La Corte di Strasburgo condanna l’Italia: disumano il 41 bis per Provenzano

Secondo la Corte di Strasburgo il prolungamento del regime detentivo 41 bis per il boss mafioso, negli ultimi 4 mesi della sua vita, è stato disumano. Arriva la condanna per l’Italia.

La Corte di Strasburgo condanna l'Italia: disumano il 41 bis per Provenzano

Il 25 ottobre la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per aver mantenuto il regime 41 bis al boss Provenzano nonostante le sue precarie condizioni di salute, ciò in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo secondo il quale nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene disumane e degradanti.

L’Italia infatti decise di continuare ad applicare al boss il regime del carcere duro - meglio noto come 41 bis- dal 23 marzo 2016 fino alla sua morte, nonostante l’aggravarsi del suo status psico-fisico e delle indicazioni dei medici. Il decesso arrivò dopo un lungo periodo di malattia che aveva acceso numerose polemiche sulle condizioni di detenzione del boss mafioso.

Ricordiamo che i medici gli avevano diagnosticato un grave decadimento cognitivo e neurologico, dichiarandolo “incompatibile con il regime carcerario”, senza ricevere ascolto. Il capomafia si spense il 13 luglio 2016 nell’ospedale San Paolo di Milano dopo un lungo periodo di sofferenza.

Provenzano e il regime 41 bis

Bernardo Provenzano, membro e capo di Cosa nostra, fu arrestato nel 2006 dopo quasi 40 anni di latitanza e condannato al carcere duro.

I suoi diversi tentativi di comunicare con l’esterno spinsero il Ministro della Giustizia Roberto Castelli ad inasprire ulteriormente le condizioni della sua detenzione applicando quanto previsto dall’art. 14 bis del codice di procedura penale: l’isolamento in cella con divieto di usufruire di televisione e radio.

Nel 2012, causa della sua debilitazione fisica, la procura di Palermo revocò il regime del carcere duro per motivi di salute. Nell’aprile del 2014 il boss venne ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano ma nel settembre dell’anno successivo la Cassazione lo rimandò al 41 bis nonostante la sua debilitazione fisica, decisione che scosse l’opinione pubblica. Anche l’allora ex ministra della Giustizia Cancellieri, infatti, scelse di non accogliere la richiesta di revoca del 41 bis mossa dai familiari del boss mafioso.

La sentenza della Corte di Strasburgo

Sulla legittimità del regime detentivo del 41 bis nei riguardi di un Provenzano malato e debilitato la Corte di Strasburgo si era già pronunciata. Infatti nel 2013 la Corte respinse la richiesta dell’avvocato del boss - Rosalba Di Gregorio - di imporre al governo italiano la scarcerazione di Provenzano.

Invece l’ultima sentenza della Corte di Strasburgo ha definito la scelta di prolungare il 41 bis “contraria ai diritti dell’uomo e pertanto disumana e degradante” e la notizia della condanna dell’Italia sta già facendo discutere.

Non sorprende la soddisfazione del legale della famiglia Provenzano che ha dichiarato:

Quella che abbiamo combattuto è stata una lotta per l’affermazione di un principio e cioè che applicare il carcere duro a chi non è più socialmente pericoloso si riduce ad una persecuzione.

Intanto sui social network si scatenano commenti di rabbia e di risentimento dei familiari delle vittime di reati mafiosi e anche del ministro di Maio che dichiara: “con la mafia nessuna pietà”.

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