COP30, transizione in stallo e mercati in allarme: cosa c’è davvero dietro il rallentamento del settore dell’energia?

Redazione Money Premium

19 Dicembre 2025 - 07:20

Nel 2025, due terzi dei 3,3 trilioni di dollari di investimenti energetici globali saranno destinati alle tecnologie a basse emissioni.

COP30, transizione in stallo e mercati in allarme: cosa c’è davvero dietro il rallentamento del settore dell’energia?

I negoziati climatici alla COP30 di Belém hanno messo in evidenza un divario crescente tra aspettative politiche e realtà economiche. Molti osservatori parlano di uno stallo, con alcuni Paesi ancora incerti persino sull’opportunità di abbandonare gradualmente i combustibili fossili. Ma la percezione di un processo paralizzato rischia di oscurare ciò che sta realmente accadendo: la transizione energetica non si è fermata, sta semplicemente avanzando in modo meno lineare di quanto previsto dieci anni fa con l’Accordo di Parigi.

Gli shock degli ultimi anni – dalla guerra in Ucraina alla crisi post-pandemica, fino ai rallentamenti normativi in alcuni grandi Paesi – hanno reso più complesso il percorso verso un sistema energetico pulito. Tuttavia, i mercati raccontano una storia diversa rispetto alla narrativa di arretramento.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha confrontato due scenari: il “Current Policies Scenario” (CPS), che ipotizza regole bloccate o persino invertite, e lo “Stated Policies Scenario” (STEPS), che incorpora non solo le politiche già in vigore ma anche quelle plausibili in base alle condizioni economiche attuali.
Lo scenario STEPS appare oggi più credibile: prevede un picco del carbone entro il 2030, un lieve aumento della domanda petrolifera entro la stessa data e poi una lenta discesa, mentre il gas naturale si stabilizzerebbe dopo il 2035.

Il cuore del cambiamento resta nel boom di investimenti verso tecnologie pulite. Le vendite di veicoli elettrici sono destinate a superare il 50% del mercato entro il 2035, sostituendo fino a 10 milioni di barili al giorno di consumo petrolifero. Parallelamente, le rinnovabili — trainate da solare e eolico con il supporto dello stoccaggio a batterie — passeranno dall’attuale terzo della generazione elettrica mondiale a oltre due terzi entro il 2050.

Questi trend sono alimentati da una valanga di capitali: nel 2025, due terzi dei 3,3 trilioni di dollari di investimenti energetici globali saranno destinati alle tecnologie a basse emissioni. La capacità rinnovabile globale è destinata a raddoppiare entro il 2030.

La trasformazione è particolarmente evidente in Cina, che investirà 630 miliardi di dollari in energia pulita solo nel 2025, diventando motore di innovazione e principale esportatore mondiale di tecnologie verdi.
All’opposto, gli Stati Uniti stanno vivendo un brusco rallentamento a causa della retromarcia normativa dell’amministrazione Trump. L’incertezza politica rischia di frenare gli investitori nonostante il potenziale industriale del Paese.

Il vero rischio oggi è che la narrativa negativa porti il mondo finanziario a sottovalutare la direzione strutturale dei mercati energetici. Le energie pulite sono sempre più competitive rispetto ai fossili, e la modernizzazione delle reti elettriche rappresenta un investimento necessario ma anche un’opportunità industriale.
In definitiva, nonostante gli ostacoli e un ritmo meno rapido del previsto, la transizione procede in un’unica direzione. Gli investitori dovrebbero guardare oltre il rumore politico e seguire i segnali economici che indicano un futuro dominato da energie rinnovabili, batterie, elettrificazione e tecnologie a basse emissioni.

La vera trappola oggi non è sovrastimare la transizione, ma sottovalutare la sua inevitabile accelerazione.