Cos’è la reputazione di sostenibilità e perché è importante per le imprese? Ecco quali sono i criteri fondamentali e le aziende ai vertici della classifica italiana.
In un mercato sempre più influenzato da transizione ecologica e pressioni normative, la sostenibilità è diventata un elemento centrale dell’identità aziendale. Ma ciò che conta davvero è la reputazione: ovvero come quell’impegno viene percepito all’esterno.
Per questo, la reputazione di sostenibilità non coincide automaticamente con le performance ambientali o sociali di un’azienda. È piuttosto il risultato di un intreccio tra azioni concrete, trasparenza, narrazione e fiducia. E oggi, grazie a indicatori sempre più strutturati, è possibile misurarla.
Quando si parla di sostenibilità aziendale, il punto di partenza è l’acronimo ESG, che sta per Environmental, Social e Governance. Si tratta di tre dimensioni attraverso cui si valuta la capacità di un’impresa di generare valore dal punto di vista ambientale, sociale e e etico.
L’area Environmental riguarda l’impatto dell’azienda sull’ambiente, dalla gestione delle emissioni alla scelta delle fonti energetiche, dall’uso delle risorse naturali alla riduzione dei rifiuti. La dimensione Social analizza il rapporto con le persone, come dipendenti, fornitori, clienti e comunità locali. La Governance, infine, si concentra sulla qualità della gestione aziendale, sull’etica, sulla trasparenza e sul rispetto dei diritti.
Perché la reputazione ESG è decisiva per le imprese
La sostenibilità è diventata una leva competitiva di grande importanza per gli investitori, sempre più attenti nei confronti delle scelte d’acquisto e persino sull’attrattività nei confronti dei talenti.
Per questo motivo, il rating di sostenibilità si è evoluto da strumento volontario per investitori etici a parametro centrale di trasparenza. Nato negli anni Novanta con l’affermarsi del concetto di sviluppo sostenibile, oggi è parte integrante della rendicontazione aziendale, anche alla luce delle normative europee come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
Le valutazioni ESG si esprimono attraverso punteggi o classi, simili a quelli del merito creditizio, e tengono conto di molteplici indicatori: gestione delle risorse naturali, politiche di inclusione, riduzione del gender gap, condizioni di lavoro, trasparenza nella governance. Un buon rating facilita l’accesso a capitali, migliora il dialogo con gli investitori e rafforza la posizione competitiva sul mercato.
Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu
Il quadro di riferimento internazionale è rappresentato dai 17 Sustainable Development Goals (SDG) definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nell’ambito dell’Agenda 2030. Gli SDG coprono ambiti che vanno dalla lotta alla povertà all’accesso all’istruzione, dalla parità di genere alla tutela degli ecosistemi, fino alla promozione di modelli di produzione e consumo responsabili.
I 17 obiettivi si articolano attorno a cinque grandi direttrici - Persone, Prosperità, Pace, Partnership e Pianeta - e rappresentano oggi un linguaggio comune tra imprese, istituzioni e investitori. Sempre più aziende italiane strutturano le proprie strategie di sostenibilità in coerenza con questi traguardi globali, integrandoli nei piani industriali e nei bilanci non finanziari.
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Come si misura la reputazione di sostenibilità
Se il rating ESG valuta le performance, la reputazione di sostenibilità misura la percezione. In Italia uno degli strumenti più noti è l’ESG Perception Index elaborato da Reputation Manager, che analizza la presenza e l’impatto dei contenuti online associati ai temi della sostenibilità.
Il modello prende in esame le principali aziende attive sul mercato italiano e valuta la loro prossimità ai 17 SDG dell’ONU. A ciascun brand viene attribuito un indicatore da 0 a 100 basato su parametri quali-quantitativi: volume dei contenuti che collegano l’azienda alla sostenibilità, impatto reputazionale di tali contenuti, associazione del brand ai temi ESG sui motori di ricerca e coerenza della comunicazione sui canali proprietari, come sito web e social.
Nel semestre aprile-ottobre 2025, pur a fronte di una diminuzione dei contenuti online complessivi sulle aziende, è cresciuta la quota di quelli legati alla sfera ESG, segno di un’attenzione sempre più marcata verso questi temi. L’indice aggregato delle 200 imprese analizzate ha registrato un incremento del 3%, confermando un trend positivo, seppur più stabile rispetto al semestre precedente.
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La classifica italiana: chi guida la reputazione ESG
Con un punteggio di 78,65, Intesa Sanpaolo si trova al primo posto della classifica, seguita da Terna e A2A. Di seguito, ecco quali sono le 10 società italiane in testa all’ESG Perception Index:
| Posizione | Azienda | Settore | Punteggio |
|---|---|---|---|
| 1 | Intesa Sanpaolo | Finanza | 78,65 |
| 2 | Terna | Energia | 68,88 |
| 3 | A2A | Energia | 67,73 |
| 4 | Enel | Energia | 66,65 |
| 5 | Cassa Depositi e Prestiti | Finanza | 65,41 |
| 6 | UniCredit | Finanza | 64,64 |
| 7 | Poste Italiane | Finanza | 60,61 |
| 8 | Ferrovie dello Stato Italiane | Trasporti | 60,28 |
| 9 | Eni | Energia | 60,22 |
| 10 | Acea | Energia | 59,16 |
Le imprese italiane ai vertici della classifica ESG nel Food & Beverage
Nel settore Food & Beverage, a conquistare il primo posto è Ferrero, a cui seguono poi Barilla e Lavazza. Ecco quali sono le imprese alimentari che dominano la classifica dell’ESG Perception Index:
| Posizione | Azienda | Punteggio |
|---|---|---|
| 1 | Ferrero | 49,55 |
| 2 | Barilla | 43,93 |
| 3 | Lavazza | 39,75 |
| 4 | Illy | 37,34 |
| 5 | Granlatte Granarolo | 36,89 |
| 6 | Heineken | 35,74 |
| 7 | McDonald’s | 34,37 |
| 8 | Campari | 31,19 |
| 9 | Amadori | 23,15 |
| 10 | Cameo | 22,74 |
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