Congedo parentale 2027, fino a 6 mesi all’80%. Indennità e novità in legge di Bilancio

Emanuele Di Baldo

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Congedo parentale 2027, la Manovra aumenta i mesi retribuiti all’80%: 4 per il primo figlio, 5 per il secondo e 6 dal terzo. Ecco cosa cambia e cosa resta da sapere.

Congedo parentale 2027, fino a 6 mesi all'80%. Indennità e novità in legge di Bilancio

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Più tempo per utilizzarlo, più mesi retribuiti all’80%. Il congedo parentale 2027 si prepara a cambiare ancora: dopo l’estensione fino ai 14 anni del figlio introdotta nel 2026, il governo Meloni ha annunciato un ulteriore potenziamento dell’indennità per i genitori lavoratori dipendenti.

La novità è contenuta nel disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026.

Il progetto prevede di portare i mesi di congedo parentale retribuiti all’80% da tre a quattro per il primo figlio, a cinque per il secondo e a sei dal terzo figlio in poi. I periodi con l’indennità maggiorata sarebbero utilizzabili entro i sei anni di età del bambino.

Le nuove misure devono però completare l’iter parlamentare: il testo potrà quindi subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.

Intanto, restano valide le regole già in vigore sulla durata del congedo e sulle percentuali di indennità. Un altro aspetto da monitorare è la soglia di reddito che consente di ricevere il 30% anche per alcuni periodi di congedo ulteriori rispetto ai nove mesi normalmente indennizzabili. Il valore per il 2027 dipenderà dalla rivalutazione del trattamento minimo di pensione e dovrà essere aggiornato dall’INPS.

Cos’è il congedo parentale e a chi spetta

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, retribuito entro determinati limiti, riconosciuto ai genitori per occuparsi dei bisogni affettivi e relazionali del figlio. È disciplinato dal Testo unico sulla maternità e paternità (decreto legislativo n. 151/2001) e, a differenza della maternità obbligatoria, non è un obbligo ma una scelta.

Spetta a madre e padre, anche adottivi o affidatari, per ogni figlio. La madre lavoratrice dipendente può utilizzarlo dalla fine del congedo di maternità, mentre il padre può farlo dalla nascita, anche se la madre non lavora.

Le tutele più ampie riguardano i lavoratori dipendenti; restano esclusi dal relativo trattamento i lavoratori domestici e a domicilio. Anche gli iscritti alla Gestione separata e i lavoratori autonomi possono beneficiare del congedo parentale, ma con regole diverse per durata, indennità e limiti di età.

Fino a che età del figlio si può usare nel 2027

La novità già in vigore è contenuta nell’articolo 1, comma 219, della legge n. 199/2025, cioè la legge di Bilancio 2026. Dal 1° gennaio 2026, i genitori lavoratori dipendenti possono utilizzare il congedo entro i primi 14 anni di vita del figlio, anziché entro i precedenti 12. In caso di adozione o affidamento, il termine decorre dall’ingresso del minore in famiglia, senza superare il raggiungimento della maggiore età.

L’INPS ha recepito la modifica con il messaggio n. 251 del 26 gennaio 2026, precisando che per i periodi fruiti fino al 31 dicembre 2025 resta valido il precedente limite dei 12 anni. Nel 2027 potranno quindi utilizzare il congedo anche i genitori di figli nati nel 2013, purché il periodo richiesto ricada prima del quattordicesimo compleanno.

Attenzione, però: l’estensione a 14 anni vale esclusivamente per i lavoratori dipendenti e riguarda la finestra temporale, non il numero di mesi disponibili. Per gli iscritti alla Gestione separata il limite resta di 12 anni, mentre per i lavoratori autonomi il congedo è fruibile entro il primo anno di vita del bambino.

La stessa Manovra 2026 ha esteso a 14 anni anche la finestra per il prolungamento del congedo parentale riconosciuto ai genitori di figli con disabilità grave, fermo il limite massimo di tre anni. Sono state rafforzate anche le tutele per la malattia del figlio: il limite di età passa da 8 a 14 anni e, tra i 3 e i 14 anni, i giorni annui di assenza per ciascun genitore aumentano da cinque a dieci.

Congedo parentale 2027, le novità della Manovra

Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede un aumento dei mesi di congedo parentale indennizzati all’80%. La misura, annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, differenzia il beneficio in base al numero dei figli.

In particolare, si passerebbe:

  • da tre a quattro mesi all’80% per il primo figlio;
  • da tre a cinque mesi all’80% per il secondo figlio;
  • da tre a sei mesi all’80% dal terzo figlio in poi.

L’incremento sarebbe quindi maggiore per le famiglie con più figli. I periodi con l’indennità maggiorata resterebbero utilizzabili entro i sei anni di età del bambino.

La proposta interviene sulla percentuale di retribuzione riconosciuta, non sul numero complessivo dei mesi di congedo. Non si tratta, quindi, di un’estensione automatica dei periodi di astensione dal lavoro, ma di una maggiore copertura economica per alcuni mesi. Per conoscere requisiti e modalità operative bisognerà attendere il testo definitivo e le eventuali istruzioni dell’INPS.

Quanti mesi di congedo parentale spettano?

Il congedo parentale dei lavoratori dipendenti non può superare 10 mesi complessivi tra i due genitori, che salgono a 11 mesi se il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi, anche frazionati. Ecco i limiti individuali:

  • madre lavoratrice dipendente: fino a sei mesi, continuativi o frazionati, dalla fine del congedo di maternità;
  • padre lavoratore dipendente: fino a sei mesi dalla nascita del figlio, elevabili a sette se utilizza almeno tre mesi di congedo;
  • genitore solo: fino a undici mesi, nei casi previsti dalla legge, tra cui morte o abbandono dell’altro genitore, mancato riconoscimento del figlio e affidamento esclusivo;
  • iscritti alla Gestione separata: fino a nove mesi indennizzabili complessivi per la coppia, con tre mesi non trasferibili per ciascun genitore, entro i 12 anni del figlio;
  • lavoratori autonomi: tre mesi per ciascun genitore, da utilizzare entro il primo anno di vita del bambino.

I genitori possono utilizzare il congedo anche contemporaneamente, nel rispetto dei limiti individuali e complessivi previsti dalla normativa.

Quanto viene pagato il congedo parentale 2027

Per i lavoratori dipendenti, dei dieci o undici mesi disponibili ne sono normalmente indennizzabili nove: tre mesi per la madre, tre per il padre e altri tre da utilizzare tra i due genitori. L’indennità ordinaria è pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla base della retribuzione del mese precedente l’inizio del congedo, secondo le regole previste.

All’interno dei nove mesi indennizzabili, fino a tre mesi complessivi per la coppia sono pagati all’80%. La maggiorazione è stata introdotta progressivamente: un mese con la legge di Bilancio 2023, un secondo con quella del 2024 e un terzo con la legge di Bilancio 2025 (n. 207/2024).

Con la circolare INPS n. 95 del 26 maggio 2025, l’Istituto ha chiarito che i tre mesi all’80% possono essere utilizzati da un solo genitore o ripartiti tra entrambi, anche contemporaneamente.

Il numero di mesi con l’indennità maggiorata dipende dalla data di conclusione del congedo di maternità o paternità:

  • un mese all’80% se il congedo obbligatorio è terminato dopo il 31 dicembre 2022;
  • due mesi all’80% se è terminato dopo il 31 dicembre 2023;
  • tre mesi all’80% se è terminato dopo il 31 dicembre 2024.

La maggiorazione va utilizzata entro i sei anni di vita del figlio, o entro sei anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. I mesi all’80% rientrano nei nove normalmente indennizzabili e non si aggiungono a questi. La misura riguarda i lavoratori dipendenti, mentre per gli iscritti alla Gestione separata e per gli autonomi valgono regole differenti.

I periodi indennizzati sono coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici.

Per il personale docente e ATA, il CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 prevede inoltre che i primi 30 giorni di congedo parentale per ciascun figlio siano retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e di alcune indennità. Questi giorni sono conteggiati complessivamente tra i genitori, possono essere frazionati, non riducono le ferie e sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio.

La soglia di reddito per i mesi extra: cosa cambia nel 2027

Oltre i nove mesi normalmente indennizzabili, il congedo parentale resta utilizzabile nei limiti di legge, ma senza indennità. Esiste un’eccezione per i lavoratori dipendenti con redditi individuali più bassi: l’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo n. 151/2001 riconosce il 30% anche per alcuni periodi ulteriori, se il reddito individuale è inferiore a due volte e mezzo il trattamento minimo annuo di pensione.

Per il 2026, la circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026 ha indicato una soglia provvisoria di 19.885,13 euro annui, ottenuta moltiplicando per 2,5 il trattamento minimo di 7.954,05 euro.

Il tasso di rivalutazione del trattamento minimo viene definito con decreto ministeriale sulla base degli indicatori dei prezzi e la nuova soglia dovrà essere comunicata dall’INPS. Al momento, dunque, l’importo definitivo per il 2027 non è ancora noto.

Le simulazioni basate su un’inflazione acquisita del 2,9% per il 2026 sono soltanto indicative: questo dato non coincide necessariamente con il parametro ufficiale utilizzato per rivalutare le pensioni. A titolo di esempio, ipotizzando una rivalutazione del 2,9%, il trattamento minimo annuo salirebbe a circa 8.184,72 euro e la soglia a circa 20.461,79 euro, con un incremento di 576,66 euro rispetto al valore provvisorio del 2026.

In uno scenario simile, potrebbero rientrare nell’agevolazione i genitori con un reddito individuale compreso tra circa 19.885 e 20.462 euro annui. La percentuale riconosciuta resterebbe comunque al 30%: cambierebbe la soglia per accedere all’indennità, non l’importo dell’indennizzo.

Congedo parentale anche a ore

Il congedo parentale può essere utilizzato anche a ore, possibilità prevista dal 2013 e resa più flessibile dal decreto legislativo n. 80/2015.

Se il contratto collettivo non disciplina la materia, la fruizione oraria è consentita per un periodo pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga precedente. Questa modalità permette di ridurre l’impatto dell’assenza sul lavoro, rispettando i criteri previsti dalla normativa.

Il congedo a ore non è però cumulabile, nella stessa giornata, con altri permessi o riposi previsti dal Testo unico sulla maternità e paternità.

Congedo di paternità e congedo parentale: due istituti diversi

Il congedo di paternità obbligatorio è distinto dal congedo parentale. Dura 10 giorni lavorativi, che diventano 20 in caso di parto plurimo, e può essere utilizzato tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i cinque mesi successivi alla nascita.

I giorni possono essere fruiti anche in modo non continuativo, ma non a ore. Il congedo è retribuito al 100%. I due istituti sono cumulabili: il padre può quindi utilizzare prima i giorni obbligatori e poi richiedere il congedo parentale, rispettando i limiti previsti per quest’ultimo.

Come fare domanda per il congedo parentale

La procedura prevede due passaggi. Il primo è la comunicazione al datore di lavoro, da effettuare con un preavviso minimo di cinque giorni, ridotto a due giorni per la fruizione oraria, salvo diverse disposizioni del contratto collettivo.

Il secondo è la domanda di indennità all’INPS, da presentare prima dell’inizio del periodo di congedo. Se l’istanza viene inoltrata in ritardo, l’indennità è riconosciuta soltanto per i giorni successivi alla presentazione.

Il canale principale è il servizio online «Domande di maternità e paternità» sul sito dell’INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS. In alternativa, è possibile contattare il Contact Center al numero verde 803 164 da rete fissa oppure allo 06 164 164 da cellulare, con costi a carico dell’utente secondo il proprio piano telefonico, o rivolgersi a un patronato.

Di norma, è il datore di lavoro ad anticipare l’indennità in busta paga. Per alcune categorie, tra cui operai agricoli a tempo determinato, stagionali e lavoratori dello spettacolo a termine, il pagamento può essere effettuato direttamente dall’INPS.

Licenziamento per chi non rispetta le regole

Utilizzare il congedo parentale per finalità estranee alla cura del figlio può integrare un abuso del diritto e, nei casi più gravi, portare al licenziamento.

Un caso emblematico è quello affrontato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 509 del 2018. Il licenziamento di un lavoratore di un’azienda automobilistica è stato confermato dopo che era emerso come, durante i giorni di congedo, per oltre metà del tempo non avesse svolto attività in favore del figlio.

La valutazione della Corte riguardava le circostanze concrete del caso e l’utilizzo del congedo in modo contrario alla sua funzione. Il genitore non è tenuto a trascorrere ogni minuto con il figlio, ma deve impiegare il periodo di assenza dal lavoro per rispondere alle sue esigenze di cura.

Cosa monitorare in vista del 2027

In attesa del testo definitivo della Manovra e dell’aggiornamento della soglia di reddito, prima di programmare un’assenza dal lavoro conviene ricostruire lo storico dei periodi di congedo già utilizzati da entrambi i genitori e verificare quanti mesi all’80% sono ancora disponibili. La maggiorazione è infatti un beneficio complessivo della coppia, non un plafond autonomo che si rinnova per ciascun genitore.

La distinzione da tenere presente è questa: l’estensione a 14 anni amplia il periodo in cui è possibile utilizzare il congedo, mentre la Manovra 2027 punta ad aumentare i mesi retribuiti all’80%.

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