Conviene davvero andare a vivere in un paese con tasse basse? Un confronto tra 3 Paesi

Lorenzo Raffo

25 Luglio 2025 - 12:55

Sembra una scelta facile ma non lo è. Eppure ci sono dei casi in Europa che meritano davvero di essere presi in considerazione. Ecco quali sono.

Conviene davvero andare a vivere in un paese con tasse basse? Un confronto tra 3 Paesi

Inutile lamentarsi delle troppe tasse pagate in Italia! È così e probabilmente non cambierà mai. D’altra parte in molti Paesi europei la situazione è equivalente se non peggiore. Se si ha allora il coraggio di cambiare bisogna farlo senza esitazione. Si tratta appunto di coraggio, poiché ciò comporta inevitabilmente mutamenti radicali che solo una parte dei cittadini ha l’audacia di affrontare. Il tema che trattiamo non è quindi quello del lamentarsi sul gravame fiscale quanto di valutare le alternative per cambiare radicalmente strada.

Attenzione alle classifiche!

Spazio allora a una ricerca sui Paesi dove le imposizioni fiscali sono a zero o molto basse. È evidente che un tema così complesso porta a risultati discordanti. Di quali tasse si tratta infatti? Di redditi di lavoro? Di redditi da impresa? Di rendite da patrimoni? Di proventi da pensioni di cittadini originari di altre parti del mondo? A seconda delle differenti categorie le graduatorie portano a risultati talvolta discordanti. Con un caos di numeri che richiede analisi approfondite, poiché può succedere che dove si paga di più in un ambito si paghi magari meno in un altro. Un esempio è quello dell’Olanda: il suo sistema fiscale è articolato ma in sostanza premia le società rispetto alle persone fisiche, alimentando una fuga di capitali dal resto dell’Europa.

Lo status sociale incide

Altro fattore determinante è quello del “da dove si parte” in chiave di età e di appartenenza sociale. È chiaro che se si è giovani e si vuole costruire un futuro di lavoro e di risparmi poco tassati si ha maggiore libertà nella scelta della destinazione, che magari sarà solo temporanea. Nel caso invece si abbia già una posizione sociale e si sia meno giovani o addirittura anziani le metodologie di scelta saranno diverse. Nel secondo caso si ha magari un patrimonio, in certi casi non piccolo, e ciò comporta maggiori ostacoli nell’individuazione della meta. A tutti ricordiamo due aspetti importanti:

- Chi - svolgendo attività imprenditoriali (individuali o con società) - se ne vada dall’Italia e porti con sé dei capitali è soggetto alla cosiddetta “exit tax”, che non tutti conoscono. Di cosa si tratta? Di una tassa applicata agli asset e a quanto trasferito altrove, in contesti di residenza fiscale. Questa misura è utilizzata per evitare che si eludano gli obblighi tributari del Paese d’origine trasferendo patrimoni in Stati con regimi più favorevoli.

- Quando si “fugge” per motivi anche fiscali (questa motivazione non può però mai essere prevalente) bisogna prendere la residenza fiscale nella nazione di destino, il che comporta di fatto la perdita di diritti in Italia. Per esempio con l’iscrizione all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero) si abbandona il beneficio dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese. Significa ripartire da zero in tale ambito, con costi da valutare. Si tratta quindi di una scelta definitiva, seppur sia sempre possibile rinunciarvi.

Casistica amplissima

Le possibili situazioni che si possono determinare sono talmente tante che è difficilissimo dare una risposta univoca al modo in cui si cerca una destinazione estera, proprio perché i motivi che determinano tale decisione sono prettamente personali. Ogni storia è quindi a sé. Nei decenni scorsi la prevalente scelta della Svizzera italiana era abbastanza semplice. Bastava reperire un consulente a Lugano o dintorni per trovare soluzione agli ostacoli giuridici, fiscali e residenziali. Ciò costava ma chi scappava era convinto che ne valesse la pena. Oggi la panoramica delle destinazioni è enorme, anche perché sono entrate in scena realtà allora poco praticate: per esempio Dubai, Paesi dell’est Europa, Panama e tanti altri. Ciascuna richiede l’adattamento a normative diverse, spesso meno semplici di quanto si creda. Bisogna quindi rivolgersi a un consulente esperto, scegliendo fra intermediari affidabili e sperimentati. Quindi non al primo nome trovato su Internet, che può nascondere persone poco fidate.

Tanti (troppi) Paesi

Passiamo allora all’individuazione dei posti dove le tasse sono molto basse. Nel farlo c’è logicamente della soggettività, perché i parametri sono talmente vari e personali da escludere una classifica delle destinazioni super. È evidente che Montecarlo appare perfetta da certi punti di vista (non si pagano tasse!) ma pessima da altri (costi esplosivi e compressione abitativa idonea solo a pochi). Valutazioni altrettanto contrastanti per luoghi come Bahamas, Bahrain, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Guernsey, Isola di Man, Jersey, Saint Barthelemy, Emirati Arabi Uniti, Vanuatu e qualche altra ancora. In questi casi occorre infatti capovolgere la propria vita e ripartire da zero sotto ogni profilo. Ciò è possibile magari per il giovane “single” ma non per chi sia di mezza età e abbia una famiglia. Per dovere di cronaca citiamo anche la Città del Vaticano, dove però si prende residenza solo per particolari esigenze di servizio!

I tre casi europei

L’annuale ricerca sui Paesi del nostro continente dove si pagano poche tasse sul reddito delle persone fisiche evidenzia Romania (10%), Bulgaria (10%), Bosnia-Erzegovina (10%), Kosovo (10%) e Macedonia del Nord (10%). Possono piacere o non piacere ma certamente la loro scelta non si adatterebbe per esempio agli austriaci, che pur soggetti a un’elevata tassazione, pari al massimo al 55% dei redditi, apprezzano molto – secondo EuroNews – il sistema di previdenza sociale, comprendente l’assicurazione sanitaria obbligatoria, le pensioni e l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Oltre a questi, sono coperti anche maternità e disoccupazione. E lì il sistema funziona effettivamente bene. Perché alla fine è solo tutta una questione di dare e avere!

Torniamo tuttavia ai ”best”. Abbinando qualità della vita e basse tasse ecco quali sono i vincitori (lo ripetiamo in base alla soggettività di chi scrive):

  1. Isole Canarie: pur non essendo un paradiso fiscale, godono di un regime fiscale agevolato in quanto zona ultraperiferica europea. Il loro Regime Economico e Fiscale prevede diversi strumenti che permettono di ridurre la tassazione, offrendo vantaggi concreti rispetto al meccanismo fiscale italiano. Più favoriti appaiono i pensionati, i lavoratori autonomi e quelli dipendenti, purché ivi residenti.
  1. Malta: il sistema previsto dall’isola mediterranea non piace ai grandi dell’Europa, che l’accusano di concorrenza sleale. Il suo cuore è il cosiddetto “Imputation System”. Funziona così: l’aliquota dell’imposta sulle società è del 35%. Tuttavia il socio può richiedere un rimborso pari al 30%, con una tassazione effettiva quindi del 5%. Per accelerare i tempi è possibile versare direttamente questo 5%, evitando così i tempi del rimborso. Bisogna quindi avere una società, il che è agevole per chi voglia sviluppare attività in proprio. Le imposte sui redditi delle persone fisiche prevedono invece una scalarità fino al 35%.
  1. Andorra: è la situazione più favorevole in assoluto: flat tax al 10% per la tassazione dei redditi delle società; nessuna imposta sui dividendi ricevuti dalle società; aliquota IVA al 4,5%; esenzione fino a 23.999 euro dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, il 5% fino a 39.999 euro e oltre aliquota flat al 10%; assenza di imposte di successione. Bisogna vivere in montagna (la capitale Andorra la Vella è a 1.000 metri sul mare) ma le coste di Spagna e Francia sono relativamente vicine.

Se si vuole si può

La situazione generale appare più favorevole rispetto a quanto spesso si creda. Che si sia anziani o giovani, ricchi o meno ricchi, fuggire dalle tasse è possibile. Basta volerlo. Accettando tuttavia le imprevedibilità che una nuova destinazione e una nuova vita comportano. D’altra parte i vantaggi economici possono in certi casi aumentare nettamente i proventi di un’attività, di un lavoro dipendente o di un’esistenza da pensionati. Chi l’ha fatto risulta di solito più che soddisfatto, sempre che ciò non comporti squilibri familiari. Il vero problema è solo questo.