Intervistato da Money.it, il CEO e fondatore di Conio Christian Miccoli parla di tokenizzazione, spiegando perché riguarda il risparmio degli italiani. Il commento sul Bitcoin.
Money.it ha intervistato Christian Miccoli, CEO e fondatore di Conio, la fintech partecipata da Poste Italiane e Banca Generali, nata nel 2015, che è stata la prima, in Italia, ad avere un portafoglio Bitcoin multi-firma.
Miccoli ha parlato della pietra miliare raggiunta con l’ottenimento della licenza MiCAR, illustrando anche la strategia di crescita che Conio intende portare avanti.
Non solo: il CEO della fintech - che oggi conta più di 450.000 clienti retail e che offre soluzioni dedicate a banche, istituzioni finanziarie e imprese interessate a tokenizzazione e digital asset - ha sottolineato che “la tokenizzazione rivoluzionerà la finanza più di quanto abbia fatto internet negli scorsi decenni”, spiegando anche in che modo potrà riguardare il risparmio degli italiani,
In evidenza anche i commenti di Christian Miccoli anche sul Bitcoin, in particolare su come la criptovaluta numero uno al mondo sia cambiata.
L’intervista di Money.it a Christian Miccoli, CEO e fondatore di Conio
Di seguito le risposte di Christian Miccoli, CEO e fondatore di Conio, a Money.it.
Domanda: Qual è il traguardo che Conio vorrebbe raggiungere nei prossimi tre-cinque anni grazie all’ottenimento della licenza MICAR?
Risposta: La licenza MiCAR è il punto di partenza di una nuova fase di crescita: ci aiuterà a consolidare la nostra posizione di leadership nell’offerta tecnologica di soluzioni per gli asset digitali. Nel concreto, nei prossimi tre-cinque anni vogliamo, in primis, ampliare significativamente il numero di clienti diretti, continuando a sviluppare l’ecosistema di servizi della nostra App e rendendo la custodia e l’utilizzo degli asset digitali sempre più semplici, accessibili e sicuri.
Allo stesso tempo, continueremo il nostro percorso come partner strategico per banche, imprese e istituzioni finanziarie che intendono integrare servizi crypto e prodotti tokenizzati, offrendo un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia. Vogliamo ridurre la distanza tra innovazione e mercato, mettendo queste realtà nelle condizioni di trasformare più rapidamente le proprie idee in nuovi prodotti e servizi. Ad esempio, siamo il partner scelto da Banca Generali e da HYPE per integrare il nostro servizio di custodia e compravendita di Bitcoin direttamente nelle loro app, ampliando l’offerta disponibile ai loro clienti.
Con Enel e Ferrari, invece, abbiamo dimostrato che la tokenizzazione è una tecnologia con potenzialità enormi, capace di innovare i settori dell’energia e del lusso. Ora vogliamo estendere questi modelli anche ad altri ambiti strategici, contribuendo a costruire nuovi prodotti e nuove opportunità per l’economia
italiana.
D: Quali saranno a questo punto gli investimenti prioritari?
R: Continueremo a lavorare in ricerca e sviluppo per rafforzare la nostra tecnologia. Partiremo ovviamente dal nostro core: le soluzioni di custodia, già disponibili per la gestione di asset su diverse blockchain, rendendole sempre più sicure, flessibili e scalabili. In un futuro nel quale una parte sempre crescente della moneta e degli strumenti finanziari sarà rappresentata attraverso token, la custodia sarà uno dei pilastri dell’intero sistema.
Un secondo fronte sarà la tecnologia necessaria per progettare, distribuire e gestire asset tokenizzati di diversa natura. Crediamo molto alle potenzialità della tokenizzazione, e continueremo ad utilizzare la nostra infrastruttura per creare progetti e prodotti innovativi. La nostra tecnologia vanta già 20 brevetti depositati, ma la nostra voglia e la nostra capacità di creare innovazione nel settore è sempre più forte.
D: Qual è il principale ostacolo che oggi rallenta la diffusione dei digital asset in Italia?
R: Il principale ostacolo è ancora la distanza tra il settore reale e la percezione del pubblico. Fino al 30 giugno 2026, la mancanza di un quadro uniforme ha contribuito ad alimentare questa distanza, rendendo più difficile distinguere gli operatori solidi e affidabili. MiCAR ha risolto una parte del problema, introducendo una licenza europea e requisiti comuni, ma la regolamentazione non può sostituire la fiducia.
Il consumatore deve poter comprendere chi custodisce i suoi asset, con quale tecnologia e quale utilità concreta possono offrire questi strumenti. Agli operatori spetta quindi il compito di fare educazione e costruire servizi semplici e trasparenti, mentre l’ingresso di banche e istituzioni finanziarie può contribuire a rendere il settore più riconoscibile e vicino alla quotidianità delle persone; anche la politica deve iniziare a considerare gli asset digitali come un’opportunità di innovazione e competitività per il Paese.
D: Molti osservatori prevedono una crescita enorme della tokenizzazione degli asset finanziari. Quale tipologia di asset italiano le piacerebbe vedere tokenizzata per prima su larga scala? Titoli di Stato, obbligazioni societarie, crediti, immobili o altro?
R: Credo che la tokenizzazione rivoluzionerà la finanza più di quanto abbia fatto Internet negli scorsi decenni. Sicuramente operare su blockchain garantisce velocità, tracciabilità e sicurezza: tutte caratteristiche di cui la finanza potrà beneficiare parecchio. Per questo credo che la maggior parte dei prodotti finanziari e titoli di investimento per come li conosciamo oggi verranno a breve tokenizzati.
L’Italia offre un terreno particolarmente fertile per la tokenizzazione, dall’energia e dall’immobiliare fino al lusso e allo sport.
La tecnologia può fare molto più che rappresentare digitalmente un bene: può abbassare le soglie di accesso, aprire mercati tradizionalmente riservati a pochi e collegare il possesso di un token a benefici, servizi o nuove forme di partecipazione.
D: Secondo lei gli italiani continuano ad associare blockchain e cripto quasi esclusivamente alla speculazione? Quanto pesa ancora questo pregiudizio?
R: Questo pregiudizio in parte esiste ancora, soprattutto tra chi ha una conoscenza più limitata del settore. Lo scenario, però, sta cambiando. Man mano che banche e grandi istituzioni iniziano a integrare gli asset digitali nei propri servizi, il confine tra finanza tradizionale e mondo crypto diventa progressivamente meno visibile.
La normativa MiCAR, inoltre, può accelerare questa evoluzione: anche se la regolamentazione non elimina le resistenze culturali può creare le condizioni necessarie per aumentare la fiducia e avvicinare anche i segmenti di pubblico più cauti, anche grazie all’introduzione di licenze che certificano quali operatori sono autorizzati a offrire i loro servizi.
D: Se dovesse spiegare a un risparmiatore perché la tokenizzazione potrebbe riguardarlo concretamente nei prossimi anni, quale esempio farebbe?
R: L’esempio più concreto è ebitts, il progetto sviluppato in collaborazione tra Enel e Conio. Una persona che vive in appartamento e non può installare pannelli solari può acquistare, attraverso token, una quota della produzione di un impianto fotovoltaico o eolico. L’energia associata alla quota genera un beneficio tangibile, che può tradursi, a secondo del caso, in un vantaggio economico in bolletta, mentre l’eventuale produzione eccedente viene valorizzata e accreditata.
È un progetto particolarmente significativo: circa il 73% dei residenti nelle città europee vive in appartamento e non avrebbe la possibilità di accedere direttamente ai vantaggi di un impianto fotovoltaico. Questo esempio rende chiaro come la tokenizzazione non riguardi soltanto il modo in cui viene registrata la proprietà di un asset: può rendere accessibili opportunità che prima erano riservate a chi disponeva dello spazio, del capitale o delle infrastrutture necessarie, ampliando i mercati e i benefici per i consumatori.
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D: Negli ultimi anni Bitcoin è stato definito oro digitale, asset di rischio e persino bene rifugio. Oggi, secondo lei, quale definizione descrive meglio il suo ruolo nei portafogli?
R: Il punto è che Bitcoin ha ormai da tempo cambiato status. Fino a pochi anni fa veniva considerato soprattutto una scommessa su una nuova tecnologia; oggi è presente nei portafogli di fondi, investitori istituzionali e società quotate. Per questo credo che la definizione più corretta sia quella di riserva di valore alternativa e strumento di diversificazione.
Pur condividendo alcune caratteristiche con l’oro, Bitcoin non è destinato a sostituirlo, così come non sostituisce azioni o obbligazioni. Introduce piuttosto nel portafoglio una componente nuova, con caratteristiche e funzioni proprie.
È questa la vera evoluzione degli ultimi anni: Bitcoin non viene più considerato soltanto un’innovazione tecnologica -anche se la blockchain è alla base di tutte le innovazioni di cui abbiamo già parlato -, ma un asset con un ruolo ormai riconoscibile all’interno delle strategie di investimento.