Cos’è il «Jet Stream» dietro alle ondate di calore record

Redazione IlGiornale.it

7 Luglio 2022 - 10:20

condividi

Venti in quota che soffiano costanti da ovest verso est determinano le alte e basse pressioni: si tratta della corrente a getto (jet stream). Ecco cosa succede.

Cos'è il «Jet Stream» dietro alle ondate di calore record

Il caldo record che attanaglia l’Italia e l’Europa da settimane potrebbe avere la stessa causa: la corrente a getto, in inglese chiamata jet stream, una fascia stretta di venti occidentali che soffiano sopra la superficie terrestre e seguono percorsi ondulati a un’altezza compresa tra 5 e 10 chilometri. Queste correnti hanno origine quando «l’aria fredda proveniente dai poli si scontra con l’aria calda proveniente dai tropici, creando temporali e altri fenomeni come pioggia e siccità», spiegano gli esperti su Nature.

Se queste oscillazioni dei venti d’alta quota ci sono da sempre e seguono l’andamento della rotazione terrestre (da ovest a est), negli ultimi 40 anni gli eventi con temperature estreme sono aumentati di quattro volte come affermano gli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Researc. Le ondate di calore si sono fatte più frequenti anche per questo fenomeno, ossia per la scissione della corrente a getto nell’emisfero settentrionale. «I doppi getti possono essere innescati da una serie di motivi, inclusa la variabilità caotica nell’atmosfera», ha affermato il ricercatore Dim Coumou. «L’aumento della differenza di temperatura tra terra e oceano favorisce la persistenza di stati a doppio getto in estate», dichiara a Bloomberg.

Gli scienziati hanno esaminato i dati climatici giornalieri per luglio e agosto per 42 anni e anche se il numero di eventi a «doppio jet stream» non è cambiato di molto, sono gli eventi estremi a “prolungarsi" uniti al riscaldamento del pianeta ormai conclamato. Gli autori dello studio hanno anche affermato che una possibile spiegazione è che Siberia, Canada settentrionale e Alaska si stiano riscaldando «a una velocità doppia rispetto al resto del mondo. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere queste relazioni».

Continua a leggere su IlGiornale.it

Argomenti