Conviene comprare il BTP Valore marzo 2026 ora che sappiamo i tassi minimi garantiti?
Il MEF ha divulgato quali sono i rendimenti minimi del nuovo BTP Valore: 2,50% per i primi 2 anni, 2,80% per il 3° e 4° anno, 3,50% per il 5° e 6° anno, oltre al premio di fedeltà di 0,80% sul rimborso finale (che vale una maggiorazione di rendimento di 0,13% per annum). La media delle tre cedole più 0,13% annuo dà un rendimento finale lordo a scadenza, detenendo il titolo sino alla fine, pari a 2,93 + 0,13%= 3,06% o poco più se reinvestiamo le cedole nel corso della vita del titolo. Che dire? Penso che, in generale, sia comunque un’opportunità sottoscrivere questo BTP a 6 anni.
La vera domanda non è soltanto come comprare BTP Valore e quanto mi conviene sottoscrivere a marzo 2026 un nuovo BTP a 6 anni rispetto ad un BTP a 6 anni sul mercato secondario. Bisogna anche capire se avrà davvero senso inserirlo nel proprio portafoglio nel contesto economico che stiamo vivendo.
Il BTP Valore marzo 2026, occhio agli scenari
In una prospettiva a 6 anni dobbiamo fare due ipotesi:
- se i tassi saliranno per colpa di una inflazione al rialzo, è meglio non acquistare: il titolo si svaluterebbe sul mercato e sarebbe bene iniziare a pensare ad un BTP legato all’inflazione (BTP Italia) o ad un CCT con cedola a tasso variabile legata all’euribor, tasso governato dalla BCE;
- se i tassi scenderanno o rimarranno stabili per via di una inflazione al ribasso o stabile allora conviene sottoscrivere. Con un prezzo di mercato che potrà salire nel tempo.
Questa analisi, quindi, nasce proprio per accompagnare il lettore dentro il ragionamento che spesso manca quando esce un nuovo titolo di Stato: bisogna sempre andare oltre l’entusiasmo iniziale e cercare di leggere i segnali che arrivano dai mercati obbligazionari e dallo scenario macro, e di conseguenza decidere per un tasso variabile o un tasso fisso.
Il nuovo BTP Valore e l’impatto della politica monetaria della BCE sulla curva dei rendimenti italiana
Quindi partiamo dalla BCE: cosa ha detto Christine Lagarde il 5 febbraio, in occasione della ultima riunione del consiglio direttivo BCE?
Nella riunione, il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse rispettivamente al 2,00% (depositi presso la banca centrale), al 2,15% (operazioni di rifinanziamento principali) e al 2,40% (operazioni di rifinanziamento marginale), senza alcun impegno preventivo su un particolare percorso dei tassi. La decisione – ampiamente attesa – è stata presa all’unanimità.
Nel comunicato di politica monetaria, il Consiglio Direttivo ha sottolineato che “l’economia rimane resiliente in un contesto globale difficile. La bassa disoccupazione, i solidi bilanci del settore privato, il graduale dispiegamento della spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture e gli effetti di supporto dei passati tagli dei tassi di interesse stanno sostenendo la crescita. Allo stesso tempo, le prospettive sono ancora incerte, a causa in particolare della continua incertezza sulla politica commerciale globale e delle tensioni geopolitiche”.
Durante la conferenza stampa, la presidente Lagarde ha ribadito (anche in maniera abbastanza noiosa) il solito mantra della BCE, e cioè:
“Siamo pronti ad adeguare tutti i nostri strumenti nell’ambito del nostro mandato per garantire che l’inflazione si stabilizzi in modo sostenibile al suo obiettivo del 2% nel medio termine e per preservare il regolare funzionamento della trasmissione monetaria”.
Ha inoltre sottolineato che il Consiglio Direttivo considera il bilancio dei rischi come «sostanzialmente equilibrato».
Riguardo all’inflazione, ha ridimensionato l’importanza del dato principale di gennaio, inferiore alle attese, indicando che l’inflazione si trova «in una buona posizione».
Era tutto previsto? Sì. Infatti, la presidente Lagarde ha sottolineato che la forza dell’euro e le incertezze ancora prevalenti derivanti dai dazi hanno attirato l’attenzione del Consiglio Direttivo. Ha evitato di fornire indicazioni sulla direzione di una possibile prossima mossa nel ciclo dei tassi di interesse, come tutti si aspettavano.
Tutto ciò premesso, la mia sensazione è che non ci saranno cambiamenti nell’orientamento della politica monetaria nel 2026. Stiamo entrando in un lungo periodo di bassa inflazione. Per due motivi principali:
- la rivoluzione industriale dettata dalla IA comporterà un aumento della produttività delle aziende, in grado di produrre a costi più bassi e quindi vendere a prezzi più bassi,
- un aumento della disoccupazione in area euro, dovuto ai lay-off aziendali per effetto dell’utilizzo della IA nei processi industriali, non può essere escluso, e ciò comporterà una moderazione salariale nel medio periodo, dettata da un eccesso dell’offerta di lavoro sulla domanda di lavoro.
Lo scenario principale è questo. Ma non trascuriamo altri fenomeni disinflattivi oltre ai due già menzionati: se l’euro dovesse rafforzarsi ancora di più sul dollaro, diciamo fin verso l’area 1,25-1,30 e se il petrolio WTI rimanesse stabile in area 60 dollari al barile per il 2026-2027, avremmo altre due forze potenti in grado di portare l’inflazione sempre più giù. A quel punto la BCE potrebbe considerare di nuovo un ribasso dei tassi.
Uno o due tagli da 25 bps tra fine 2026 e inizio 2027 non sarebbero poi così straordinari in uno simile scenario.
Bene, se questa è la premessa macroeconomica, con un’inflazione ancorata al di sotto del 2% per il 2026(*) e il 2027, il tasso fisso è la carta da giocare. Ma l’inflazione italiana è ancora più bassa di quella europea, secondo i dati ISTAT di gennaio.
Conviene comprare il BTP Valore marzo 2026?
E già da ora i rendimenti di un BTP a 6 anni sul mercato secondario appaiono essere appetibili, in quanto sono rendimenti reali positivi, visto che siamo poco al di sotto del 2,90% lordo. Vale la pena di sottoscriverlo questo nuovo BTP Valore, soprattutto in un clima di crescente fiducia nel debito pubblico italiano, sostenuto dai recenti miglioramenti di rating delle principali agenzie.
Ma quanto rende un BTP a 6 anni tasso fisso sul mercato secondario? E come lo confrontiamo con il rendimento del nuovo BTP Valore scadenza marzo 2032?
Innanzitutto, non possiamo prendere a riferimento il BTP 1,65% marzo 2032. E questo perché trattasi di un BTP Italia a tasso variabile ancorato all’inflazione italiana, non è un BTP a tasso fisso tipo “plain vanilla” classico, come è il nuovo BTP Valore. Né possiamo prendere il vecchio BTP Valore dell’ottobre 2032, perché ha una duration diversa, scade 7 mesi dopo.
Quindi, non esiste sul mercato secondario un BTP a tasso fisso della stessa tipologia del nuovo BTP Valore, che si situa nello stesso punto della curva dei tassi, cioè con la stessa identica scadenza (marzo 2032).
Possiamo però fare un’interpolazione fra due BTP a tasso fisso con scadenze equidistanti al marzo 2032, e quindi “limitrofi” al nuovo BTP Valore. Si tratta del BTP 0,95% 1.12.2031 (scade 3 mesi prima) e del BTP 0,95% 1.6.2032 (scade 3 mesi dopo).
Il BTP 0.95% 1.12.2031 al prezzo di 90,70 alle ore 12 del 26 febbraio rende un 2,70% lordo. Alla stessa ora il BTP 0,95% 1.6.2032, al prezzo di 89,55, rende un 2,80% lordo.
Il BTP Valore marzo 2032 di prossima emissione avrà una scadenza che si colloca esattamente a metà fra le due scadenze delle emissioni succitate.
Quindi, per ottenere un riferimento sul mercato secondario, dobbiamo costruire un BTP plain vanilla “sintetico” a tasso fisso scadenza marzo 2032: esso, se esistesse, essendo centrato sul tratto a 6 anni della curva dei rendimenti, dovrebbe rendere 2,75% - infatti (2,70+2,80) / 2 = 2,75%).
Inoltre, a puro titolo segnaletico, il 26 febbraio il decennale italiano BTP 3.45 % 1.2.2036 rende 3,30% lordo a 101,45. Quest’ultimo dato ci serve per avere la pendenza della curva dei rendimenti: circa +55cents di premio duration tra il 6 anni e il 10 anni.
Confrontando il rendimento del BTP Valore di nuova emissione scadenza marzo 2032 al 3,06% (compreso il premio di 80 cents finale spalmato sui 6anni) con il rendimento di un BTP sintetico marzo 2032 al 2,75% possiamo dire che il premio c’è e ricalca quello delle precedenti emissioni:
3,06 - 2,75 = 0,31%
Anzi, se per i quattro motivi si cui sopra l’inflazione dovesse scendere nei prossimi 12-24 mesi, la curva dei rendimenti italiana potrebbe, per esempio, avere uno shift verso il basso di 50cents. Per esempio, il rendimento del BTP 0,95% giugno 2032 potrebbe scendere a 2,30% dal 2,80% con un prezzo che salirebbe da 89,55 sino a 92,05. E quindi potremmo assistere ad un piccolo rally del nuovo BTP Valore, con il prezzo in salita da 100 (px sottoscrizione) a circa 102,50.
(*) = Secondo la stima flash diffusa da Eurostat il 25 febbraio 2026, l’inflazione annuale dell’area euro è scesa all’1,7%, in calo rispetto al 2,0% di dicembre 2025. Si tratta di uno dei livelli più basso da settembre 2024, portando l’indice al di sotto dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE. E le previsioni per il 2026? Le stime più recenti fornite dal Consiglio Direttivo della BCE (dicembre 2025) sono per un 1,9% medio e quelle fornite dal nuovo Survey of Professional Forecasters (pubblicato proprio il 6 febbraio 2026) si situano all’1,8% medio, e delineano quindi un percorso di decisa stabilizzazione al di sotto del 2% target. Ciò potrebbe spingere la BCE ad altri tagli nella seconda metà del 2026, da non sottovalutare la situazione italiana: secondo ISTAT infatti a gennaio 2026 il tasso di inflazione al consumo per il periodo gennaio 2025 -gennaio 2026 è stato pari a 1%, il che renderebbe ancora più alto il tasso di rendimento reale (al netto della inflazione) del nuovo BTP Valore.
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