Ogni medaglia ha il suo rovescio, ed è una massima che quasi non ammette eccezioni. Vale sul lavoro come nella vita privata, in famiglia e nello sport come nella gestione dei risparmi.
Prendiamo il caso di una grossa consistenza finanziaria tenuta ferma, liquida, per più motivi messi assieme. Tipo per deliberata scelta o per tenerli pronti in caso di eventuali imprevisti, oppure per inerzia o per incertezza sul come impegnarli, etc. Facciamo un ipotetico esempio numerico e vediamo €70.000 sul conto corrente o sui nuovi BOT a 4 e 5 mesi.
Quali sarebbero i potenziali vantaggi e svantaggi delle due alternative?
Le aste dei due BOT a 4 e 5 mesi
Con un Comunicato sul sito istituzionale, il MEF ha annunciato la riapertura dei termini di due BOT per lunedì 28 aprile. Si tratta di Buoni Ordinari del Tesoro già in circolazione per i quali l’emittente ne aumenterà il flottante di mercato, ossia l’importo complessivo del debito in circolazione. Presentiamoli brevemente.
Il titolo più corto dei due è il BOT a 12 mesi in origine (data emissione 13/09/’24) ma con durata residua di 135 giorni. La data scadenza e di rimborso finale è fissata al prossimo 12 settembre, tra 4 mesi e mezzo. L’ISIN di riferimento è l’IT0005611659, mentre il titolo già quotato sul MOT al momento prezza 99,194 centesimi per un effettivo lordo annuo a scadenza del 2,08%. Staremo a vedere quale sarà il rendimento di aggiudicazione dai due 2 nuovi mld di € della 3° tranche di lunedì 28.
L’altro BOT è il 6 mesi in origine ISIN IT0005643009 e data emissione al 31/03/’25. La scadenza è per il 30/09/’25, tra 153 giorni, e anche in questo caso si tratterà di una 3° tranche per un ammontare di 2 mld di €. Come in precedenza, lunedì prossimo sapremo quale sarà il rendimento d’asta della nuova tranche BOT. Intanto c’è che lo stesso BOT già in circolazione al momento prezza 99,093, per un effettivo annuo lordo a scadenza del 2,11% (dati: Borsa Italiana).
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Il conto corrente bancario o postale
Soffermiamoci ora per un attimo sul conto corrente (c/c), bancario o postale che sia. Può ritenersi uno strumento dì investimento? Assolutamente no, perché nasce per gestire tutti i flussi di pagamento in entrata e in uscita riconducibili all’intestatario del conto. Vale a dire stipendi e pensioni, affitti attivi o passivi, utenze domestiche, le carte di credito e debito, la rata del mutuo o dell’RC Auto, etc. Serve anche per accogliere il dossier titoli, uno speciale paniere in cui confluiscono bond, azioni e altri strumenti finanziari.
Come si vede il c/c non nasce per essere uno strumento di investimento. A volte l’intermediario finanziario riconosce un tasso attivo sulle somme ivi presenti, ma si tratta di eccezioni e, soprattutto, di tassi molto esigui. Inoltre sugli interessi attivi va poi calcolata e sottratta la ritenuta fiscale del 26%.
Tuttavia, c/c e BOT pur essendo diversi nelle funzioni hanno in comune la loro appartenenza alla famiglia degli strumenti monetari. Vale a dire l’essere dei prodotti a basso rischio che offrono un basso rendimento ed utilizzati per scadenze brevi. I depositi del c/c sono infatti a vista, mentre quelli del BOT sono spendibili dopo averli “riconvertiti” da titoli a liquidità.
€ 70.000 sul conto corrente o sui nuovi BOT a 4 e 5 mesi? Vantaggi e svantaggi
A questo punto risulta relativamente agevole comprendere quali sarebbero i pro e i contro dell’avere una cifra consistente, tipo 70mila €, su una delle due alternative.
Il c/c è tutelato dal FITD fino a 100mila € ed è a vista, quindi immediatamente spendibile costi di commissioni, ma non rende nulla. Anzi andrebbero conteggiate le spese, ossia il canone di gestione del c/c (se oneroso) e l’imposta di bollo per i 4 o 5 mesi (la durata dei due BOT del nostro confronto). A grandi linee, più o meno 40-80 € (canoni più bollo) a seconda dei singoli casi. Poi ci sarebbe la perdita del potere d’acquisto nel frattempo patita e il costo opportunità, cioè il costo della prima alternativa alla quale si rinuncia per aver scelto il c/c.
Ora, il BOT può definirsi la prima, migliore alternativa alla soluzione del c/c? Non lo sappiamo, né potremmo mai dirlo perché qui stiamo ragionando solo di esempi numerici e niente di più. Fatto sta che la letteratura lo considera un “parente stretto” del c/c, ma in questo caso remunerativo. Per i due BOT prossimi a venire, il ritorno lordo sarà noto lunedì 28.
Sul guadagno lordo andrà detratta l’aliquota fiscale del 12,50%, più le spese bancarie, prima di ottenere il netto. Ecco perché sotto certe soglie diventa antieconomico sottoscriverlo: le spese supererebbero i potenziali guadagni. Alla fine ci si ripaga bene o male le spese, forse anche dall’inflazione di periodo, fermo restando che il BOT è garantito dallo Stato o e gode di elevata liquidità sul MOT.