Confindustria, via al dopo Bonomi: la candidatura di Gozzi può far saltare il banco?

Andrea Muratore

10/01/2024

Dall’Ilva all’Alitalia, da Telecom a casi come Gkn sono molti gli episodi industriali in cui in questo Paese la voce della rappresentanza imprenditoriale è stata la grande assente in stimolo del dibattito pubblico.

Confindustria, via al dopo Bonomi: la candidatura di Gozzi può far saltare il banco?

Antonio Gozzi sarà la sorpresa nella corsa a Confindustria? L’imprenditore e manager dell’acciaio originario di Chiavari, presidente del gruppo Duferco, della squadra di calcio della Virtus Entella e, soprattutto, di Federacciai con la sua candidatura esplorativa per la successione a Carlo Bonomi a Viale dell’Astronomia ha già prodotto un risultato non scontato.

E cioè il fatto che nella partita per Confindustria si dovrà parlare...di industria! Risultato non scontato per quello che a Roma è considerato da tempo un potere in declino, in perenne inseguimento della politica e delle sue logiche.
Dall’appiattimento di Confindustria sulla riforma costituzionale di Matteo Renzi all’ostentata celebrazione della guida di Mario Draghi come salvifica, dalle battaglie di retroguardia su salario minimo e reddito di cittadinanza condotte più in nome della deflazione salariale che di una reale visione del Paese, Confindustria vive una lunga fase di appannamento. Che visione ha Confindustria come polo di rappresentanza delle imprese?

A che mondo parla un’associazione in cui, per fare un esempio, durante la crisi energetica era difficile esprimersi in forma diretta in quanto rappresentante sia dei grandi produttori che dei grandi consumatori di energia? Che ruolo dare all’associazionismo in una fase in cui, dalla transizione energetica al ruolo dell’intelligenza artificiale, si stanno disegnando i paradigmi del futuro?

Perché Gozzi accende la sfida

Ora più che mai appare chiaro che per guidare un corpo complesso come Confindustria appare necessario mettere al centro il valore sociale delle imprese come creatrice di valore, l’industria manifatturiera e i grandi temi. In quest’ottica, la sortita di Gozzi ha spinto tutti i top manager e gli imprenditori di punta a prendere in considerazione queste necessità. Alzando giocoforza il valore della sfida. Dai tempi di Giorgio Squinzi, presidente e fondatore della Mapei, Confindustria non ha un presidente capace di esprimere una tradizione imprenditoriale e industriale. Gozzi, ligure di estrazione e bresciano di origine, dal suo imprinting famigliare ha preso pienamente la passione per l’industria siderurgica.

Duferco, fondato dallo zio materno Bruno Bolfo, è stata strutturata da Gozzi, oggi 70enne, a partire dal suo ingresso in azienda nel 1995 tra una base tradizionale fondata sulla gestione dell’acciaio e uno sviluppo del ciclo integrato del settore, capace di andare dalla logistica ai servizi ambientali. Nell’ultimo decennio l’abbandono definitivo agli altoforni nei poli di Brescia, Genova, Lugano (Svizzera) e La Louviere (Belgio), il passaggio al forno elettrico e la svolta sulla transizione energetica.

Tra impresa e politica, chi scende in campo

Sì all’industria senza trascurare la parte politica dell’associazionismo. Gozzi è oggi un candidato che può piacere, soprattutto, all’area moderata e centrista: ex dirigente del Partito Socialista Italiano ligure, giovane vicesindaco di Chiavari dietro l’ammiraglio Luigi Gatti, esponente della Democrazia Cristiana, a fine Anni Settanta, oggi attento sostenitore del movimento ligure che fa riferimento a Italia Viva, in particolare tramite la sua protetta Raffaella Paita, Gozzi ha la capacità di costruire un sistema di alleanze. In cui il dialogo politica-industria è fondamentale. Non a caso si prefigura perlomeno un derby ligure a colpi di industria, transizione energetica e calcio: in corsa per la presidenza si è candidato anche Edoardo Garrone di Erg, ex patron della Sampdoria che ha convertito negli anni il suo gruppo di raffinazione alle energie pulite e rinnovabili.

Dal Veneto, laboratorio dei nuovi equilibri del centrodestra, con il sostegno dell’imprenditoria locale prova a decollare nel frattempo la candidatura del presidente locale di Confindustria, Enrico Carraro, esponente dell’omonimo gruppo produttore di macchinari. Dal mantovano prova a farsi strada il re delle cartiere Alberto Marenghi. La discesa in campo di Gozzi ha spinto a sparigliare e giocare le carte in anticipo dell’apertura della presentazione delle candidature, prevista per febbraio.

Si scalda la partita

I fatturati delle imprese dei dirigenti coinvolti nella partita staccano nettamente quelli delle imprese degli ultimi due presidenti, Boccia e Bonomi, e aprono a una partita in cui le visioni politiche conteranno tanto quanto l’idea di Paese e di rappresentanza imprenditoriale di ogni candidato. Dall’Ilva all’Alitalia, da Telecom a casi come Gkn sono molti gli episodi industriali in cui in questo Paese la voce della rappresentanza imprenditoriale è stata la grande assente in stimolo del dibattito pubblico.

La prossima presidenza dovrà rimediare un vulnus strutturale. Che possa essere la discesa in campo di Gozzi il catalizzatore di una presa di consapevolezza in tal senso? Da qui alla primavera si scopriranno le carte. Ma per Viale dell’Astronomia iniziano a scomodarsi grandi nomi provenienti dall’economia reale più che dalle logiche corporative. E questo è già un non scontato esercizio di dinamismo per un’associazione rimasta a lungo nell’angolo.

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