenti potrebbe compromettere l’utilizzo dello SPID.

I gestori di identità digitale accreditati nel 2026

Nel 2026, i gestori di identità digitale (Identity Provider) accreditati dall’AgID sono: Aruba, InfoCert, Intesi Group, Lepida, Namirial, Poste Italiane, Register, Sielte, TeamSystem, InfoCamere ed EtnaID. L’elenco può variare in base alle convenzioni attive con lo Stato. Ciascun provider offre diverse modalità per richiedere e ottenere lo SPID.

Metodi di riconoscimento: di persona, online e via webcam

Per completare la procedura di attivazione SPID, è necessario verificare la propria identità attraverso uno dei seguenti metodi.

  • Di persona presso gli uffici dei gestori o presso pubbliche amministrazioni abilitate
  • Via webcam con un operatore messo a disposizione dal provider.
  • Con Carta d’Identità Elettronica (CIE) o passaporto elettronico, tramite app dei gestori.
  • Con CIE, Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o firma digitale utilizzando un lettore.

I metodi automatici con CIE o CNS sono generalmente gratuiti.

Quanto costa fare lo SPID nel 2026

A partire dal 2025, alcuni gestori hanno introdotto costi per lo SPID. Ad esempio, Aruba richiede un canone annuale di 5,98 euro per il rinnovo dell’identità digitale. In questo caso, l’introduzione di un corrispettivo per il rinnovo del servizio SPID nasce dall’esigenza di garantirne la sostenibilità economica e dare continuità alla sua evoluzione tecnologica.

Dal 2026, poi, come detto anche Poste Italiane applica un canone di 6 euro l’anno a partire dal secondo anno di attivazione, con esenzioni per over 75, minorenni, residenti all’estero e SPID professionali. Anche InfoCert prevede costi simili.

Restano però provider che offrono SPID gratuito se si utilizza l’identificazione digitale:

  • SielteID: gratuito con CIE, CNS o firma digitale;
  • Lepida ID: gratuito con riconoscimento online;
  • Namirial: versione base gratuita per privati;
  • TeamSystem / EtnaID: gratuito tramite CIE o CNS;
  • InfoCamere ID: gratuito per imprese e legali rappresentanti.

Per quanto riguarda i metodi di riconoscimento, quelli gratuiti includono l’identificazione tramite CIE con PIN, CNS o firma digitale presso la maggior parte dei provider. Le opzioni a pagamento variano: il riconoscimento via webcam costa circa 10-15 euro con Poste Italiane, 19,90 euro con Aruba e può arrivare fino a più di 50 euro con Register.

A cosa serve lo SPID ancora oggi? Servizi e funzionalità attive nel 2026

Dal punto di vista normativo e tecnico, lo SPID è ancora una delle tre credenziali ufficiali riconosciute dallo Stato per l’accesso ai servizi digitali, insieme a CIE e CNS. Ciò significa che la quasi totalità dei portali istituzionali – da quelli nazionali a quelli regionali e comunali – continua a consentire l’autenticazione tramite SPID senza limitazioni. Per molti utenti, soprattutto quelli che lo utilizzano da anni, resta la modalità più familiare e immediata.

Con lo SPID è ancora possibile accedere a oltre 5.300 servizi online, un numero che include piattaforme centrali e servizi locali. Tra questi rientrano tutti i principali portali della Pubblica Amministrazione, come INPS, Agenzia delle Entrate, Regioni, Comuni, Università ed enti previdenziali e assistenziali.

Lo SPID consente di presentare istanze digitali che hanno lo stesso valore legale di una firma autografa, semplificando procedure che un tempo richiedevano appuntamenti, modulistica cartacea e lunghe attese.

Uno degli ambiti in cui lo SPID resta particolarmente rilevante nel 2026 è quello sanitario. Attraverso l’autenticazione SPID è ancora possibile accedere al Fascicolo Sanitario Elettronico, consultare referti, esami diagnostici, prescrizioni e ricette elettroniche, verificare il proprio storico clinico e gestire servizi fondamentali come la scelta o il cambio del medico di base e del pediatra. Per molte persone, soprattutto anziani e cittadini fragili che hanno già familiarità con questo strumento, lo SPID rappresenta una porta d’accesso consolidata alla sanità digitale.

Anche sul fronte fiscale lo SPID mantiene una centralità importante. L’accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate avviene ancora regolarmente tramite identità digitale, consentendo di consultare la propria posizione tributaria, gestire i pagamenti, verificare cartelle e comunicazioni e compilare il 730 precompilato online.

Un altro ambito chiave è quello dei bonus, incentivi e agevolazioni statali. Sebbene alcune misure straordinarie del passato non siano più attive, lo SPID resta lo strumento utilizzato per accedere a contributi, bandi, agevolazioni regionali e nazionali, borse di studio, sostegni al reddito e prestazioni sociali. La sua integrazione con app IO consente inoltre di ricevere comunicazioni ufficiali, avvisi e notifiche personalizzate direttamente sullo smartphone.

Infine, non va dimenticato il ruolo dello SPID nei servizi privati aderenti, come banche, assicurazioni, utility e piattaforme digitali che lo utilizzano come sistema di identificazione forte. In questi casi, lo SPID semplifica l’onboarding e rafforza la sicurezza, riducendo il rischio di frodi e accessi non autorizzati.

Va da sé, quindi, che nel 2026 lo SPID non è un sistema “in dismissione” nel senso operativo del termine: è una identità digitale ancora attiva, funzionale e ampiamente utilizzata, destinata a convivere con la CIE fino al completamento della transizione verso il nuovo modello di identità digitale nazionale.

Fare lo SPID conviene ancora?

La domanda se fare lo SPID convenga ancora nel 2026 è oggi più che legittima, soprattutto alla luce delle recenti novità: l’introduzione dei canoni annuali da parte di alcuni provider, a partire da Poste Italiane e Aruba, e la crescente spinta istituzionale verso la Carta d’Identità Elettronica come credenziale unica del futuro. La risposta, però, non è univoca e dipende molto dal profilo dell’utente e dalle sue esigenze digitali.

Per chi possiede già uno SPID attivo, la convenienza resta elevata. Lo SPID continua a funzionare senza limitazioni, è accettato su tutti i principali portali pubblici e consente di accedere ai servizi con modalità ormai consolidate. Anche nei casi in cui sia previsto un canone annuo – come i 6 euro richiesti da PosteID a partire dal secondo anno – il costo resta contenuto e spesso compensato dalla comodità di un sistema già configurato, conosciuto e immediatamente disponibile. In questa fase di transizione, mantenere lo SPID significa evitare cambiamenti bruschi e continuare a operare senza interruzioni.

Il discorso cambia leggermente per chi deve attivare lo SPID per la prima volta. In questo caso, è legittimo chiedersi se abbia senso investire tempo (e talvolta denaro) in uno strumento che, nel medio periodo, verrà superato. Tuttavia, anche per i nuovi utenti lo SPID può rappresentare una soluzione valida, soprattutto se scelto attraverso uno dei provider che lo offrono ancora gratuitamente con identificazione digitale tramite CIE, CNS o firma digitale. In questi casi, l’attivazione non comporta costi ricorrenti e permette di accedere subito a tutti i servizi.

Va però considerato il confronto con la CIE. La Carta d’Identità Elettronica, una volta rilasciata, non prevede canoni annuali, offre livelli di sicurezza equivalenti – se non superiori – allo SPID di livello 2 e 3 ed è destinata a diventare la chiave unica dell’identità digitale italiana, anche grazie all’integrazione con l’IT Wallet nell’app IO. Per chi possiede già una CIE attiva e uno smartphone compatibile con NFC, l’uso della CIE può risultare più conveniente nel lungo periodo.

In pratica, nel 2026 la scelta non è più “SPID o CIE”, ma SPID e CIE. Molti cittadini optano per una soluzione ibrida: continuano a usare lo SPID per i servizi più frequenti e si preparano gradualmente al passaggio definitivo alla CIE, acquisendo familiarità con le nuove modalità di accesso. Una strategia, questa, che consente di affrontare il cambiamento senza stress e senza rinunciare alla continuità operativa.

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