Congedo parentale 2027, ecco tutte le novità: fino a 14 anni del figlio, 3 mesi all’80%, soglia di reddito per i mesi extra, congedo a ore e domanda INPS. Tutto quello che devi sapere.
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Più tempo per usarlo, stesse regole sul portafoglio. Il congedo parentale 2027 si presenta così: un istituto già ridisegnato dall’ultima Manovra, che ha portato a 14 anni l’età massima del figlio entro cui i genitori lavoratori dipendenti possono assentarsi dal lavoro, lasciando intatti i tetti di durata e le percentuali di indennità. Tradotto: il diritto si può spendere più a lungo, ma i mesi a disposizione restano gli stessi.
Negli ultimi giorni, però, il tema è tornato d’attualità per un motivo diverso: la rivalutazione delle pensioni attesa per gennaio 2027 potrebbe alzare la soglia di reddito che dà diritto all’indennità per i periodi di congedo «extra». Il tutto mentre il governo Meloni, che negli ultimi anni ha portato gradualmente dal 30% all’80% l’indennità dei primi tre mesi, lavora al disegno di legge di Bilancio 2027. Ecco la guida aggiornata: mesi, indennità, domanda ed errori da evitare.
Cos’è il congedo parentale e a chi spetta
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, retribuito entro certi limiti, riconosciuto ai genitori per prendersi cura dei bisogni affettivi e relazionali del figlio. È disciplinato dal Testo unico su maternità e paternità (D.lgs. n. 151/2001) e, a differenza della maternità, non è un obbligo ma una scelta.
Spetta a madre e padre, anche adottivi o affidatari, per ogni figlio. La madre può fruirne dalla fine del congedo di maternità, il padre già dalla nascita, anche se la madre non lavora. Le tutele più ampie sono riservate ai lavoratori dipendenti; restano esclusi lavoratori domestici e a domicilio.
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Fino a che età del figlio si può usare nel 2027
La novità che fa da cornice al congedo parentale 2027 è contenuta nell’articolo 1, comma 219, della legge n. 199/2025 (legge di Bilancio 2026). Dal 1° gennaio 2026 i genitori lavoratori dipendenti possono utilizzare il congedo entro i primi 14 anni di vita del figlio e non più entro i 12. Per adozioni e affidamenti il conto parte dall’ingresso del minore in famiglia, senza mai superare la maggiore età.
L’INPS ha recepito la modifica con il messaggio n. 251 del 26 gennaio 2026, precisando che per i periodi fruiti fino al 31 dicembre 2025 resta valido il vecchio limite dei 12 anni. Numeri alla mano, nel 2027 potranno usarlo anche i genitori di figli nati nel 2013, purché il periodo richiesto si collochi prima del quattordicesimo compleanno.
Attenzione, però: l’estensione vale esclusivamente per i lavoratori dipendenti (per la Gestione separata il limite resta 12 anni) e riguarda la finestra temporale, non il numero di mesi.
La stessa Manovra ha spostato a 14 anni anche il prolungamento del congedo per i genitori di figli con disabilità grave (fermo il massimo di tre anni, indennizzati al 30%) e ha rafforzato i permessi per malattia del figlio: l’età massima passa da 8 a 14 anni e, tra i 3 e i 14 anni, i giorni annui per ciascun genitore raddoppiano da 5 a 10.
Quanti mesi spettano?
Il congedo parentale dei dipendenti non può superare 10 mesi complessivi tra i due genitori, che salgono a 11 mesi se il padre si astiene dal lavoro per almeno 3 mesi, anche frazionati. Ecco i limiti per categoria:
- madre lavoratrice dipendente: fino a 6 mesi, continuativi o frazionati, dalla fine del congedo di maternità;
- padre lavoratore dipendente: fino a 6 mesi dalla nascita del figlio, elevabili a 7 se ne utilizza almeno 3;
- genitore solo (condizione giuridica che ricorre, ad esempio, in caso di morte o abbandono dell’altro genitore, affidamento esclusivo o mancato riconoscimento del figlio): fino a 11 mesi, limite introdotto dal D.lgs. n. 105/2022;
- iscritti alla Gestione separata: fino a 9 mesi indennizzati per la coppia (3 non trasferibili per ciascun genitore), entro i 12 anni del figlio;
- lavoratori autonomi: 3 mesi per ciascun genitore, entro il primo anno di vita del bambino.
Quanto viene pagato il congedo parentale 2027
Per i dipendenti, dei 10 o 11 mesi teorici ne sono indennizzabili 9: 3 per la madre e 3 per il padre, non trasferibili, più altri 3 da dividere tra i due. La misura ordinaria è il 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata sul mese precedente l’inizio del congedo, e vale per tutto l’arco dei 14 anni.
All’interno di questi 9 mesi, però, fino a 3 mesi complessivi per la coppia sono pagati all’80%. Un risultato raggiunto per gradi: il primo mese con la legge di Bilancio 2023, il secondo con quella 2024, il terzo con la legge di Bilancio 2025 (n. 207/2024). Con la circolare n. 95/2025 l’INPS ha chiarito che i tre mesi possono essere usati da un solo genitore o ripartiti tra entrambi, anche in contemporanea.
Il «pacchetto» dipende dalla data di fine del congedo di maternità o paternità: un mese all’80% se è terminato dopo il 31 dicembre 2022, due se dopo il 31 dicembre 2023, tre se dopo il 31 dicembre 2024. Non si tratta di mesi aggiuntivi ai 9 indennizzabili. La maggiorazione vale solo se il congedo è fruito entro i 6 anni di vita del figlio (o dall’ingresso in famiglia) e riguarda soltanto i dipendenti: Gestione separata e autonomi restano al 30%. I periodi indennizzati sono coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici.
La soglia di reddito per i mesi extra: cosa cambia nel 2027
Oltre i 9 mesi indennizzabili il congedo resta un diritto, ma senza indennità. Con un’eccezione, prevista dall’articolo 34, comma 3, del D.lgs. n. 151/2001: il genitore dipendente con un reddito individuale inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione riceve comunque il 30% anche per i periodi ulteriori, fino ai 14 anni del figlio. Per il 2026 la circolare INPS n. 47/2026 ha fissato la soglia, in via provvisoria, a 19.885,13 euro annui (7.954,05 euro moltiplicati per 2,5).
Ed è proprio questo il dato destinato a cambiare, perché il trattamento minimo segue la perequazione delle pensioni. Il valore 2027, però, oggi non è ancora determinabile: il tasso di rivalutazione viene fissato a novembre con decreto del ministero dell’Economia, sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, e la nuova soglia sarà comunicata dall’INPS con la consueta circolare.
Le simulazioni circolate in questi giorni prendono come riferimento il 2,9% di inflazione acquisita per il 2026, che però riguarda l’indice generale dei prezzi e non coincide con il parametro ufficiale. A puro titolo di esempio, con una rivalutazione del 2,9% il minimo annuo salirebbe a circa 8.184,72 euro e la soglia a circa 20.461,79 euro, ovvero 576,66 euro in più: in uno scenario simile rientrerebbero i genitori con un reddito tra circa 19.885 e 20.462 euro. La percentuale, in ogni caso, resterebbe al 30%.
Congedo parentale anche a ore
Il congedo può essere utilizzato anche a ore, possibilità prevista dal 2013 e resa più flessibile dal D.lgs. n. 80/2015. Se il contratto collettivo non disciplina la materia, la fruizione oraria è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga precedente, diluendo così l’impatto della retribuzione ridotta. Non è però cumulabile, nella stessa giornata, con altri permessi o riposi previsti dal Testo unico.
Congedo paternità e congedo parentale: due istituti diversi
Il congedo di paternità obbligatorio vale 10 giorni lavorativi (20 in caso di parto plurimo), da utilizzare tra i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e i 5 successivi alla nascita, anche in modo non continuativo ma mai a ore. È retribuito al 100%. I due istituti si sommano: il padre può prima usare i 10 giorni obbligatori e poi chiedere il congedo parentale.
Come fare domanda
La procedura si muove su due binari. Il primo è il datore di lavoro, al quale va comunicato il periodo con un preavviso minimo di 5 giorni (2 per la fruizione oraria), salvo diverse previsioni del contratto collettivo. Il secondo è l’INPS, a cui va presentata la domanda di indennità prima dell’inizio del periodo: se arriva in ritardo, vengono pagati solo i giorni successivi alla presentazione.
Il canale principale è il servizio online «Domande di maternità e paternità» sul sito INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS. In alternativa si può chiamare il Contact Center al numero verde 803 164 da rete fissa o allo 06 164 164 da cellulare (a pagamento), oppure rivolgersi a un patronato. Di norma è il datore di lavoro ad anticipare l’indennità in busta paga, mentre per alcune categorie, come operai agricoli a tempo determinato, stagionali e lavoratori dello spettacolo a termine, paga direttamente l’INPS.
Licenziamento per chi non rispetta le regole
Usare il congedo per finalità estranee alla cura del figlio può integrare un abuso del diritto e, nei casi più gravi, costare il posto. Lo sa bene un papà abruzzese il cui licenziamento è stato confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 509 del 2018: l’azienda automobilistica per cui lavorava aveva accertato che, nei giorni di congedo, per oltre la metà del tempo non aveva svolto alcuna attività in favore del figlio. La Suprema Corte, valutando il caso concreto, ha sottolineato che conta soprattutto ciò che il genitore, in quel tempo, non fa per il figlio.
Cosa monitorare in vista del 2027
Il quadro descritto, salvo novità, resterà la base anche per il prossimo anno. Dopo il via libera del 2 ottobre al Documento programmatico di finanza pubblica, che non contiene ancora il dettaglio delle misure, il governo è atteso alla presentazione del disegno di legge di Bilancio 2027 nei prossimi giorni: eventuali interventi sul congedo parentale saranno noti solo con il testo ufficiale.
Nel frattempo, prima di fissare le date conviene ricostruire lo storico dei periodi già fruiti da entrambi i genitori, perché l’80% è un «bonus» di coppia e non si ricalcola per ciascun lavoratore.
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