Tasse azzerate ma prezzi gonfiati. Guida pratica per capire se conviene davvero fare shopping in aeroporto.
Siamo abituati a pensare che i duty free degli aeroporti siano particolarmente convenienti per via dell’assenza di IVA e dazi che, in teoria, dovrebbero abbassare i prezzi. Questa percezione spinge molti di noi a fare shopping prima della partenza, approfittando dell’attesa per l’imbarco.
Tuttavia, questo mito del risparmio potrebbe trarre in inganno anche i viaggiatori più attenti. Spesso i prezzi dei prodotti nei duty free sono allineati o persino più alti rispetto a quelli dei negozi tradizionali o online, a causa di una strategia commerciale che rende poco trasparente il valore effettivo della merce.
Come funzionano davvero i duty free
I duty free nascono come canale di vendita agevolato. Operando in zone franche, possono proporre prodotti senza alcune delle imposte tipiche del commercio al dettaglio, come l’IVA e i dazi doganali. Sulla carta, questo dovrebbe tradursi in un vantaggio diretto, con un risparmio netto che oscilla tra il 10% e il 22% a seconda della categoria merceologica. Il problema principale risiede nel prezzo di partenza: molto spesso i gestori applicano gli sconti su listini base decisamente maggiorati. Così, anche togliendo le tasse, il prezzo finale risulta alterato.
Un altro aspetto da considerare è che gli affitti degli spazi commerciali dentro i terminal sono stellari, e di conseguenza i negozi scaricano questi costi direttamente sulle tasche dei passeggeri. Per aumentare ulteriormente i guadagni, inoltre, molti brand creano confezioni speciali o edizioni limitate in esclusiva per gli aeroporti. In questo modo, pur volendo, diventa impossibile fare un paragone con i negozi tradizionali e si finisce per spendere di più senza rendersene conto.
Perché in aeroporto tendiamo a comprare di più?
I duty free non sono semplici negozi, ma delle vere e proprie ‘trappole’ progettate per attirare fino all’ultimo acquirente. Gli esperti di marketing aeroportuale sfruttano una precisa condizione psicologica chiamata effetto bolla (o travel bubble). Una volta superati i controlli di sicurezza, entriamo in una sorta di limbo dove le regole della vita di tutti i giorni non valgono più. Ci sentiamo quindi autorizzati a spendere di più perché siamo già entrati in modalità vacanza.
La struttura stessa degli aeroporti è studiata per alimentare questa bolla; non a caso, per raggiungere i gate d’imbarco, si è spesso costretti a camminare tra le corsie dei duty free. Una volta raggiunti gli scaffali, entrano in gioco tre fattori da non sottovalutare. Il primo, come abbiamo visto, è la disattivazione del senso del denaro. In vacanza tendiamo a percepire i soldi in modo più leggero. Se poi ci troviamo all’estero, l’uso di valute diverse e i pagamenti rapidi tramite smartphone riducono ulteriormente la percezione della spesa.
Lo shopping, inoltre, è spesso un passatempo in attesa dell’imbarco; questa precarietà temporale genera un cortocircuito mentale che ci porta a dire “ora o mai più”, spingendoci verso l’acquisto di un prodotto che nella maggior parte dei casi neanche ci serve. Infine, molti acquisti in aeroporto nascono dal senso di colpa per aver lasciato qualcuno a casa o dal dover portare un pensierino a colleghi e amici. I brand sono ben consapevoli di questo aspetto e riforniscono i negozi di enormi confezioni di dolciumi e souvenir vicino alle casse, così da spingerci all’acquisto impulsivo poco prima di pagare.
Come difendersi e fare affari veri
Lo smartphone è la migliore arma a nostra disposizione quando facciamo shopping in aeroporto; prima di procedere con l’acquisto di un prodotto, basta cercarlo online per capire se si tratta di un vero affare. Confrontando il prezzo del duty free con quello dei siti di e-commerce o dei negozi di città, si potrà scoprire subito se lo sconto è reale o se è solo un’illusione.
Per muoversi sul sicuro basta poi conoscere le regole non scritte delle categorie merceologiche, i rincari di cui abbiamo parlato non sono infatti uguali per tutti i prodotti. Per esempio articoli come souvenir, cioccolato o piccoli dispositivi elettronici non sono sempre un buon affare, su questi prodotti nei terminal si può registrare un rincaro che supera il 30%. Discorso simile lo si può fare per make-up e profumi che, seppur esenti dall’IVA, subiscono la maggiorazione dei listini base, risultando spesso più costosi rispetto alle grandi profumerie online.
I tabacchi e gli alcolici di fascia alta rappresentano il vero affare in aeroporto, tuttavia a condizione che si viaggi verso una destinazione extra-UE. In questo caso l’esenzione dalle pesanti accise locali è totale e il prezzo può scendere anche del 25%, mentre se il volo resta all’interno dei confini europei le tasse rimangono applicate e il vantaggio svanisce.