Coronavirus: il Paese senza contagi da 200 giorni

In Asia c’è un Paese che ha appena superato il traguardo dei 200 giorni senza un caso Covid-19 trasmesso localmente: è il Taiwan. Ecco come ha fatto

Coronavirus: il Paese senza contagi da 200 giorni

In Taiwan è stato appena superato il traguardo dei 200 giorni senza un caso di Covid-19 trasmesso localmente. Un obiettivo quasi impensabile nel resto del mondo, alle prese con una quotidiana lotta per contenere la nuova ondata della pandemia.

Eppure la nazione insulare non distante dalla Cina continua a tenere brillantemente a bada la diffusione del virus, mostrando quella che secondo molti è la risposta alla pandemia più efficace al mondo.

Malgrado una popolazione di 23 milioni di persone, il Paese ha segnalato l’ultima trasmissione locale lo scorso 12 aprile. Al momento, conta solo 553 casi con 7 decessi, e solo 55 contagi derivanti da trasmissioni locali.

Taiwan senza contagi da 200 giorni

Il confronto con le altre realtà, siano europee o meno, evidenzia un vero abisso a livello di numeri.

Si pensi solo, a titolo d’esempio, alla libertà invocata e concessa da Donald Trump su tutto il territorio statunitense per il periodo di Pasqua.
Gli USA ne sono usciti con un conteggio che segnava allora 1,7 milioni di contagi e 110.000 decessi.

E proprio mentre Francia e Germania varano ora nuove restrizioni e gli Stati Uniti toccano il record di oltre 100.000 casi in un giorno, Taiwan - senza aver mai dovuto imporre lockdown o coprifuochi - continua a registrare numeri bassissimi sul fronte contagi.

La risposta del Paese - fa notare la CNN - è concentrata soprattutto sulla velocità. Le autorità taiwanesi hanno iniziato lo screening dei passeggeri sui voli diretti da Wuhan, dove il virus è stato identificato per la prima volta, il 31 dicembre 2019, quando il covid era perlopiù oggetto di sole voci e segnalazioni limitate.

Ha confermato il suo primo caso di nuovo coronavirus il 21 gennaio, e da lì ha vietato ai residenti di Wuhan di recarsi sull’isola. Tutti i passeggeri in arrivo dalla Cina continentale, Hong Kong e Macao dovevano sottoporsi a screening.

Tutto questo è accaduto ancor prima che la stessa Wuhan venisse chiusa, alla data del 23 gennaio. A marzo, Taiwan ha vietato a tutti i cittadini stranieri di entrare nell’isola, a parte diplomatici, residenti e persone con visti d’ingresso speciali.

I vantaggi di Taiwan nella lotta al covid

Ma Taiwan ha dei vantaggi che le sue controparti occidentali non hanno.
Il primo è un vantaggio geografico: è un’isola, quindi è più facile controllare ingressi e uscite.

In più va ricordato che ha l’esperienza dalla sua: dopo la terribile SARS nel 2003, scoppiata proprio sul territorio, Taiwan ha lavorato per rafforzare le propria capacità di far fronte a una pandemia, come ben sottolineato dal ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu:

“Quando abbiamo saputo che c’erano alcuni casi sospetti di polmonite in Cina, che imponevano il trattamento dei pazienti in isolamento, sapevamo che si trattava di qualcosa di simile a quanto già sperimentato in passato,”

ha spiegato Wu.

Le autorità locali hanno ulteriormente rafforzato il Central Epidemic Command Center sull’isola, istituito proprio sulla scia della SARS, al fine di coordinare i diversi ministeri. Il governo ha poi incrementato la produzione di mascherine, dispositivi di protezione e tamponi rapidi, assicurandosi una fornitura per l’intera popolazione.

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