Scopri come funziona Ve.R.A., il software dell’Agenzia delle Entrate che incrocia conti correnti e social network per individuare anomalie fiscali in tempo reale.
Ve.R.A. è un sofisticato algoritmo di intelligenza artificiale utilizzato dall’Agenzia delle Entrate usa per contrastare l’evasione fiscale. Come funziona e cosa fa esattamente Ve.R.A.? L’algoritmo analizza in modo massivo i dati finanziari e patrimoniali dei contribuenti alla ricerca di anomalie tra redditi dichiarati e capacità di spesa reale. I dati analizzati sono quelli presenti nella Superanagrafe bancaria che vengono incrociati con la dichiarazione dei redditi, i dati presenti sul registro del Catasto e la fatturazione elettronica.
Laddove vengano individuate anomalie e incongruenze il contribuente è segnalato come “a rischio”. Ve.R.A. produce, quindi, liste di contribuenti sospetti su cui concentrare l’eventuale controllo mirato. Le liste, poi, vengono inviate alle direzioni regionali e provinciali dell’Agenzia delle Entrate.
Nonostante l’algoritmo sia basato su un software di intelligenza artificiale, deve essere sempre un funzionario dell’Agenzia delle Entrate a validare l’anomalia prima che l’accertamento formale venga avviato. L’algoritmo non emette atti impositivi automatici: il fattore umano è il garante finale. Con l’utilizzo di Ve.R.A. quindi, è iniziata l’era dei controlli mirati che puntano soprattutto a chi ha un tenore di vita non coerente con le dichiarazioni trasmesse.
Cos’è l’algoritmo Ve.R.A.
Ve.R.A. è l’acronimo di “Verifica Rapporti Addestrata”. Si tratta di uno strumento di data analysis che viene usato per il contrasto all’evasione fiscale e si basa sui dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari. L’applicativo, basato sull’intelligenza artificiale, è un aiuto concreto per i funzionari dell’Agenzia delle Entrate.
Come funziona Ve.R.A.
L’algoritmo consente l’incrocio dei dati in possesso dell’amministrazione tributaria: i movimenti dei conti correnti e i pagamenti elettronici vengono, quindi, incrociati con tutti gli altri dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate.
Non si tratta di un meccanismo nuovo, visto che le banche dati citate possono essere esaminate da oltre un decennio, ma mentre prima gli incroci avvenivano in controlli a campione, grazie all’utilizzo dell’algoritmo è possibile un controllo massivo che permette, grazie anche a tool di web scraping, di profilare i contribuenti non solo in base ai dati posseduti, ma anche sulla base delle diverse informazioni lasciate dal contribuente sul web.
Anche se tramite l’algoritmo l’Agenzia delle Entrate ha una visione di massima di quelli che possono essere i profili di rischio, dovrà essere poi il personale a determinare la concreta ipotesi e a effettuare un accertamento vero e proprio per una contestazione.
Ve.R.A. in uso dal 2024
Anche se l’algoritmo Ve.R.A. è stato annunciato nel 2022, anno in cui ha ottenuto anche il via libera dal Garante della Privacy, nel corso del 2023 e del 2024 l’algoritmo è stato istruito utilizzando i dati storici per affinare la sua precisione e per evitare falsi positivi.
Dal 2025 è pienamente operativo diventando uno strumento centrale per il contrasto all’evasione fiscale.
Cosa controlla Ve.R.A.
Il sistema non controlla solo il saldo e la giacenza del conto corrente, ma analizza anche se le giacenze medie aumentano con il passare del tempo a fronte di dichiarazioni dei redditi sempre uguali, se bonifici e versamenti sono coerenti con l’attività professionale, se le spese effettuate con carte di credito sono in linea con la disponibilità dichiarata.
Cosa cambia, effettivamente per il contribuente? La vera differenza è la tempestività: se in passato l’Agenzia delle Entrate interveniva concretamente dopo quattro o cinque anni, ora le lettere di compliance possono essere inviate anche l’anno successivo a quello della dichiarazione se sono intervenute anomalie o discrepanze.
Se da una parte questo consente al contribuente di regolarizzare la propria posizione pagando sanzioni ridotte (prima che scatti l’avviso di accertamento vero e proprio), dall’altra la precisione dell’algoritmo riduce i margini per chi tenta di nascondere redditi non dichiarati. Il contribuente ha sempre il diritto di fornire prove contrarie a quanto rilevato dall’algoritmo durante la fase di contraddittorio preventivo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA