Nel 2025, due terzi dei 3,3 trilioni di dollari di investimenti energetici globali saranno destinati alle tecnologie a basse emissioni.
I negoziati climatici alla COP30 di Belém hanno messo in evidenza un divario crescente tra aspettative politiche e realtà economiche. Molti osservatori parlano di uno stallo, con alcuni Paesi ancora incerti persino sull’opportunità di abbandonare gradualmente i combustibili fossili. Ma la percezione di un processo paralizzato rischia di oscurare ciò che sta realmente accadendo: la transizione energetica non si è fermata, sta semplicemente avanzando in modo meno lineare di quanto previsto dieci anni fa con l’Accordo di Parigi.
Gli shock degli ultimi anni – dalla guerra in Ucraina alla crisi post-pandemica, fino ai rallentamenti normativi in alcuni grandi Paesi – hanno reso più complesso il percorso verso un sistema energetico pulito. Tuttavia, i mercati raccontano una storia diversa rispetto alla narrativa di arretramento.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha confrontato due scenari: il “Current Policies Scenario” (CPS), che ipotizza regole bloccate o persino invertite, e lo “Stated Policies Scenario” (STEPS), che incorpora non solo le politiche già in vigore ma anche quelle plausibili in base alle condizioni economiche attuali.
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